feat(eti): aggiunge le prime note di Combinatoria algebrica

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\begin{document}
\title{Azione di un gruppo su un insieme}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
Si scriverà $gh$ per indicare $g \cdot h$, omettendo il punto. Analogamente
con $X$ si indicherà un insieme generico qualsiasi.
\end{note}
\begin{definition}[azione di un gruppo su un insieme] Sia $X$ un insieme. Allora
un'applicazione $\varphi : G \to S(X)$ tale che $g \xmapsto{\varphi} \left[ x \mapsto g \cdot x \right]$ si dice \textbf{azione di $G$ su $X$}
se è un omomorfismo di gruppi.
\end{definition} \medskip
Se $G$ agisce tramite $\varphi$ su $X$, si dice allora che $X$ è un $G$-insieme. Si dice inoltre che l'azione $\varphi$ è \textbf{fedele} se $\varphi$ è iniettiva,
ossia se e solo se $\varphi(g) = \Id \implies g = e$.
\begin{definition}[stabilizzatore] Sia $x \in X$. Allora si definisce lo
\textbf{stabilizzatore di $x$}, denotato come $\Stab(x)$, come il sottogruppo di $G$
tale per cui:
\[ \Stab(x) = \{ g \in G \mid g \cdot x = x \}. \]
\end{definition} \medskip
Si può allora constatare che $\varphi$ è fedele se e solo se:
\[ \Ker \varphi = \bigcap_{x \in X} \Stab(x) = \{e\}. \] \medskip
Si costruisce adesso una relazione di equivalenza $\sim$ su $X$, data dalla
seguente definizione:
\[ x \sim y \defiff \exists g \in G \mid g \cdot x = y. \]
Le classi di equivalenza di $\sim$ vengono dette $\textbf{orbite}$ e si
pone $\Orb(x) := \left[ x \right]_\sim$. \medskip
\begin{definition}[azione libera]
Si dice che $\varphi$ è un'azione libera (o che $G$ agisce liberamente
su $X$) se $\Stab(x) = \{e\}$ per ogni scelta di $x \in X$.
\end{definition}
\begin{definition}[azione transitiva]
Si dice che $\varphi$ è un'azione transitiva (o che $G$ agisce transitivamente
su $X$) se esiste un'unica classe di equivalenza di $\sim$ (ossia se
$\forall x$, $y \in X$, $\exists g \in G \mid g \cdot x = y$). In tal
caso si dice che $X$ è un $G$-insieme omogeneo.
\end{definition}
\begin{definition}[azione semplicemente transitiva]
Si dice che $\varphi$ è un'azione semplicemente transitiva (o che $G$ agisce in
maniera semplicemente transitiva su $X$) se $\varphi$ è un'azione libera e
transitiva. In tal caso si dice che $X$ è un $G$-insieme omogeneo principale.
\end{definition} \medskip
In generale, un'azione può essere solamente libera o solamente transitiva. Chiaramente
però la libertà di un'azione ne implica la fedeltà, e non il contrario. Tuttavia
nel caso particolare dei gruppi abeliani, la fedeltà e la transitività di un'azione
ne implicano anche la libertà, come enunciato dalla:
\begin{proposition}
Sia $G$ abeliano. Allora, se $\varphi$ è fedele e transitiva, $\varphi$ è
semplicemente transitiva.
\end{proposition}
\begin{proof}
È sufficiente dimostrare che $\varphi$ è anche libera, ossia che $\Stab(x) = \{e\}$
per ogni scelta di $x \in X$. Sia allora $g \in \Stab(x)$. Si mostra che
$g \in \Ker \varphi$, da cui si dedurrà che $g = e$. \medskip
Sia $y \in X$. Poiché $\varphi$ è transitiva, $x \sim y$, e quindi esiste
$h \in G$ tale per cui $h \cdot x = y$. Pertanto, sfruttando la commutatività
di $G$, $g \cdot y = g \cdot (h \cdot x) =
h \cdot (g \cdot x) = h \cdot x = y$, da cui si deduce che $\varphi(g) = \Id$,
concludendo la dimostrazione.
\end{proof} \bigskip
Si dimostra adesso il teorema più importante sulle azioni di gruppi sugli insiemi: il
Teorema orbita-stabilizzatore, un ``analogo'' del Primo teorema di isomorfismo per
le azioni\footnote{Si lascia al lettore la gioia di dimostrare il Primo teorema di isomorfismo proprio a partire dal Teorema orbita-stabilizzatore (indizio: se $f \in \Hom(G,H)$, si può considerare l'azione $\varphi : G \to S(H)$ tale che $g \xmapsto{\varphi} \left[ h \mapsto g \cdot h = f(g)h \right]$). Si noterà infatti
che la dimostrazione del Teorema orbita-stabilizzatore ricalca totalmente la
stessa idea della dimostrazione del Primo teorema di isomorfismo.}\footnote{
Infatti $g \Stab(x)$ individua ancora tutti gli elementi di $G$ la cui immagine
è $g \cdot x$.
}.
\begin{theorem}[orbita-stabilizzatore]
Sia $x \in X$. Allora la mappa $\alpha : G \quot \Stab(x) \to \Orb(x)$ tale
che $g \Stab(x) \xmapsto{\alpha} g \cdot x$ è una bigezione.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si mostra che la mappa $\alpha$ è ben definita. Se $g \in G$ e $s \in \Stab(x)$,
allora $\alpha(gs \Stab(x)) = (gs) \cdot x = g \cdot x = \alpha(g \Stab(x))$. \medskip
Si dimostra allora l'iniettività di $\alpha$. Siano $g$ e $h \in G$ tali
che $\alpha(g \Stab(x)) = \alpha(h \Stab(x))$. Allora $g \cdot x = h \cdot x \implies
(h\inv g) \cdot x = x \implies h \inv g \in \Stab(x)$; pertanto $h \in g \Stab(x) \implies g \Stab(x) = h \Stab(x)$, da cui l'iniettività. \medskip
Infine si mostra la surgettività di $\alpha$. Se $y \in \Orb(x)$, allora esiste
$g \in G$ tale per cui $g \cdot x = y$, e quindi $\alpha(g \Stab(x)) = g \cdot x = y$,
da cui la surgettività.
\end{proof} \bigskip
Se $G$ è finito, il Teorema orbita-stabilizzatore implica anche un'identità aritmetica
riguardante le cardinalità di $\Stab(x)$ e $\Orb(x)$:
\[ \abs G = \abs{\Stab(x)} \abs{\Orb(x)}. \]
Da questa identità si può estrarre un'ulteriore uguaglianza:
\[ \abs X = \sum_{x \in \mathcal{R}} \abs{\Orb(x)} = \sum_{x \in \mathcal{R}} \frac{\abs G}{\abs{\Stab(x)}}, \]
dove $\mathcal{R}$ è un insieme dei rappresentanti delle orbite dell'azione. Questo
fatto è un'immediata conseguenza del fatto che la relazione $\sim$ è di equivalenza,
e che, in quanto tale, induce una partizione dell'insieme $X$ mediante i suoi
rappresentanti:
\[ X = \bigsqcup_{x \in \mathcal{R}} \Orb(x). \] \bigskip
Si introduce adesso il concetto di \textit{punti fissi} di un dato $g \in G$, a cui
seguirà il \textit{lemma di Burnside}, un risultato utile per contare il numero
di orbite di un'azione.
\begin{definition}[punti fissi di $g$]
Si definisce l'insieme $\Fix(g)$ come il sottoinsieme di $X$ dei punti
lasciati fissi da $g$, ossia:
\[ \Fix(g) = \{ x \in X \mid g \cdot x = x \}. \]
\end{definition}
\begin{proposition}[lemma di Burnside]
$\abs{X \quot \sim} = \frac{1}{\abs{G}} \sum_{g \in G} \abs{\Fix(g)}$.
\end{proposition}
\begin{proof}
L'idea chiave risiede nell'osservare che $\sum_{g \in G} \abs{\Fix(g)}$ conta
gli elementi dell'insieme $S$, dove:
\[ S = \{ (g, x) \in G \times X \mid g \cdot x = x \} \subseteq G \times X. \]
Infatti, gli stessi elementi sono contati da $\sum_{x \in X} \abs{\Stab(x)}$.
Applicando allora il Teorema orbita-stabilizzatore, ed indicando
con $\mathcal{R}$ un insieme dei rappresentanti delle orbite, la
somma si riscrive come:
\[ \sum_{g \in G} \abs{\Fix(g)} = \sum_{x \in X} \abs{\Stab(x)} =
\sum_{r \in \mathcal{R}} \sum_{x \in \Orb(r)} \abs{\Stab(x)} = (*),
\]
a sua volta riscritta come:
\[ (*) = \sum_{r \in \mathcal{R}} \sum_{x \in \Orb(r)} \frac{\abs{G}}{\abs{\Orb(x)}} = \sum_{r \in \mathcal{R}} \sum_{x \in \Orb(r)} \frac{\abs{G}}{\abs{\Orb(r)}} = \abs{G} \abs{X \quot \sim}, \]
dove è stato cruciale osservare che, per $x \in \Orb(r)$, $\Orb(x) = \Orb(r)$.
\end{proof}
\end{document}
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\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Azione di coniugio e $p$-gruppi}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Si consideri l'omomorfismo $\zeta$ che associa ad ogni $g \in G$ l'automorfismo interno
che induce. Questo omomorfismo induce la cosiddetta:
\begin{definition}[azione di coniugio]
Si definisce \textbf{azione di coniugio} l'azione di $G$ su sé stesso indotta da $\zeta : G \to \Aut(G)$ dove:
\[ g \xmapsto{\zeta} \varphi_g = \left[ h \mapsto g h g\inv \right]. \]
\end{definition}
L'orbita di un elemento $g \in G$ prende in questo particolare caso il nome
di \textbf{classe di coniugio} (e si indica come $\Cl(g)$), mentre il suo stabilizzatore viene detto \textbf{centralizzatore} (indicato con $Z_G(g)$). Si verifica facilmente
che $Z_G(g)$ è composto da tutti gli elementi $h \in G$ che commutano con $g$, ossia
tali che $gh = hg$. Allora vale in particolare che:
\[ Z(G) = \Ker \zeta = \bigcap_{g \in G} Z_G(g). \] \medskip
Si osserva inoltre che se $g \in Z(G)$, allora $\Cl(g) = \{g\}$ (infatti, per $h \in G$, si avrebbe $h g h\inv = h h\inv g = g$). Si può dunque riscrivere la somma data dal
Teorema orbita-stabilizzatore nel seguente modo:
\[ \abs{G} = \sum_{g \in \mathcal{R}} \frac{\abs{G}}{\abs{Z_G(g)}} = \sum_{g \in Z(G)} \underbrace{\abs{\Cl(g)}}_{=1} + \sum_{g \in \mathcal{R} \setminus Z(G)} \frac{\abs{G}}{\abs{Z_G(g)}} = (*), \]
che riscritta ancora si risolve nella \textbf{formula delle classi di coniugio}:
\[ (*) = \abs{Z(G)} + \sum_{g \in \mathcal{R} \setminus Z(G)} \frac{\abs{G}}{\abs{Z_G(g)}}, \]
dove $\mathcal{R}$ è un insieme di rappresentanti delle orbite dell'azione di coniugio
(si osserva che ogni elemento di $Z(G)$ è un rappresentante dacché l'orbita di un
elemento del centro è banale). \medskip
Utilizzando la nozione di centralizzatore, si può contare ``facilmente'' il numero
di classi di coniugio di un gruppo. Infatti, si osserva crucialmente che
$\Fix(g)$ (il numero di elementi di $G$ lasciati invariati sotto il coniugio di $g$)
è lo stesso insieme $Z_G(g)$. Infatti vale che:
\[ \Fix(g) = \{ h \in G \mid gh = hg \} = Z_G(g). \]
Allora, per il lemma di Burnside, se $k(G)$ è il numero di classi di coniugio di $G$, vale che:
\[ k(G) = \frac{1}{\abs{G}} \sum_{g \in G} \abs{Z_G(g)}. \] \bigskip
La formula delle classi di coniugio risulta in particolare utile nella discussione
dei $p$-gruppi, definiti di seguito.
\begin{definition}[$p$-gruppo]
Sia $G$ un gruppo finito. $G$ si dice allora \textbf{$p$-gruppo} se
$\abs{G} = p^n$ per $n \in \NN^+$ e un numero primo $p \in \NN$.
\end{definition}
Infatti, grazie alla formula delle classi di coniugio, si osserva facilmente che il centro di un $p$-gruppo non è mai banale (ossia composto dalla sola identità), come mostra la:
\begin{proposition}
Sia $G$ un $p$-gruppo. Allora $\abs{Z(G)} > 1$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Dalla formula delle classi di coniugio si ha che:
\[ \abs{G} = \abs{Z(G)} + \sum_{g \in \mathcal{R} \setminus Z(G)} \frac{\abs G}{\abs{Z_G(g)}}. \]
Si osserva in particolare che il secondo termine della somma a destra è divisibile
per $p$. Infatti, poiché $g \notin Z(G)$ per ipotesi, $Z_G(g) \neq Z(G)$; da cui
si deduce che $\abs{Z_G(g)}$ deve essere un divisore stretto di $p^n$, e dunque
che $p \mid \nicefrac{\abs G}{\abs{Z_G(g)}}$. Prendendo l'identità di sopra modulo
$p$, si deduce allora che:
\[ \abs{Z(G)} \equiv 0 \pod p. \]
Combinando questo risultato col fatto che $\abs{Z(G)} \geq 1$ (infatti $Z(G) \leq G$),
si conclude che deve valere necessariamente la tesi.
\end{proof} \medskip
Quest'ultima proposizione spiana il terreno per un risultato interessante sui
gruppi di ordine $p^2$, come mostra il:
\begin{theorem}
Ogni gruppo $G$ di ordine $p^2$ è abeliano.
\end{theorem}
\begin{proof}
Dal momento che $G$ è un $p$-gruppo, per la precedente proposizione
$\abs{Z(G)} > 1$. Allora $\abs{Z(G)}$ è pari a $p$ o $p^2$, per il
Teorema di Lagrange. Se $\abs{Z(G)}$ fosse pari a $p$, allora
$\abs{G \quot Z(G)} = \nicefrac{\abs G}{\abs{Z(G)}} = p$. Pertanto
$G \quot Z(G)$ sarebbe ciclico, e dunque $G$ sarebbe abeliano; assurdo,
dal momento che si era presupposto che $Z(G)$ fosse un sottogruppo proprio
di $G$, \Lightning. Allora $Z(G)$ ha ordine $p^2$,
e dunque $Z(G) = G$.
\end{proof} \medskip
\begin{example}
Si mostra che\footnote{
Il risultato è facilmente dimostrabile attraverso
il Teorema di struttura dei gruppi abeliani
finitamente generati.
} $G$ è obbligatoriamente isomorfo a
$\ZZ_{p^2}$ o a $\ZZ_p \times \ZZ_p$ se
$\abs{G} = p^2$. \vskip 0.1in
Se $G$ ammette un generatore,
allora $G$ è ciclico e quindi isomorfo a $\ZZ_{p^2}$.
Altrimenti, sia $g \in G$ un elemento di ordine\footnote{
Questo elemento deve esistere obbligatoriamente, non
solo per il Teorema di Cauchy, ma anche perché solo
l'identità ammette ordine $1$ e perché si è supposto
che nessun elemento abbia ordine $p^2$ (altrimenti
il gruppo sarebbe ciclico).
} $p$ e sia\footnote{
Tale $h$ deve esistere, altrimenti $G$ sarebbe ciclico.
} $h \in G$ tale che $h \notin \gen{g}$. Per il teorema
precedente $G$ è abeliano, e quindi $\gen{g}\gen{h}$ è
un sottogruppo di $G$. \medskip
Inoltre $\gen{g} \cap \gen{h}$ è
banale: se non lo fosse avrebbe ordine $p$, e quindi
$\gen{g}$ e $\gen{h}$ coinciderebbero insiemisticamente,
\Lightning. Pertanto $\gen{g}\gen{h} \cong \gen{g}
\times \gen{h} \cong \ZZ_p \times \ZZ_p$. Infine, poiché
$\abs{\gen{g} \gen{h}} = p^2$, vale anche che
$G = \gen{g} \gen{h}$, da cui la tesi.
\end{example} \medskip
La formula delle classi di coniugio permette di dimostrare
agevolmente un'altra proposizione sui $p$-gruppi, come la:
\begin{proposition}
Sia $G$ un $p$-gruppo di ordine $p^n$ con $\abs{Z(G)} = p$
con $n \geq 2$. Allora esiste un elemento $x \in G$ tale
per cui $\abs{Z_G(x)} = p^{n-1}$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si consideri la formula delle classi di coniugio:
\[ \abs{G} = \abs{Z(G)} + \sum_{g \in \rotations \setminus Z(G)} \frac{\abs G}{\abs{Z_G(g)}}, \]
dove $\rotations$ è un insieme dei rappresentanti delle
classi di coniugio. Allora vale che:
\[ p^n = p + \sum_{g \in \rotations \setminus Z(G)} \frac{\abs G}{\abs{Z_G(g)}}. \]
Se non esistesse $x \in G$ (e quindi, equivalentemente,
in $\rotations$) tale per cui $\abs{Z_G(x)} = p^{n-1}$, la somma a destra
sarebbe divisibile almeno per $p^2$, e quindi, poiché
$n \geq 2$, $p^2$ dovrebbe dividere $p$, \Lightning. Pertanto
tale elemento $x$ esiste e la tesi è dimostrata.
\end{proof} \medskip
Si mostra infine una proposizione riguardante il normalizzatore
di un sottogruppo proprio di un $p$-gruppo:
\begin{proposition}
Sia $G$ un $p$-gruppo. Allora $H \lneq G \implies
H \lneq N_G(H)$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $\abs{G} = p^n$. Si dimostra la tesi per induzione
su $n$. Se $n = 1$, la tesi è banale. Sia ora $n > 1$.
Si distinguono due casi, in base a se $Z(G) \leq H$ o
meno. \medskip
Se $Z(G) \nleq H$, allora esiste sicuramente un elemento
$x \in Z(G) \setminus H$, e quindi un elemento $x$
appartenente a $N_G(H)$, ma non ad $H$. In tal caso,
si deduce facilmente che $H \lneq N_G(H)$. \medskip
Se invece $Z(G) \leq H$, si può applicare il Teorema
di corrispondenza. Poiché $G \quot Z(G)$ è un $p$-gruppo
di ordine strettamente minore di $p^n$ (infatti il
centro di un $p$-gruppo è sempre non banale), per
induzione $H \quot Z(G) \lneq N_{G \quot Z(G)}(H \quot Z(G))$.
Allora, per il Teorema di corrispondenza,
$H = \pi_{Z(G)}\inv(H \quot Z(G)) \lneq \pi_{Z(G)}\inv(
N_{G \quot Z(G)}(H \quot Z(G)))$. È sufficiente mostrare
che $\pi_{Z(G)}\inv(
N_{G \quot Z(G)}(H \quot Z(G))) \subseteq N_G(H)$ per
dedurre la tesi. Sia allora $g \in \pi_{Z(G)}\inv(
N_{G \quot Z(G)}(H \quot Z(G)))$. Allora, per ipotesi,
vale che:
\[ \pi_{Z(G)}(gHg\inv) = g Z(G) \pi_{Z(G)}(H) g\inv Z(G) \subseteq \pi_{Z(G)}(H), \]
per cui $gHg\inv \subseteq H$.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,302 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Normalizzatore e teorema di Cayley}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Sia $X = \{ H \subseteq G \mid H \leq G \}$ l'insieme dei sottogruppi di $G$.
Allora si può costruire un'azione $\varphi : G \to S(X)$ in modo tale che:
\[ g \xmapsto{\varphi} \left[ H \mapsto gHg\inv \right]. \]
Si definisce \textbf{normalizzatore} lo stabilizzatore di un sottogruppo
$H$ (e si indica con $N_G(H)$), mentre $\Orb(H)$ è l'insieme dei \textbf{coniugati}
di $H$. In particolare $N_G(H)$ è il massimo sottogruppo per inclusione in cui $H$
è normale. \medskip
Si osserva ora in modo cruciale che $H \nsgeq G$ se e solo se
$\Orb(H) = \{H\}$, e quindi se e solo se $N_G(H) = G$. Analogamente si
osserva che $H$ è normale se e solo se:
\[ H = \bigcup_{h \in H} \Cl(h). \]
Tramite la stessa azione $\varphi$ possiamo illustrare un importante relazione
tra gli stabilizzatori, dettata dalla:
\begin{proposition}
Sia $x \in X$ e sia $g \in G$. Allora vale che $\Stab(g \cdot x) = g \Stab(x) g\inv$,
e i coniugati di $\Stab(x)$ sono esattamente altri stabilizzatori.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si osserva che se $ghg\inv \in g\Stab(x)g\inv$, allora:
\[ (ghg\inv) \cdot (g \cdot x) = gh \cdot x = g \cdot x \implies ghg\inv \in \Stab(g \cdot x), \]
e viceversa che se $h \in \Stab(g \cdot x)$:
\[ (g\inv h g) \cdot x = g\inv \cdot (h \cdot (g \cdot x)) = (g\inv g) \cdot x = x \implies g\inv h g \in \Stab(x) \implies h \in g \Stab(x) g\inv, \]
da cui si deduce che $\Stab(g \cdot x) = g \Stab(x) g\inv$.
\end{proof}
Da questa proposizione segue immediatamente il seguente:
\begin{corollary}
Sia $\varphi$ un'azione transitiva. Allora tutti gli stabilizzatori sono
coniugati tra loro.
\end{corollary}
\begin{proof}
Siano $x$ e $y \in X$. Poiché $\varphi$ è transitiva, esiste un'unica orbita
e dunque esiste $g \in G$ tale per cui $g \cdot y = x$. Allora
$\Stab(x) = \Stab(g \cdot y) = g \Stab(y) g\inv$.
\end{proof}
Infine, si verifica una proprietà dei sottogruppi coniugati:
\begin{proposition}
Se $H$ e $K$ sono coniugati, allora sono in particolare anche isomorfi.
\end{proposition}
\begin{proof}
Poiché $H$ e $K$ sono coniugati, esiste un $g \in G$ tale per cui
$K = gHg\inv$.
Un isomorfismo tra i due gruppi è allora naturalmente dato dall'azione di
coniugio tramite $g$, ossia dall'omomorfismo $\zeta : H \to K$
tale per cui $h \xmapsto{\zeta} ghg\inv$. Tale mappa è sicuramente un omomorfismo;
è ben definita e surgettiva perché i gruppi sono coniugati ed è iniettiva
perché $ghg\inv = e \implies h = e$ (e quindi $\Ker \zeta = \{e\}$).
\end{proof}
\bigskip
Si illustra adesso un risultato principale della teoria dei gruppi che mette in
relazione ogni gruppo con il proprio gruppo di bigezioni, ed ogni gruppo finito con i
sottogruppi dei gruppi simmetrici.
\begin{theorem}[di Cayley]
Ogni gruppo è isomorfo a un sottogruppo del suo gruppo di bigezioni.
In particolare, ogni gruppo finito $G$ è isomorfo a un sottogruppo di un gruppo
simmetrico.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si consideri l'azione\footnote{Tale azione prende il nome di \textbf{rappresentazione regolare a sinistra} o \textbf{\textit{embedding} di Cayley}.
Si può definire un'azione analoga a destra ponendo $g \mapsto \left[ h \mapsto hg\inv \right]$,
costruendo dunque una \textit{rappresentazione regolare a destra}.} $\varphi : G \to S(G)$ tale per cui:
\[ g \xmapsto{\varphi} \left[ h \mapsto gh \right]. \]
Si mostra che $\varphi$ è fedele\footnote{L'azione $\varphi$ è molto
più che fedele; è infatti innanzitutto libera.}. Sia infatti $\varphi(g) = \Id$; allora
vale che $ge = e \implies g = e$. Quindi $\Ker \varphi$ è banale, e per il
Primo teorema di isomorfismo vale che:
\[ G \cong \Im \varphi \leq S(G). \]
Se $G$ è finito, $S(G)$ è isomorfo a $S_n$, dove $n := \abs{G}$, e quindi
$\Im \varphi$ è a sua volta isomorfo a un sottogruppo di $S_n$, da cui
la tesi.
\end{proof}
A partire dall'\textit{embedding} di Cayley si può dimostrare un risultato
sui gruppi di ordine $2d$ con $d$ dispari:
\begin{proposition}
Sia $G$ un gruppo di ordine $2d$ con $d$ dispari. Allora $G$ ammette
un sottogruppo $H$ di ordine $d$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Consideriamo l'\textit{embedding} di Cayley di $G$. In particolare,
poiché $S(G) \cong S_{2d}$, possiamo identificare $S(G)$ con
$S_{2d}$, studiando tale \textit{embedding} direttamente su quest'ultimo
sottogruppo. \medskip
Sia allora $\varphi : G \to S_{2d}$ la composizione $\xi \circ \lambda$ dove
$\xi$ è un isomorfismo tra $S(G)$ e $S_{2d}$ e $\lambda : G \to S(G)$ è l'\textit{embedding} di Cayley associato a $G$.
Si osserva che $\varphi\inv(\Ad{2d}) = \{ g \in G \mid \varphi(g) \in \Ad{2d} \} =
\Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi)$. Per il Primo teorema di isomorfismo vale
che:
\[ G \quot \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi) \cong \Im (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi) \leq
S_{2d} \quot {\Ad{2d}} \cong \{\pm 1\}, \]
e quindi\footnote{
Si può arrivare alla stessa conclusione mediante un ragionamento leggermente
diverso. Se si considera $K = \varphi(G)$, $K \cap \Ad{2d} = \varphi(G) \cap \Ad{2d}$ è esattamente $\Ker(\restr{\sgn}{\varphi(G)})$, e quindi
$[K : (K \cap \Ad{2d})] \in \{1, 2\}$. Pertanto, dal momento che $\varphi$
è un isomorfismo tra $G$ e $\Im \varphi = \varphi(G)$, $\varphi\inv(\Ad{2d}) =
\varphi\inv(\Ad{2d} \cap \varphi(G))$ può avere solo indice $1$ o $2$, ed
ha indice $1$ se e solo se $\varphi(G) \subseteq \Ad{2d}$.
} $[G : \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi)]$ vale $1$ o $2$. \medskip
Se
$[G : \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi)]$ fosse uguale a $1$,
varrebbe che $G = \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi) = \varphi\inv(\Ad{2d})$, e quindi che
$\varphi(G) \subseteq \Ad{2d}$. Si mostra che ciò è impossibile esibendo un elemento
$g \in G$ tale per cui $\varphi(g)$ sia dispari. Dacché $2 \mid \abs{G}$,
esiste $g \in G$ con $\ord(g) = 2$ per il teorema di Cauchy. Allora la
decomposizione in cicli di $\varphi(g)$ sarà la stessa di $\lambda(g)$, ossia\footnote{
In generale, se $\ord(g) = k$, la sua decomposizione tramite $\lambda$ sarà:
\[ (g_1, g g_1, \ldots, g^{k-1} g_1) (g_2, g g_2, \ldots, g^{k-1} g_2) \cdots (g_s, g g_s, \ldots, g^{k-1} g_s), \]
con $s = 2d/k$, ossia $\lambda(g)$ sarà prodotto di $2d/k$ $k$-cicli.
}:
\[ \lambda(g) = (g_1, g g_1) (g_2, g g_2) \cdots (g_d, g g_d). \]
Poiché $\lambda(g)$ è allora prodotto di $d$ trasposizioni, $\lambda(g)$ è dispari,
e così pure $\varphi(g)$. Pertanto $\varphi(g) \notin \Ad{2d} \implies
[G : \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi)] = 2$, e quindi
$\abs{ \Ker (\pi_{\Ad{2d}} \circ \varphi)} = d$, concludendo la dimostrazione.
\end{proof} \bigskip
Si presentano adesso due risultati interessanti legati ai sottogruppi normali di
un gruppo $G$.
\begin{proposition}
Sia\footnote{
Si osserva che questa proposizione risulta superflua se si dimostra,
come succede sul finire di questo documento, che per il più piccolo
primo $p$ che divide $\abs{G}$, i sottogruppi corrispondenti di
indice $p$ sono normali. Vista tuttavia la semplicità della dimostrazione,
si è preferito lasciarla per motivi didattici.
} $H \leq G$. Allora, se $[G : H] = 2$, $H$ è normale in $G$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Poiché $[G : H] = 2$, le uniche classi laterali sinistre rispetto ad $H$ in
$G$ sono $H$ e $gH = G \setminus H$, dove $g \notin H$. Analogamente esistono
due sole classi laterali destre, $H$ e $Hg = G \setminus H$. In particolare
$gH$ deve obbligatoriamente essere uguale a $Hg$, e quindi $gHg\inv = H$, da
cui la tesi.
\end{proof}
\begin{proposition}
Siano $K \leq H \leq G$. Allora, se $H$ è normale in $G$ e $K$ è caratteristico
in $H$, $K$ è normale in $G$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $\varphi_g \in \Inn(G)$. Poiché $H$ è normale in $G$, $\varphi_g(H) = H$. Pertanto
si può considerare la restrizione di $\varphi_g$ su $H$, $\restr{\varphi_g}{H}$.
In particolare $\restr{\varphi_g}{H}$ è un automorfismo di $\Aut(H)$, e quindi,
poiché $K$ è caratteristico in $H$, $\restr{\varphi_g}{H}(K) = K$, da cui si
deduce che $gKg\inv = K$ per ogni $g \in G$.
\end{proof}
Si illustra adesso un risultato riguardante l'esistenza di sottogruppi normali in $G$:
\begin{theorem}[di Poincaré]
Sia $H$ un sottogruppo di $G$ di indice $n$. Allora esiste sempre un sottogruppo
$N$ di $G$ tale per cui:
\begin{enumerate}[(i)]
\item $N$ è normale in $G$,
\item $N$ è contenuto in $H$,
\item $n \mid [G : N] \mid n!$.
\end{enumerate}
\end{theorem}
\begin{proof}
Si consideri l'azione $\varphi : G \to S(G \quot H)$ tale per cui
$g \xmapsto{\varphi} [kH \mapsto gkK]$. Tale azione è sicuramente
ben definita dal momento che $kH = k'H \implies gkH = gk'H$. Si
studia $N := \Ker \varphi$. Chiaramente $N$ è normale in $G$, e si
verifica facilmente che $N$ è contenuto anche in $H$, infatti, se
$n \in N$, allora:
\[ H = \varphi(n)(H) = nH \implies n \in H. \]
Poiché $G \quot N$ è isomorfo a $\Im \varphi \leq S(G \quot H)$,
$[G : N] \mid \abs{S(G \quot H)} = \abs{S_n} = n!$ considerando che
$S(G \quot H) \cong S_n$. Dal momento allora che $N$ è un sottogruppo
di $H$, vale che:
\[ [G : N] = [G : H] [H : N] = n [H : N], \]
e quindi $n \mid [G : N]$. Si è dunque esibito un sottogruppo $N$ con
le proprietà indicate nella tesi.
\end{proof}
Dal precedente teorema sono immediati i seguenti due risultati:
\begin{corollary}
Sia $H$ un sottogruppo di $G$ con indice $n$. Se $n! < \abs{G}$ e
$n>1$, allora $G$ non è semplice.
\end{corollary}
\begin{corollary}
Sia $H$ un sottogruppo di $G$ con indice $p$, dove $p$ è il più piccolo
primo che divide $n = \abs{G}$. Allora $H$ è normale.
\end{corollary}
\begin{proof}
Per il Teorema di Poincaré, esiste un sottogruppo $N$ di $H$ tale per cui
$N$ sia normale e $p \mid [G : N] \mid p!$ con $p = [G : H]$. In particolare
$[G : N]$ deve dividere anche $n$, e quindi $[G : N]$ deve dunque
dividere $\MCD(p!, n)$, che è, per ipotesi, $p$ stesso. Si conclude dunque
che $[G : N] = p = [G : H]$, e quindi che $N = H$, ossia che $H$ stesso
è normale.
\end{proof}
\begin{example} [Tutti i gruppi di ordine $15$ sono ciclici]
Sia\footnote{
In realtà $15$ è un numero molto speciale, in quanto è prodotto
di due primi distinti ($3$ e $5$) tali per cui $3$ non divida
$5-1 = 4$. In generale, ogni gruppo di ordine $pq$ con
$p$ e $q$ primi tali per cui $p<q$ e $p \nmid q-1$ è ciclico.
} $G$ un gruppo di ordine $15$. Per il teorema di Cauchy esistono
due elementi $h$ ed $k$, uno di ordine $3$ e l'altro di ordine $5$.
In particolare, si consideri $K = \gen{k}$; poiché $\abs{K} = 5$,
$[G : K] = 3$, il più piccolo primo che divide $15$. Pertanto
$K$ è normale per il corollario di sopra. \medskip
Poiché $K$ è normale, si può considerare la restrizione $\iota :
\Inn(G) \to \Aut(K)$ tale per cui $\varphi_g \xmapsto{\iota} \restr{\varphi_g}{K}$.
Dal momento che $K$ è ciclico, $\Aut(K) \cong \Aut(\ZZ \quot 5 \ZZ) \cong
(\ZZ \quot 5 \ZZ)^* \cong \ZZ \quot 4 \ZZ$. Quindi $[G : \Ker \iota]$ deve
dividere sia $4$ che $15$; dal momento che $\MCD(4, 15) = 1$, $[G : \Ker \iota] = 1$,
e quindi che $\iota$ è l'omomorfismo banale. Poiché $\iota$ è banale, $K$ è
un sottogruppo di $Z(G)$. \medskip
In particolare $[G : Z(G)] \mid [G : K] = 3$, e quindi in particolare
$G \quot Z(G)$ è ciclico, da cui si deduce che $G$ è abeliano. Infine,
dal momento che $\MCD(3, 5) = 1$ e $h$ e $k$ commutano,
$hk$ è un elemento di ordine $15$, e dunque $G$ è ciclico.
\end{example}
Si illustrano infine due risultati interessanti sui coniugati di $G$:
\begin{proposition}
Sia $H \leq G$. Allora
\[ \bigcup_{g \in G} gHg\inv = G \iff H = G. \]
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $H = G$, allora $gGg\inv = G$ e quindi l'identità è vera. Viceversa,
$gHg\inv = kHk\inv \iff g N_G(H) = k N_G(H)$. Preso dunque un'insieme
$\rotations$ di rappresentanti per ogni classe in $G \quot N_G(H)$,
vale che:
\[ \bigcup_{g \in \rotations} gHg\inv = G. \]
In ogni $gHg\inv$ ci sono $\abs{H}$ elementi distinti, e quindi, poiché
$\abs{\rotations} = \abs{G \quot N_G(H)}$, deve valere la seguente
disuguaglianza:
\[ \abs{\bigcup_{g \in \rotations} gHg\inv} \leq \abs{G \quot N_G(H)} \abs{H} \leq
\frac{\abs{G}}{\abs{N_G(H)}} \abs{H} \leq \abs{G}, \]
dove si è usato che $H \leq N_G(H)$.
Se $\abs{G \quot N_G(H)}$ non valesse $1$, ci sarebbe più ripetizioni di $e$
all'interno dell'unione, e quindi la prima disuguaglianza sarebbe stretta,
\Lightning. Quindi $N_G(H) = G \implies H \nsgeq G$. Allora la disuguaglianza
si riscrive come:
\[ \abs{G} = \abs{\bigcup_{g \in \rotations} gHg\inv} \leq \abs{H} \leq \abs{G}, \]
da cui si ricava che necessariamente $\abs{H} = \abs{G} \implies H = G$.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $\varphi$ un'azione transitiva di $G$ su $X$.
Allora esiste sempre un $g \in G$ tale per cui $\Fix(g) = \emptyset$,
se $\abs{X} \geq 2$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $g$ non fissa alcun punto di $X$, allora $g \notin \bigcup_{x \in X} \Stab(x)$; pertanto tale $g$ esiste se e solo se $\bigcup_{x \in X} \Stab(x) \neq G$. Poiché tali sottogruppi sono tutti coniugati, scelto $u \in U$ vale
che:
\[ \bigcup_{x \in X} \Stab(x) = \bigcup_{g \in G} g \Stab(u) g\inv. \]
Si conclude dunque che tale $g$ esiste se e solo se $\Stab(u) \neq G$.
Se $\Stab(u)$ fosse uguale a $G$, allora, per il Teorema orbita-stabilizzatore,
varrebbe che $\abs{\Orb(u)} = 1$; tuttavia $\varphi$ è transitiva e quindi
$X = \Orb(u) \implies \abs{X} = \abs{\Orb(u)} = 1$, \Lightning. Pertanto
$\Stab(u) \neq G$, e dunque l'unione non ricopre tutto $G$, concludendo
la dimostrazione.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,306 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Prodotto di sottogruppi e ordini di gruppi abeliani}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Si introduce in questo documento la nozione di prodotto
di sottogruppi, ripresa poi nella dimostrazione di un
lemma fondamentale per lo studio dei gruppi abeliani.
\begin{definition}[prodotto di sottogruppi]
Siano $H$ e $K$ due sottogruppi di $G$. Si definisce
il loro prodotto $HK$ come:
\[ HK = \{ hk \mid h \in H, k \in K \} \subseteq G. \]
\end{definition}
In realtà, il concetto di ``prodotto di sottogruppi'' non
è del tutto nuovo nello studio dell'Algebra per uno
studente che ha già seguito con successo un corso di
Algebra lineare. Infatti, la somma di due sottospazi
vettoriali è un prodotto di sottogruppi, per quanto
la scrittura $V+W$ possa trarre in inganno (infatti uno
spazio vettoriale è in particolare un gruppo abeliano).
L'unica, cruciale, differenza sta nel fatto che una
somma di sottospazi è sempre un sottospazio, mentre
$HK$ potrebbe non esserlo, come mostra la:
\begin{proposition}
Siano $H$ e $K$ due sottogruppi di $G$. Allora
$HK$ è un sottogruppo di $G$ se e solo se $HK=KH$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $HK$ è un sottogruppo di $G$, si verifica
facilmente che $HK=KH$. Infatti, se $k \in K$ e
$h \in H$, $kh$, che appartiene chiaramente
a $KH$, deve appartenere anche ad $HK$ dal momento
che è l'inverso dell'elemento $h\inv k\inv \in HK$
(infatti $HK$ è un gruppo); pertanto $KH \subseteq HK$.
Analogamente, sia $x$ un elemento di $HK$. Allora
$x$ ammette un inverso in $HK$, e quindi $x\inv = hk$,
con $h \in H$, $k \in K$. Allora $x = k\inv h\inv \in KH$,
da cui $HK \subseteq KH$ e quindi $HK=KH$. \bigskip
Sia ora $HK=KH$. Chiaramente $e \in HK$. Siano $x=h_1 k_1$ e $y=h_2 k_2$ elementi
di $HK$ con $h_1$, $h_2 \in H$ e $k_1$, $k_2 \in K$.
Allora $xy = h_1 k_1 h_2 k_2$; tuttavia $k_1 h_2$ si può
riscrivere per ipotesi (essendo $KH \subseteq HK$) come
$hk$ con $h \in H$ e $k \in K$. Allora $xy = h_1 h k k_2 \in HK$, e quindi $HK$ è chiuso per l'operazione di gruppo di $G$.
Inoltre $x\inv = k_1 \inv h_1 \inv \in KH$, e quindi,
per ipotesi, $x\inv \in HK$, da cui la tesi.
\end{proof}
Quindi, se un gruppo è abeliano, vale sempre la relazione
$HK=KH$, e dunque $HK$ è sempre un sottogruppo (e quindi
si sostituisce con più tranquillità alla notazione $HK$ la più familiare $H+K$). In realtà, però, si può indebolire questa
ipotesi richiedendo la normalità di $H$ o $K$ (come suggerisce
la notazione $H = KHK\inv$), come mostra la:
\begin{proposition}
Siano $H$ e $K$ due sottogruppi di $G$. Allora, se $H \nsgeq G$, $HK = KH$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Siano $h \in H$ e $k \in K$. Si consideri l'elemento
$hk \in HK$. Poiché $H$ è normale, $k\inv h k \in H$,
e quindi $k\inv h k = h'$ con $h' \in H$, da cui
$HK \subseteq KH$. Analogamente si mostra anche
l'altra inclusione.
\end{proof} \bigskip
Come studiato nell'ambito dell'Algebra lineare, l'intersezione dei
sottogruppi $H$ e $K$ gioca un ruolo fondamentale nel
considerare l'insieme $HK$. In particolare, ci si chiede
quando il prodotto $hk$ è univocamente rappresentato
(ossia $hk=h'k' \implies h=h'$ e $k=k'$). Si può
rispondere a questa domanda in due modi: mostrando
sotto quali ipotesi si trova un isomorfismo tra $HK$ e
$H \times K$ (che dunque codifica l'unicità tramite
l'uguaglianza delle coordinate), o determinando
la cardinalità di $HK$ per $G$ finito (e dunque l'unicità dipende
dall'uguaglianza $\abs{HK} = \abs H \abs K$, dal momento
che se le scritture sono uniche, tutti i prodotti tra elementi
di $H$ e di $K$ sono distinti). In entrambi i casi si giungerà
alla conclusione secondo cui $H \cap K$ deve essere
banale\footnote{Mantenendo l'analogia con l'Algebra lineare,
vale infatti che $V + W = V \oplus W$
se e solo se $V \cap W = \zerovecset$. Si mostrerà che
sotto le stesse ipotesi anche un prodotto di sottogruppi è
un prodotto diretto (tramite isomorfismo).} \bigskip
\begin{proposition}[cardinalità di $HK$]
Sia $G$ un gruppo finito.
Siano $H$ e $K$ due sottogruppi di $G$. Allora vale
che $\abs{HK} = \frac{\abs{H} \abs{K}}{\abs{H \cap K}}$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si costruisca la relazione di equivalenza $\sim$
su $H \times K$ in modo tale che:
\[ (h,k) \sim (h',k') \defiff hk=h'k'. \]
Allora chiaramente $\abs{H \times K \quot \sim} = \abs{HK}$
(infatti ad ogni classe di equivalenza corrisponde esattamente un unico elemento di $HK$). \bigskip
Si esamini la classe di equivalenza di $(h,k) \in H \times K$. Si
mostra che ogni elemento di tale classe è della forma
$(ht,t\inv k)$ con $t \in H \cap K$. Sia infatti $(h_1,k_2) \in
[(h,k)]_\sim$. Allora:
\[
h_1k_1=hk \implies h\inv h_1 = k k_1\inv \in H \cap K.
\]
Pertanto, se $h\inv h_1 = k k_1\inv = t$, vale che $h_1=ht$ e che $k_1 = t\inv k$.
Quindi ogni classe di equivalenza contiene esattamente $\abs{H \cap K}$ elementi.
Poiché $\sim$ induce una partizione di $H \times K$ in classi
di equivalenza, vale dunque che:
\[
\abs{H} \abs{K} = \abs{H \times K} = \abs{H \times K \quot \sim} \abs{H \cap K} = \abs{HK} \abs{H \cap K},
\]
da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{proof}[Dimostrazione alternativa]
Si osserva che vale la seguente identità:
\[ HK = \bigcup_{h \in H} hK. \]
Poiché gli $hK$ rappresentano delle classi laterali sinistre
di $G$, se $h' \in H$, o $hK = h'K$ o $hK \cap h'K = \emptyset$. Se $hK = h'K$, allora $h h\inv \in K$, e quindi
$h h\inv \in H \cap K$. Vi sono dunque esattamente
$\abs{H \cap K}$ istanze della classe $hK$ nell'unione
considerata all'inizio della dimostrazione. Allora:
\[ \abs{HK} = \frac{\abs{H} \abs{K}}{\abs{H \cap K}}, \]
dove $\abs{K}$ è il numero di elementi di ogni classe
$hK$.
\end{proof}
Pertanto, se le scritture sono uniche, $H \cap K$ deve essere
per forza banale (infatti deve valere $\abs{H \cap K} = 1$).
Questo risultato può essere rafforzato dalla:
\begin{proposition}
Siano $H$ e $K$ due sottogruppi normali di $G$ tali che
$H \cap K = \{e\}$. Allora $HK \cong H \times K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si costruisce la mappa $\rho : H \times K \to HK$
in modo tale che:
\[ (h,k) \xmapsto{\rho} hk. \]
Si osserva che ogni elemento $h$ di $H$ commuta con
ogni elemento $k$ di $K$. Se infatti si considera il
commutatore $g = [h, k]$, vale che:
\[
g = \underbrace{(hkh\inv)}_{\in K} k \in K, \qquad g = h\inv \underbrace{(kh\inv k\inv)}_{\in H} \in H.
\]
Pertanto $g \in H \cap K \implies [h, k] = e \implies
hk=kh$. Allora $\rho$
è un omomorfismo, infatti:
\[
\rho((hh',kk')) = hh'kk' = hkh'k' = \rho((h,k)) \rho((h',k')).
\]
Chiaramente $\rho$ è surgettiva. Inoltre $\rho((h,k)) = e \implies h = k\inv \in H \cap K$,
e dunque $h = k = e$, da cui l'iniettività di $\rho$
e la tesi.
\end{proof}
Inoltre, se $G = G_1 \times G_2$ con $G_1$ e $G_2$ gruppi, si possono trovare
facilmente due copie isomorfe di $G_1$ e $G_2$ in $G$, ossia $G_1' = G_1 \times \{e\}$ e $G_2' = \{e\} \times G_2$.
Vale inoltre che $G_1'$, $G_2' \nsgeq G$ e dunque,
per la proposizione precedente\footnote{Infatti $G_1' \cap G_2' = \{(e,e)\}$.}, che
$G \cong G_1' \times G_2'$. \medskip
In particolare vale il seguente risultato, considerando
$\gen{x} \cap \gen{y} = \{e\}$:
\begin{proposition}
Siano $x$ e $y$ due elementi di $G$ che commutano con
$\MCD(\ord(x), \ord(y)) = 1$. Allora $\ord(xy) = \ord(x) \ord(y)$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Chiaramente $\ord(xy) \mid \ord(x) \ord(y)$, dal momento
che $(xy)^{\ord(x) \ord(y)} = x^{\ord(x) \ord(y)} y^{\ord(x) \ord(y)} = e$, dove si è usato che $x$ e $y$ commutano.
Sia allora $k = \ord(xy)$. Vale allora che
$x^k y^k = e \implies x^k = y^{-k} \in \gen{x} \cap \gen{y}$.
Tuttavia $\abs{\gen{x} \cap \gen{y}} \mid
\MCD(\abs{\gen{x}}, \abs{\gen{y}}) = \MCD(\ord(x), \ord(y)) =
1$, e quindi $\gen{x} \cap \gen{y} = \{e\}$. Allora
deve valere che $x^k = y^{-k} = e \implies
\ord(x), \ord(y) \mid k$, da cui si deduce che
$\ord(x) \ord(y) \mid k = \ord(xy)$. Si conclude dunque che
$\ord(xy) = \ord(x) \ord(y)$.
\end{proof}
Se $\ord(x)$ e $\ord(y)$ non sono coprimi, non vale in generale
che $\ord(xy)$ è uguale a $\mcm(\ord(x), \ord(y))$,
benché sicuramente $\ord(xy) \mid \mcm(\ord(x), \ord(y))$,
sempre a patto che $x$ e $y$ commutino.
È sufficiente considerare in $\ZZmod6$ gli elementi
$\cleq 1$ e $\cleq 2$: infatti $\ord(\cleq 1) = 6$ e
$\ord(\cleq 2) = 3$, ma $\ord(\cleq 1 + \cleq 2) =
\ord(\cleq 3) = 2 \neq 6$. \medskip
A prescindere da quanto valga $\MCD(\ord(x), \ord(y))$,
se $x$ e $y$ commutano, esiste però sempre un elemento
$g \in G$ tale per cui $\ord(g) = \mcm(\ord(x), \ord(y))$, come
mostra la:
\begin{proposition}
Siano $x$ e $y$ due elementi di $G$ che commutano. Allora
esiste un elemento $g$ di $G$ tale per cui $\ord(g) = \mcm(\ord(x), \ord(y))$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Siano $m = \ord(x)$ ed $n = \ord(y)$. Siano $m = \prod_{i = 1}^\infty p_i^{m_i}$
ed $n = \prod_{i = 1}^\infty p_i^{n_i}$ le due fattorizzazioni in numeri primi
di $m$ ed $n$. Allora $\mcm(m, n) = \prod_{i = 1}^\infty p_i^{c_i}$,
dove si pone $c_i = \max(m_i, n_i)$. Chiaramente esiste un numero finito di
$i$ per cui $c_i \neq 0$; per ogni tale $i$, se $c_i = m_i$, si considera
$z_i = x^{\nicefrac{m}{p_i^{m_i}}}$, altrimenti si considera
$z_i = y^{\nicefrac{n}{p_i^{n_i}}}$. \medskip
Si osserva che tali $z_i$ hanno esattamente ordine $p_i^{c_i}$.
Sia allora $z = \prod_{i \mid c_i \neq 0} z_i$. Poiché $\ord(z_i)$ è coprimo
con $\ord(z_j)$ per $j \neq i$, $z$ ha come ordine, per la precedente proposizione,
esattamente $\prod_{i \mid c_i \neq 0} p_i^{c_i} = \prod_{i = 1}^\infty p_i^{c_i} =
\mcm(m, n)$, da cui la tesi.
\end{proof}
Da questa proposizione si deduce facilmente che esiste un
elemento $g$ in $G$ tale per cui $\ord(g)$ è il minimo
comune multiplo di tutti gli ordini realizzati in $G$. \medskip
Si può adesso dimostrare il seguente fondamentale
teorema per i gruppi abeliani:
\begin{theorem}
Sia\footnote{
In realtà questo teorema diventa di facile
dimostrazione una
volta che si dimostra il Teorema di struttura
per gruppi abeliani finiti. È sufficiente
infatti dividere $G$ nel prodotto delle sue
$p$-componenti ed estrarre da ogni $p$-componente
un sottogruppo affinché il prodotto dei sottogruppi
scelti abbia ordine $m$.
} $G$ un gruppo abeliano finito di ordine $n$.
Allora, se $m$ divide $n$, esiste un sottogruppo di
$G$ di ordine $m$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si\footnote{
Questa parte della dimostrazione è già implicata
dal Primo teorema di Sylow.
} dimostra preliminarmente che se $p^k$ divide $n$,
dove $p$ è un numero primo e $k \in \NN^+$, allora
$G$ ammette un sottogruppo di ordine $p^k$. Si
mostra la tesi per induzione su $k$. \medskip
Se $k=1$ la tesi è valida per il Teorema di Cauchy, completando il passo base. Si ipotizzi adesso
che per ogni $t < k$ valga la tesi. Si consideri
un sottogruppo $H$ di $G$ di ordine $p$
(ancora una volta questo sottogruppo esiste per il
Teorema di Cauchy). Poiché $G$ è abeliano, $H$ è
normale in $G$, e quindi si può considerare il
gruppo quoziente $G \quot H$. Per il Teorema di
Lagrange, $p^{k-1}$ divide $\abs{G \quot H}$, e
quindi, per l'ipotesi induttiva, esiste un sottogruppo
$T$ di $G \quot H$ di ordine $p^{k-1}$. \medskip
Si consideri la proiezione al quoziente $\pi_H : G \to G \quot H$. Poiché $\pi_H$ è un omomorfismo,
$\pi_H\inv(T)$ è un sottogruppo. Inoltre, questo sottogruppo di $G$ ha ordine $p^k$, dal momento che $H$ ha ordine $p$
(e quindi ogni elemento di $T$ corrisponde tramite
la controimmagine a $p$ elementi), completando il passo
induttivo. \medskip
Sia ora $m$ scomposto nella sua fattorizzazione in primi
$p_1^{k_1} \cdots p_s^{k_s}$. Per il risultato precedente,
$G$ ammette dei sottogruppi $H_1$, ..., $H_s$ di ordine
$p_1^{k_1}$, ..., $p_s^{k_s}$. Poiché $G$ è abeliano,
tutti questi sottogruppi sono normali e si può dunque
considerare il prodotto dei sottogruppi $H_1 \cdots H_s$
(che è dunque un sottogruppo). Poiché
$\MCD(p_1^{k_1}, p_2^{k_2})=1$, $H_1 \cap H_2$ è banale e vale
che $\abs{H_1 H_2} = \abs{H_1} \abs{H_2} = p_1^{k_1} p_2^{k_2}$.
Allora, poiché $\MCD(p_1^{k_1} p_2^{k_2}, p_3^{k_3}) = 1$, anche $(H_1H_2) \cap H_3$ è banale e dunque $\abs{H_1 H_2 H_3} =
p_1^{k_1} p_2^{k_2} p_3^{k_3}$. Proseguendo induttivamente
si mostra dunque che $H_1 \cdots H_s$ è un sottogruppo
di $G$ di ordine $m$.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,209 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il prodotto semidiretto}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $G$ un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Siano $H$ e $K$ due gruppi. Allora, dato un omomorfismo $\varphi : K \to \Aut(H)$ e
detto $\varphi_k := \varphi(k)$,
si può costruire un gruppo su $H \times K$ detto \textbf{prodotto semidiretto} tra $H$ e $K$,
indicato con $H \rtimes_\varphi K$, dove l'operazione è data da:
\[ (h,k)(h',k') = (h \, \varphi_k(h'), k k'). \]
In questo gruppo l'inverso di $(h, k)$ è dato da $(\varphi_k\inv(h\inv), k\inv)$,
infatti:
\[ (h, k) (\varphi_k\inv(h\inv), k\inv) = (h \, \varphi_k(\varphi_k\inv(h\inv)), kk\inv) = (e, e). \]
In particolare, se $\varphi$ è banale, e quindi $k \xmapsto{\varphi} \Id_H$,
$H \rtimes_\varphi K$ ha la stessa struttura usuale del prodotto diretto. Nel
prodotto semidiretto $H \rtimes_\varphi K$ si possono identificare facilmente
$H$ e $K$ nei sottogruppi $H \times \{e\}$ e $\{e\} \times K$. \medskip
Detto $\alpha: H \rtimes_\varphi K \to K$ la mappa che associa $(h, k)$ a
$k$, si verifica che $\alpha$ è un omomorfismo con $\Ker \alpha = H \times \{e\}$.
Pertanto $H \times \{e\}$ è un sottogruppo normale di $H \rtimes_\varphi K$,
mentre in generale $K \times \{e\}$ non lo è. \medskip
Si illustra adesso un teorema che permette di decomporre, sotto opportune ipotesi,
un gruppo in un prodotto semidiretto di due suoi sottogruppi:
\begin{theorem}[di decomposizione in prodotto semidiretto]
Siano\footnote{
Si osserva che questo teorema richiede \textit{quasi} le stesse ipotesi
del Teorema di decomposizione in prodotto diretto. L'unica ipotesi che
manca è quella della normalità di $K$. Ciononostante, questo teorema
copre anche il teorema analogo sul prodotto diretto: se $K$ fosse normale,
$\varphi$ sarebbe l'identità ($h$ e $k$ commuterebbero), e quindi
$H \rtimes_\varphi K$ sarebbe esattamente $H \times K$.
} $H$ e $K$ due sottogruppi di $G$ con $H \cap K = \{e\}$ e
$H \nsgeq G$. Allora vale che $HK \cong H \rtimes_\varphi K$ con
$\varphi : K \to \Aut(H)$ tale per cui\footnote{
Tale mappa è ben definita dal momento che $H$ è normale in $G$.
} $k \xmapsto{\varphi} [h \mapsto k h k\inv]$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si costruisce un isomorfismo tra $H \rtimes_\varphi K$ e $HK$. Sia
$\alpha : H \rtimes_\varphi K \to HK$ tale per cui
$(h, k) \xmapsto{\alpha} hk$. Si verifica che $\alpha$ è un
omomorfismo:
\[ \alpha((h,k)(h',k')) = \alpha(h k h' k\inv, k k') =
h k h' k\inv k k' = hkh'k' = \alpha(h,k)\alpha(h',k'). \]
Chiaramente $\alpha$ è iniettivo dal momento che $hk=e \implies h = k\inv \in H \cap K \implies h = k = e$. Infine $\alpha$ è surgettiva dal momento che $hk = \alpha(h, k)$,
e quindi $\alpha$ è un isomorfismo.
\end{proof}
\begin{example}[$\Sn \cong \An \rtimes_\varphi \gen{\tau}$]
Sia $\tau$ una trasposizione di $\Sn$. Allora $\An$ è normale in $\Sn$,
$\An \cap \gen{\tau} = \{e\}$ e $\abs{\An} \abs{\gen{\tau}} = \abs{\Sn} \implies
\Sn = \An \gen{\tau}$. Allora, per il Teorema di decomposizione in prodotto
semidiretto, vale che:
\[ \Sn \cong \An \rtimes_\varphi \gen{\tau}, \]
con $\varphi : \gen{\tau} \to \Aut(\An)$ tale per cui
$\tau \xmapsto{\varphi} [h \mapsto \tau h \tau\inv]$.
\end{example}
\begin{example}[$\Dn \cong \rotations \rtimes_\varphi \gen{sr^k}$]
Sia $sr^k$ una qualsiasi simmetria di $\Dn$. Allora $\rotations$ è normale in $\Dn$,
$\rotations \cap \gen{sr^k} = \{e\}$ e $\abs{\rotations} \abs{\gen{s r^k}} = \abs{\Dn} \implies
\Dn = \rotations \gen{s r^k}$. Allora, come prima, vale che:
\[ \Dn \cong \rotations \rtimes_\varphi \gen{sr^k}, \]
con $\varphi : \gen{s r^k} \to \Aut(\rotations)$ tale per cui
$s r^k \xmapsto{\varphi} [h \mapsto sr^k h (sr^k)\inv]$.
\end{example}
Si illustrano adesso due lemmi che verranno riutilizzati successivamente per classificare
i gruppi di ordine $pq$.
\begin{lemma}
Siano $\varphi$, $\psi : K \to \Aut(H)$ tali per cui esistono
$\alpha \in \Aut(H)$ e $\beta \in \Aut(K)$ che soddisfano la seguente
identità:
\[ \alpha \circ \varphi_k \circ \alpha\inv = \psi_{\beta(k)}, \qquad \forall k \in K. \]
Allora vale che $H \rtimes_\varphi K \cong H \rtimes_\psi K$.
\end{lemma}
\begin{proof}
Si costruisce la mappa $F : H \rtimes_\varphi K \to H \rtimes_\psi K$ tale
per cui $(h, k) \xmapsto{F} (\alpha(h), \beta(k))$. Si verifica che $F$ è un omomorfismo:
\[ F(h \varphi_k(h'), k k') = (\alpha(h) \alpha(\varphi_k(h')), \beta(k) \beta(k')), \]
e quindi, poiché $\alpha \circ \varphi_k = \psi_{\beta(k)} \circ \alpha$:
\[ F(h \varphi_k(h'), k k') = (\alpha(h)\psi_{\beta(k)}(\alpha(h')), \beta(k) \beta(k')) = F(h, k) F(h', k'). \]
Chiaramente $F$ è anche iniettiva e surgettiva, e quindi $F$ è l'isomorfismo
desiderato dalla tesi.
\end{proof}
\begin{lemma}
Siano $\ZZmod q \rtimes_\varphi \ZZmod p$ e
$\ZZmod q \rtimes_\psi \ZZmod p$ due prodotti
semidiretti con $p$, $q$ primi tali per cui
$p$ è minore di $q$ e $p \mid q-1$. Allora,
se $\varphi$ e $\psi$ sono entrambi omomorfismi non banali,
$\ZZmod q \rtimes_\varphi \ZZmod p$ è isomorfo
a $\ZZmod q \rtimes_\psi \ZZmod p$.
\end{lemma}
\begin{proof}
Poiché $\ZZmod p$ è ciclico, sia $\varphi$ che
$\psi$ sono univocamente determinati come
omomorfismi da $\varphi_{\cleq 1}$ e
$\psi_{\cleq 1}$. In particolare, affinché i due
omomorfismi non siano banali, gli ordini di
queste valutazioni devono entrambi essere $p$,
dato che $\ord(\varphi_{\cleq 1})$, $\ord(\psi_{\cleq 1})
\mid \ord(\cleq 1) = p$. \medskip
Poiché $\Aut(\ZZmod q) \cong \ZZmod{(q-1)}$ è ciclico,
$\ord(\varphi_{\cleq 1}) = \ord(\psi_{\cleq 1}) \implies \gen{\varphi_{\cleq 1}} = \gen{\psi_{\cleq 1}}$, e quindi
esiste\footnote{
Si scarta la possibilità in cui $\ell = 0$ dal
momento che altrimenti $\varphi_{\cleq 1}$ sarebbe
l'identità di $\Aut(\ZZmod q)$.
} $\ell \in \{1, \ldots, p-1\}$ tale per cui $\varphi_{\cleq 1} = \psi_{\cleq 1}^\ell$. Si osserva inoltre
che $\psi_{\cleq 1}^\ell = \psi_{\cleq \ell}$. \medskip
Sia $\beta \in \Aut(\ZZmod p)$ l'automorfismo\footnote{
$\beta$ è in effetti un automorfismo dal momento
che $\ell \neq 0$, e quindi $\cleq \ell$ è un altro
generatore di $\ZZmod p$.
} di $\ZZmod p$ univocamente
determinato da $\beta(\cleq 1) = \cleq \ell$. Allora
vale che:
\[ \varphi_{\cleq n} = \varphi_{\cleq 1}^n =
\psi_{\cleq \ell}^n = \psi_{n \cleq \ell} = \psi_{\beta(\cleq n)}, \qquad \forall \cleq n \in \ZZmod p. \]
Si conclude allora per il \textit{Lemma 1} che
$\ZZmod q \rtimes_\varphi \ZZmod p$ è isomorfo
a $\ZZmod q \rtimes_\psi \ZZmod p$.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $G$ un gruppo di ordine $pq$ con $p$ e $q$ primi tali per cui $p < q$. Allora $G$ è
isomorfo a $\ZZ_{pq}$ se $p \nmid q-1$. Altrimenti $G$ è isomorfo a $\ZZmod{pq}$ o
a $\ZZmod q \rtimes_\varphi \ZZmod p$ con $\varphi : \ZZmod p \to \Aut(\ZZmod q)$
univocamente determinata dalla relazione
$\cleq 1 \xmapsto{\varphi} f$ con $f$ un qualsiasi elemento
di ordine $p$ di $\Aut(\ZZmod q)$ (ossia $\varphi$ non è banale). In particolare esiste un solo gruppo non abeliano
di ordine $pq$ a meno di isomorfismo.
\end{proposition}
\begin{proof}
Per il Teorema di Cauchy, esistono due elementi $x$ e $y$ di $G$ con $\ord(x)=q$
e $\ord(y)=p$. Siano $H = \gen{x}$ e $K = \gen{y}$. Allora, poiché $[G : H] = p$
è il più piccolo primo che divide $\abs{G} = pq$, $H$ è normale. Inoltre
$H \cap K = \{e\}$, dacché $\abs{H \cap K} \mid \MCD(p, q) = 1$. Pertanto
$\abs{HK} = \abs{H} \abs{K} = pq \implies G = HK$. \medskip
Per il Teorema di decomposizione di un gruppo in un prodotto semidiretto,
$G$ è isomorfo al prodotto semidiretto $H \rtimes_\varphi K$ con
$\varphi : K \to \Aut(H)$ tale per cui $k \xmapsto{\varphi} [h \mapsto k h k\inv]$.
Si osserva che $H \cong \ZZmod q$, $\Aut(H) \cong \ZZmod{(q-1)}$ e analogamente che
$K \cong \ZZmod p$. \medskip
Deve inoltre valere anche che $\abs{\Im \varphi} \mid \MCD(\abs{K},
\abs{\Aut(H)}) = \MCD(p, q-1)$. Pertanto, se $p \nmid q-1$, $\MCD(p, q-1) = 1$,
e quindi $\Im \varphi$ è banale. In tal caso $\varphi$ è la mappa che associa
ogni $k$ all'identità di $\Aut(H)$, e quindi $G \cong H \times K \cong \ZZmod p \times \ZZmod q \cong \ZZmod{pq}$, dove si è usato il Teorema cinese del resto. \medskip
Altrimenti $\MCD(p, q-1) = p$, e quindi $\Im \varphi$ può essere banale (riconducendoci
al caso di prima, in cui $G \cong \ZZmod{pq}$), oppure $\abs{\Im \varphi} = p$, e in tal caso $G$ è isomorfo,
per\footnote{
Infatti $H \cong \ZZmod q$ e $K \cong \ZZmod p$, e
quindi i prodotti semidiretti tra $H$ e $K$
sono gli stessi di $\ZZmod q$ e $\ZZmod p$.
} il \textit{Lemma 2}, a tutti i prodotti semidiretti
non banali (e quindi, a meno di isomorfismo, ne esiste
soltanto uno). Tale prodotto semidiretto dà luogo ad
un gruppo non abeliano\footnote{
Se $H \rtimes_\varphi K$ con
$\varphi$ non banale fosse un gruppo abeliano, allora
$\{e\} \times K$ sarebbe normale. Pertanto,
$(h',k')(e,k)(h',k')\inv$ dovrebbe appartenere
a $\{e\} \times K$. Tuttavia vale che:
\[ (h',k')(e,k)(h',k')\inv =
(h', k' k)(\varphi_{{k'}\inv}({h'}\inv), {k'}\inv) =
(h' \varphi_{k}({h'}\inv), k), \]
e quindi dovrebbe valere $\varphi_k(h') = h'$
per ogni $h' \in H$. In tal caso però
$\varphi_k$ sarebbe l'identità per ogni $k \in K$,
e $\varphi$ sarebbe quindi in particolare banale.
}, e pertanto non può essere
isomorfo a $\ZZmod{pq}$.
\end{proof}
In particolare, si osserva che se $G$ non abeliano ha ordine $pq$,
allora $Z(G)$ è banale. Infatti $\abs{Z(G)} \neq p$, $q$
(altrimenti $G \quot{Z(G)}$ sarebbe ciclico, e quindi
$G$ sarebbe abeliano), né tantomeno $\abs{Z(G)} = pq$.
\end{document}
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\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Gruppi liberi e presentazioni}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $G$ un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Si definisce il \textbf{gruppo libero} su $n$ generatori
il gruppo $F_n$ tale per cui:
\[ F_n = \gen{x_1, \ldots, x_n} = \{ x_{i_1}^{\pm 1} \cdots x_{i_k}^{\pm 1} \mid i_j \in \{1, \ldots, n\} \} \quot \sim, \]
dove\footnote{
Chiaramente la relazione $\sim$ è di equivalenza.
} $a \sim b$ se e solo se sostituendo i vari $x_i x_i\inv$
o $x_i\inv x_i$ si ottengono le stesse scritture in
funzione dei simboli $x_1$, ..., $x_n$. L'operazione di
questo gruppo è la concatenazione (ossia il prodotto tra
$x_i$ e $x_j$ è per definizione $x_i x_j$) e la stringa
vuota è per definizione l'identità, indicata con $e$.
Per convenzione si denota $x \cdots x$ ripetuto $k$ volte come $x^k$ e si pone $x^{-k} := (x\inv)^k$, facendo
valere le usuali proprietà delle potenze. \medskip
In generale, dato un insieme $S$, si definisce
il gruppo libero $F(S)$ come il gruppo libero ottenuto
dalle scritture finite di $S$ a meno di equivalenza per
$\sim$. Se $S$ è finito e $\abs{S} = n$, allora
$F(S) \cong F_n$, dove l'isomorfismo è costruito mandando
ordinatamente i generatori di $F(S)$ in
$x_1$, \ldots, $x_n$. \medskip
Per i gruppi liberi vale la \textbf{proprietà universale},
ossia $\Hom(F_n, G)$ è in bigezione con $G^n$ tramite
la mappa che associa un omomorfismo $\varphi$ alla $n$-upla
$(\varphi(x_1), \ldots, \varphi(x_n))$, la cui inversa associa
una $n$-upla $(g_1, \ldots, g_n)$ ad un unico omomorfismo
tale per cui $\varphi(x_i) = g_i$. Questi gruppi, infatti,
non presentano alcuna relazione tra i propri generatori,
e dunque gli omomorfismi presentati sono sempre ben definiti. \medskip
Si dice che un gruppo $G$ ammette una \textbf{presentazione} se esiste un insieme $S$ di generatori di $G$ e un sottoinsieme $R$ di $F(S)$ tale per cui:
\[ G \cong F(S) \quot N, \]
dove $N$ è il più piccolo sottogruppo normale di
$F(S)$ contenente $R$ (ossia la \textit{chiusura normale}
di $R$). In particolare $G$ ammette una \textbf{presentazione finita} se $S$ e $R$ sono finiti. \medskip
Se $G$ ammette una presentazione, allora esiste un
omomorfismo surgettivo $\varphi : F(S) \to G$ tale
per cui $\varphi$ ristretto a $S$ sia l'identità\footnote{
A livello astratto $S$ in $F(S)$ è solo una scrittura
simbolica, quello che si intende è che si associa
al simbolo $s \in S$ l'effettivo elemento $s$ in
$G$.
} e per cui $\Ker \varphi = N$. \medskip
In tal caso, è decisamente più facile descrivere gli
omomorfismi da $G$ a un qualsiasi altro gruppo $H$.
Infatti, poiché $G \cong F(S) \quot N$, esiste una bigezione,
secondo il Primo teorema di omomorfismo, tra
$\Hom(G, H)$ e gli omomorfismi di $\Hom(F(S), H)$ tali
per cui $N$ sia contenuto nel nucleo; affinché $N$
sia contenuto nel nucleo è però sufficiente
vi sia contenuto $R$, dacché $N$ è la chiusura normale
di $R$. Pertanto $R$ rappresenta in un certo senso un
insieme di ``relazioni tra i generatori'' che devono
essere rispettate affinché l'omomorfismo sia ben definito.
Si scrive allora la presentazione di $G$ come:
\[ G \cong F(S) \quot N = \gen{S \mid R}. \]
Talvolta per $R$ si scrive un insieme di identità
$a_1 = b_1$, sottintendendo che
$a_1 b_1\inv \in R$.
\begin{example}
Si illustrano le presentazioni dei gruppi
più importanti:
\begin{itemize}
\item $\ZZ \cong \gen{x}$,
\item $\ZZmod n \cong \gen{x \mid x^n}$,
\item $\ZZmod 2 \times \ZZmod 2 \cong \gen{x, y \mid x^2, y^2, [x, y]}$,
\item $D_n \cong \gen{r, s \mid r^n, s^2, (sr)^2}$.
\end{itemize}
\end{example}
\end{document}
@@ -0,0 +1,359 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il gruppo degli automorfismi}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
Si scriverà $gh$ per indicare $g \cdot h$, omettendo il punto.
\end{note}
\begin{definition}[gruppo degli automorfismi]
Si definisce \textbf{gruppo degli automorfismi} di un gruppo $G$ il
gruppo $(\Aut(G), \circ)$ dotato dell'operazione di composizione.
\end{definition} \smallskip
Si può associare ad ogni elemento $g \in G$ un automorfismo particolare $\varphi_g$
determinato dalla seguente associazione:
\[ h \xmapsto{\varphi_g} ghg\inv. \]
\begin{definition}[gruppo degli automorfismi interni] Si definisce \textbf{gruppo
degli automorfismi interni} di un gruppo $G$ il gruppo $(\Inn(G), \circ)$
dotato dell'operazione di composizione, dove:
\[ \Inn(G) = \{ \varphi_g \mid g \in G \}. \]
\end{definition}
Gli automorfismi interni soddisfano alcune proprietà. Per esempio vale che:
\[ \varphi_g \circ \varphi_h = \varphi_{gh}, \]
così come vale anche che:
\[ \varphi_g \inv = \varphi_{g\inv}. \] \smallskip
Chiaramente $\Inn(G) \leq \Aut(G)$. Tuttavia vale anche che $\Inn(G)$ è un sottogruppo
normale di $\Aut(G)$. Infatti, se $f \in \Aut(G)$, vale che:
\[ f \circ \varphi_g \circ f\inv = \varphi_{f(g)} \in \Inn(G). \]
Inoltre, se $G$ è abeliano, $\varphi_g$ coincide con la sola identità $\Id$
(infatti, in tal caso, $\varphi_g(h) = ghg\inv = gg\inv h = h$). \bigskip
Si dimostra adesso un teorema fondamentale che mette in relazione $\Inn(G)$
con un gruppo quoziente particolare di $G$, $G \quot Z(G)$. Preliminarmente,
si osserva che $Z(G)$ è un sottogruppo normale di $G$, e quindi
$G \quot Z(G)$ è effettivamente un gruppo. Allora si può enunciare la:
\begin{proposition}
$\Inn(G) \cong G \quot Z(G)$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $\zeta : G \to \Inn(G)$ la mappa che associa $g$ al proprio
automorfismo interno associato $\varphi_g$. Si osserva che $\zeta$
è un omomorfismo tra gruppi:
\[ \zeta(gh) = \varphi_{gh} = \varphi_g \circ \varphi_h = \zeta(g) \circ \zeta(h). \]
Chiaramente $\zeta$ è una mappa surgettiva, e quindi $\Im \zeta = \Inn(G)$.
Si osserva inoltre che $\Ker \zeta$ è esattamente il centro di $G$, $Z(G)$. Infatti,
se $g \in \Ker \zeta$, vale che $\zeta(g) = \Id$, e quindi che:
\[ ghg\inv = h \implies gh=hg \quad \forall h \in G. \]
Allora, per il Primo teorema di isomorfismo, $G \quot {\Ker \zeta} = G \quot Z(G) \cong \Inn(G)$.
\end{proof} \bigskip
Il gruppo $G \quot Z(G)$ risulta particolarmente utile nello studio della commutatività
del gruppo. Infatti vale la:
\begin{proposition}
$G \quot Z(G)$ è ciclico se e solo se $G$ è abeliano (e quindi se e solo se $G \quot Z(G)$ è banale).
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $G$ è abeliano, $G \quot Z(G)$ contiene solo l'identità, ed è dunque ciclico.
Viceversa, sia $g Z(G)$ un generatore di $G \quot Z(G)$.
Se $h$, $k \in G$, vale in particolare che esistono $m$, $n \in \NN$ tali per cui
$h Z(G) = g^m Z(G)$ e $k Z(G) = g^n Z(G)$. Allora esistono
$z_1$, $z_2 \in Z(G)$ per cui $h = g^m z_1$ e $k = g^n z_2$. \bigskip
Si conclude allora che:
\[ hk = g^m z_1 g^n z_2 = g^n z_2 g^m z_1 = kh, \]
e quindi $G$ è abeliano (da cui si deduce che $G \quot Z(G)$ è in realtà banale).
\end{proof} \bigskip
Allora, poiché $\Inn(G) \cong G \quot Z(G)$, $\Inn(G)$ è ciclico se e solo se
$G$ è abeliano (e dunque se e solo se è banale). Inoltre, il gruppo $\Inn(G)$
risulta utile per definire in modo alternativo (ma equivalente) la nozione
di \textit{sottogruppo normale}. Infatti vale che:
\begin{proposition}
Sia $H \leq G$. Allora $H \nsgeq G$ se e solo se $H$ è $\varphi_g$-invariante
per ogni $g \in G$ (ossia se $\varphi_g(H) \subseteq H$).
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $H$ è normale, allora $\varphi_g(h) = g h g\inv$ appartiene ad $H$ per
definizione. Allo stesso modo dire che $H$ è $\varphi_g$-invariante
equivale a dire che $gHg\inv \subseteq H$ per ogni $g \in G$.
\end{proof} \bigskip
In generale, se $H \nsgeq G$, vale che la restrizione $\restr{\varphi_g}{H}$ è
ancora un omomorfismo ed è in particolare un elemento di $\Aut(H)$. Infatti
$\restr{\varphi_g}{H}$ è ancora iniettiva, e per ogni $h \in H$ vale che:
\[ \varphi_g(g\inv h g) = h, \]
mostrando la surgettività di $\restr{\varphi_g}{H}$ (infatti $g\inv h g \in H$). \bigskip
Si può estendere questa idea considerando i sottogruppi di $G$ che sono $f$-invarianti
per ogni scelta di $f \in \Aut(G)$.
\begin{definition}[sottogruppo caratteristico]
$H \leq G$ si dice \textbf{sottogruppo caratteristico} di $G$ se $H$
è $f$-invariante per ogni $f \in \Aut(G)$.
\end{definition} \smallskip
In particolare, $H \leq G$ è un sottogruppo caratteristico di $G$ se ogni
automorfismo di $G$ si riduce, restringendolo su $H$, ad un automorfismo
di $H$. Infatti, se $f(H) \subseteq H$, vale anche che $f\inv(H) \subseteq H \implies
H \subseteq f(H)$, e quindi $f(H) = H$ (da cui la surgettività dell'omomorfismo
in $H$). \bigskip
Chiaramente ogni sottogruppo caratteristico è un sottogruppo normale (infatti è
in particolare $\varphi_g$-invariante per ogni scelta di $g \in G$), ma non è
vero il contrario. Per esempio, si definisca l'automorfismo $\eta$ per $(\QQ, +)$
tale per cui:
\[ x \xmapsto{\eta} \nicefrac{x}2. \]
Si osserva facilmente che $\eta$ è un automorfismo. Dal momento che $(\QQ, +)$ è
abeliano, ogni suo sottogruppo è normale. In particolare $(\ZZ, +) \nsg (\QQ, +)$.
Tuttavia $\eta(\ZZ) \not\subseteq \ZZ$ (e quindi $\ZZ$ non è caratteristico in $\QQ$). \bigskip
Esiste tuttavia, per qualsiasi scelta di gruppo $G$, un sottogruppo che è caratteristico,
$Z(G)$ (oltre che $G$ stesso ed il sottogruppo banale). Infatti, se $z \in Z(G)$ e
$g \in G$, vale che:
\[ f(z)g = f(z)f(f\inv(g)) = f(z f\inv(g)) = f(f\inv(g) z) = g f(z) \quad \forall f \in \Aut(G), \]
e quindi $f(Z(G)) \subseteq Z(G)$ per ogni scelta di $f \in \Aut(G)$. \bigskip
Inoltre, se $H \leq G$ è l'unico sottogruppo di un certo ordine (o è comunque
caratterizzato univocamente da una proprietà invariante per automorfismi),
$H$ è anche caratteristico (infatti gli automorfismi preservano le cardinalità essendo
bigezioni). \bigskip
\begin{example}[$\Aut(S_3) \cong S_3$]
Si\footnote{
Vale un fatto molto più generale: $\Aut(S_n) \cong S_n$
per ogni $n \geq 3$ con $n \neq 6$.
} osserva che $Z(S_3)$ deve essere obbligatoriamente
banale\footnote{
In generale $Z(S_n)$ è banale per $n \geq 3$.
}. Infatti, se non lo fosse, $Z(S_3)$ potrebbe
avere come cardinalità gli unici divisori positivi di
$\abs{S_3} = 6$, ossia $2$, $3$ e $6$ stesso. In tutti
e tre i casi $S_3 \quot Z(S_3)$ sarebbe ciclico, e quindi
$S_3$ sarebbe abeliano, \Lightning. \medskip
Poiché allora $Z(S_3)$ è banale, $S_3$ è isomorfo a
$\Inn(S_3) \leq \Aut(S_3)$. Pertanto $\abs{\Aut(S_3)} \geq \abs{S_3} = 6$. Ogni automorfismo è
determinato dalle immagini dei propri generatori, e quindi
ci sono al più $3 \cdot 2 = 6$ scelte dal momento che
$S_3 = \gen{(1,2), (1,2,3)}$. Allora
$\abs{\Aut(S_3)} \leq 6$, da cui si deduce che
$\abs{\Aut(S_3)} = 6$. \medskip
Dacché $\Aut(S_3)$ ha lo stesso numero di elementi
del suo sottogruppo $\Inn(S_3)$, deve valere l'uguaglianza
tra i due insiemi, e quindi $\Aut(S_3) = \Inn(S_3)$. Si
conclude dunque che $\Aut(S_3) \cong S_3$.
\end{example}
\begin{example}[$\Aut(\ZZ \quot n \ZZ) \cong (\ZZ \quot n \ZZ)^*$]
Sia $f$ un automorfismo di $\Aut(\ZZ \quot n \ZZ)$. Allora,
necessariamente, $f(\cleq1)$ deve essere un
generatore di $\Aut(\ZZ \quot n \ZZ)$. Si può quindi costruire
un isomorfismo $\zeta : \Aut(\ZZ \quot n \ZZ) \to
(\ZZ \quot n \ZZ)^*$ tale per cui
$f \xmapsto{\zeta} f(\cleq1)$. \medskip
Chiaramente $\zeta$ è un omomorfismo, infatti\footnote{
Potrebbe non risultare completamente ovvio che
valga $f(g(\cleq 1)) = f(\cleq 1) g(\cleq 1)$.
È necessario però ricordarsi che $\ZZ\quot n \ZZ$ è
un gruppo definito sulla somma, e quindi vale sempre
che $f(\cleq a) = a f(\cleq 1) = \cleq{a} f(\cleq 1)$.
}:
\[ \zeta(f \circ g) = f(g(\cleq 1)) = f(\cleq 1) g(\cleq 1) = \zeta(f) \zeta(g). \]
Inoltre $f(\cleq 1) = \cleq 1 \implies f = \Id$, e quindi
$\zeta$ è iniettiva. Infine, per ogni $\cleq a \in (\ZZ \quot n \ZZ)^*$, si può costruire $f_a \in \Aut(\ZZ \quot n \ZZ)$
di cui è immagine ponendo semplicemente che valga\footnote{
L'automorfismo è ben determinato dal momento che manda
un generatore in un altro generatore.
}
$f_a(\cleq 1) = \cleq a$. Si conclude quindi che
$\zeta$ è un isomorfismo e dunque che vale il seguente
isomorfismo:
\[ \Aut(\ZZ \quot n \ZZ) \cong (\ZZ \quot n \ZZ)^* \]
Il risultato è valido anche con $n = 0$, da cui si
ricava che:
\[ \Aut(\ZZ) \cong \ZZ^* \cong \{\pm 1\}. \]
\end{example}
Si illustrano adesso dei risultati molto interessanti sui gruppi di automorfismi
dei prodotti diretti, a partire dalla:
\begin{proposition}
Siano $H$ e $K$ due gruppi finiti di cardinalità coprime tra loro. Allora
$H \times \{e\}$ e $\{e\} \times K$ sono caratteristici in $H \times K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $\varphi \in \Aut(H \times K)$. Si deve dimostrare che se
$\varphi(h, e) = (h', k')$, allora $k' = e$. Chiaramente
$\ord(h, e) = \ord(h) \mid \abs{H}$. Allo stesso tempo
$\ord(h', k') = \mcm(\ord(h'), \ord(k'))$. In particolare, dal momento
che $\MCD(\abs{H}, \abs{K}) = 1$, $\ord(h', k') = \ord(h') \ord(k')$.
Dacché $\varphi$ è un automorfismo, $\ord(h', k') = \ord(h, e) = \ord(h)$, e
quindi $\ord(h') \ord(k') = \ord(h)$. Allora $\ord(k')$ deve dividere
$\abs{H}$, e quindi può valere soltanto $1$, essendo $\abs{H}$ e
$\abs{K}$ coprimi. Pertanto $k' = e$, e quindi $H \times \{e\}$ è caratteristico
in $H \times K$. Analogamente si dimostra la tesi per $\{e\} \times K$.
\end{proof}
\begin{proposition}
Siano $H$ e $K$ due gruppi con $H \times \{e\}$ e $\{e\} \times K$ caratteristici
in $H \times K$. Allora $\Aut(H \times K) \cong \Aut(H) \times \Aut(K)$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Nel corso della dimostrazione, se $\varphi \in \Aut(H \times K)$, si
denota con $\varphi_H = \iota_{H \xhookrightarrow{} H \times \{e\}}\inv \circ \restr{\varphi}{H \times \{e\}} \circ \iota_{H \xhookrightarrow{} H \times \{e\}}$ la proiezione di $\varphi$ su
$H$ a partire da $H$, e analogamente si fa lo stesso con $\varphi_K$. Tale
notazione è ben definita dal momento che $\varphi$ può sempre essere ristretta
ad $H \times \{e\}$ (infatti è un sottogruppo caratteristico). \medskip
Sia allora
$\alpha : \Aut(H \times K) \to \Aut(H) \times \Aut(K)$ tale per cui
$\varphi \xmapsto{\alpha} (\varphi_H, \varphi_K)$. La mappa è ben
definita dal momento che $\varphi_H$ e $\varphi_K$ sono due automorfismi
di $\Aut(H)$ e $\Aut(K)$. Analogamente si definisce la mappa
$\beta : \Aut(H) \times \Aut(K) \to \Aut(H \times K)$ tale per cui
$(\varphi_H, \varphi_K) \xmapsto{\beta} [(h, k) \mapsto (\varphi_H(h), \varphi_K(k))]$.
\medskip
Si verifica facilmente che $\alpha$ è un omomorfismo di gruppi, che
$\alpha \circ \beta = \Id_{\Aut(H) \times \Aut(K)}$ e che
$\beta \circ \alpha = \Id_{\Aut(H \times K)}$, da cui segue la tesi.
%TODO: scrivere le verifiche
\end{proof}
Allo stesso modo si verifica che se $\alpha$ è un isomorfismo, allora
$H \times \{e\}$ e $\{e\} \times K$ sono caratteristici in $H \times K$. \medskip
A partire dal precedente risultato, si dimostra facilmente che se $\MCD(m, n) = 1$,
allora:
\[ \Aut(\ZZ \quot m \ZZ \times \ZZ \quot n \ZZ) \cong \Aut(\ZZ \quot m \ZZ) \times \Aut(\ZZ \quot n \ZZ), \]
e quindi, ricordando che $\ZZ \quot m \ZZ \times \ZZ \quot n \ZZ \cong \ZZ \quot mn \ZZ$
per il Teorema cinese del resto e che $\Aut(\ZZ \quot m \ZZ) \cong (\ZZ \quot m \ZZ)^*$,
vale che:
\[ (\ZZ \quot m \ZZ)^* \times (\ZZ \quot n \ZZ)^* \cong (\ZZ \quot mn \ZZ)^* \]
\begin{example}($\Aut((\ZZ \quot p \ZZ)^n)$)
Il gruppo $(\ZZ \quot p \ZZ)^n$ ha una più facile
visualizzazione se lo si pensa come spazio vettoriale su
$\ZZ \quot p \ZZ$ (che per $p$ primo è, per l'appunto,
un campo). In tal caso, gli automorfismi di
$(\ZZ \quot p \ZZ)^n$ coincidono esattamente con gli
endomorfismi invertibili di $\End((\ZZ \quot p \ZZ)^n)$,
e quindi vale in particolare che:
\[ \Aut((\ZZ \quot p \ZZ)^n) \cong \GL_n(\ZZ \quot p \ZZ). \]
In questo modo è estremamente più facile contare il
numero di automorfismi di questo gruppo. È infatti
sufficiente contare le possibili matrici invertibili con
elementi in $\ZZ \quot p \ZZ$. Nella prima colonna di una
matrice $A \in \GL_n(\ZZ \quot p \ZZ)$ possono
essere effettuate $p^n - 1$ scelte (si esclude il vettore
nullo); nella seconda è sufficiente scegliere un vettore
che non stia in $(\ZZ \quot p \ZZ)^n \setminus
\Span(A^1)$, e quindi si hanno $p^n - p$ scelte; per la
terza colonna se ne hanno $p^n - p^2$, ... \medskip
Si conclude dunque che vale la seguente identità:
\[ \abs{\Aut((\ZZ \quot p \ZZ)^n)} = \prod_{i=0}^{n-1} (p^n - p^i). \] \medskip
Se si prende $m$ \textit{square-free}\footnote{
Ossia $m$ non è diviso da alcun quadrato; equivalentemente
un primo che compare nella fattorizzazione di $m$
compare con esponente unitario.
}, il risultato si può estendere facilmente
su $\Aut((\ZZ \quot m)^n)$. Se infatti
$m = p_1 \cdots p_k$, vale che:
\[
\Aut((\ZZ \quot m \ZZ)^n) \cong
\Aut((\ZZ \quot p_1 \ZZ)^n \times \cdots \times (\ZZ \quot p_k \ZZ)^n)
\cong \Aut((\ZZ \quot p_1 \ZZ)^n) \times
\cdots \times \Aut((\ZZ \quot p_k \ZZ)^n,
\]
dove si è usato sia il Teorema cinese del resto, sia
il fatto per cui $\MCD(p_i, p_j) = 1$ per $i \neq j$.
\end{example}
\begin{example}[$\Aut(\ZZ \quot 2 \ZZ \times \ZZ \quot 2 \ZZ) \cong S_3$ e altre proprietà]
Ora che è chiara la visualizzazione in senso vettoriale
di $(\ZZ \quot p \ZZ)^n$, si possono elencare alcune
proprietà di $\ZZmod2 \times \ZZmod2$. \medskip
Innanzitutto, benché $\ZZmod2 \times \ZZmod2$ sia abeliano,
$\Aut(\ZZmod2 \times \ZZmod2) \cong \GL_2(\ZZmod2)$ non
lo è. Inoltre, ogni sottogruppo proprio e non banale di
$\ZZmod2 \times \ZZmod2$ non è caratteristico: ogni
tale sottogruppo è vettorialmente una retta (infatti
$\ZZmod2 \times \ZZmod2$ ha dimensione due), e quindi
è sufficiente costruire un automorfismo che manda tale
retta in un'altra. \medskip
Infine, sempre perché $\Aut(\ZZmod2 \times \ZZmod2) \cong \GL_2(\ZZmod2)$, si può visualizzare facilmente l'isomorfismo
tra $\Aut(\ZZmod2 \times \ZZmod2)$ e $S_3$. Infatti,
$\GL_2(\ZZmod2)$ si compone di $6$ matrici, nella
seguente bigezione con $S_3$:
\[
\Matrix{1 & 0 \\ 0 & 1} \bij e, \quad
\Matrix{0 & 1 \\ 1 & 0} \bij (1, 2), \quad
\Matrix{1 & 1 \\ 0 & 1} \bij (2, 3),
\]
\[
\Matrix{1 & 0 \\ 1 & 1} \bij (1, 3), \quad
\Matrix{0 & 1 \\ 1 & 1} \bij (1, 2, 3) \quad
\Matrix{1 & 1 \\ 1 & 0} \bij (1, 3, 2).
\]
\vskip 0.1in
Infine, poiché $\Aut(\ZZmod2 \times \ZZmod2) \cong
S_3 \cong \Aut(S_3)$, $\ZZmod2 \times \ZZmod2$ e
$S_3$ formano un esempio di gruppi non isomorfi
(in particolare uno è abeliano e l'altro no) i cui
gruppi di automorfismo sono isomorfi.
\end{example}
\end{document}
@@ -0,0 +1,245 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il gruppo delle permutazioni}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $X_n$ si indicherà l'insieme
$\{1, \ldots, n\}$ e con $G$ un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Si definisce brevemente il \textbf{gruppo delle permutazioni} $S_n$ come il gruppo
delle bigezioni su $G$, ossia $S(X_n)$. Si deduce facilmente che
$\abs{S_n} = n!$ dal momento che vi sono esattamente $n!$ scelte possibili
per costruire una bigezione da $X_n$ in $X_n$ stesso. \medskip
Si definisce
l'\textbf{azione naturale} di $S_n$ su $X_n$ come l'azione $\varphi : S_n \to S(X_n)$
tale per cui $\sigma \xmapsto{\varphi} [n \mapsto \sigma(n)]$. In particolare,
per $H \leq S_n$, si definisce la sua azione naturale come la restrizione dell'azione
naturale di $S_n$ su $H$. Un sottogruppo $H$ si dice \textit{transitivo} se la
sua azione naturale è transitiva. Si osserva che ogni tale azione naturale è fedele
(infatti $\sigma \in S_n$ fissa tutto $X_n$ solo se è l'identità di $S_n$). Si illustra allora subito un risultato sui
sottogruppi abeliani transitivi di $S_n$:
\begin{proposition}
Sia $H$ un sottogruppo abeliano transitivo di $S_n$. Allora
$\abs{H} = n$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Dal Teorema orbita-stabilizzatore, $\abs{H} = \abs{\Stab(i)} \abs{\Orb(i)}$. Poiché
$H$ è un sottogruppo transitivo, $\abs{\Orb(i)} = n$, e quindi è sufficiente
verificare che $\Stab(i)$ sia banale. \medskip
Ogni $\Stab(i)$ è coniugato
ad ogni altro $\Stab(j)$, sempre per la transitività dell'azione; poiché allora $H$ è abeliano, in particolare $\Stab(i)$ coincide con
ogni altro stabilizzatore. Pertanto $\sigma \in \Stab(i)$ se e solo se
$\sigma$ appartiene al nucleo dell'azione naturale di $H$, ossia
a $\cap_{x=1}^n \Stab(x)$, e quindi se e solo se $\sigma = e$. Si conclude dunque
che $\Stab(i)$ è banale e quindi che $\abs{H} = n$.
\end{proof}
\begin{proof}[Dimostrazione alternativa]
Se $H$ è un sottogruppo transitivo di $S_n$,
allora la sua azione naturale agisce fedelmente e
transitivamente su $X_n$. Poiché però $H$ è anche
abeliano, l'azione è anche libera, e dunque ogni
stabilizzatore è banale. Pertanto, per il
Teorema orbita-stabilizzatore, $\abs{H} =
\abs{\Stab(1)} \abs{\Orb(1)} = n$.
\end{proof}
\begin{example}[Il gruppo di Klein $V_4$]
In $S_4$, e in particolare in $A_4$, esiste un sottogruppo normale non banale
molto particolare\footnote{
Pertanto $A_4$ non è semplice.
}, il cosiddetto\footnote{
La lettere $V$ è dovuta al termine \textit{vier}, che in tedesco
significa ``quattro''.
} \textbf{gruppo di Klein} $V_4$, dove:
\[ V_4 = \{ e, (1, 2)(3, 4), (1, 3)(2, 4), (1, 4)(2, 3) \}. \]
Tale sottogruppo è abeliano e transitivo (e quindi, per il risultato di prima,
$\abs{V_4} = 4$, come si osserva facilmente). Poiché ogni suo elemento ha
ordine $2$ (e in particolare $V_4$ non è ciclico), $V_4$ deve necessariamente
essere isomorfo a $\ZZmod2 \times \ZZmod2$. Pertanto $V_4$ è il più piccolo
gruppo non ciclico per ordine (a meno di isomorfismo).
\end{example}
Come è noto, ogni $\sigma \in S_n$ può scriversi come prodotto di cicli
disgiunti. Di seguito si introduce un modo formale per descrivere questi
cicli. \medskip
Si consideri l'azione naturale di $\gen{\sigma}$. Allora i cicli di $\sigma$ sono esattamente
le orbite di $\sigma$ ordinate nel seguente modo:
\[ \Orb(x) = \{ x, \sigma(x), \dots, \sigma^m(x) \}. \]
Si osserva che in effetti tutti gli elementi di $X$ sono considerati nella
scrittura delle orbite dal momento che tali orbite inducono una partizione
di $X$ (infatti sono classi di equivalenza). Si definisce inoltre una
permutazione \textit{ciclo} se esiste al più un'unica orbita di cardinalità diversa
da $1$ e si dice \textit{lunghezza del ciclo} la cardinalità di tale orbita (o se non esiste, si dice che ha lunghezza unitaria). Due cicli si dicono disgiunti se almeno uno dei due è l'identità o se le loro uniche orbite non banali hanno intersezione nulla (e in entrambi i casi, commutano). Per ogni $k$-ciclo esistono esattamente $k$ scritture
distinte (in funzione dell'elemento iniziale del ciclo). \medskip
Pertanto si deduce facilmente che ogni permutazione $\sigma$ è prodotto
di cicli disgiunti in modo unico (a meno della scelta del primo elemento
dell'orbita). Poiché allora ogni $n$-ciclo è generato dalla composizione
di $n-1$ trasposizioni ($2$-cicli) e ogni permutazione è prodotto di cicli,
$S_n$ è generato dalle trasposizioni. Infatti:
\[ (a_1, \dots, a_i) = (a_1, a_i) \circ (a_1, a_{i-1}) \circ \cdots \circ (a_1, a_2), \]
o altrimenti:
\[ (a_1, \dots, a_i) = (a_1, a_2) \circ (a_2, a_3) \circ \cdots \circ (a_{i-1}, a_i), \]
da cui si deduce che la scrittura come prodotto di
trasposizioni non è unica. Ciononostante viene sempre mantenuta la parità
del numero di trasposizioni impiegate. \medskip
Per questo motivo la mappa $\sgn : S_n \to \{\pm 1\}$ che vale $1$ sulle
permutazioni con numero pari di trasposizioni impiegabili e $-1$ sul resto
è ben definita. Inoltre questa mappa è un omomorfismo di gruppi, e si
definisce $\An := \Ker \sgn$ come il sottogruppo di $S_n$ delle permutazioni
pari, detto anche \textit{gruppo alterno}. La classe laterale $(1, 2) \An$
rappresenta invece le permutazioni dispari. \medskip
In particolare, se $\sigma_k$ è un $k$-ciclo, $\sgn(\sigma_k) = (-1)^{k-1}$ e $\ord(\sigma_k) = k$. Si osserva inoltre che vi sono esattamente $\binom{n}{k} \frac{k!}{k} =
\binom{n}{k} (k-1)!$ $k$-cicli in $S_n$ e che in generale l'ordine
di una permutazione è il minimo comune multiplo degli
ordini dei suoi cicli. In particolare vale la seguente identità\footnote{
Si verifica facilmente che il prodotto a destra fornisce un omomorfismo. Allora
è sufficiente mostrare che è ben definito e che vale $-1$ sulle trasposizioni.
Se si considera $\sigma = (a, b)$, per $i$ e $j$ tali per cui
$\{i, j\} \cap \{a, b\} = \emptyset$ il termine della produttoria è unitario;
per $\{i, j\} = \{a, b\}$ il termine è $-1$ e per un'intersezione di un solo
termine si osserva che vi sono due termini del prodotto che valgono $-1$ e
che moltiplicati si annullano nell'unità. Poiché $\sgn$ vale anch'esso $-1$ sulle trasposizioni, i due omomorfismi coincidono (infatti le trasposizioni generano $S_n$).
}:
\[ \sgn(\sigma) = \prod_{1 \leq i < j \leq n} \frac{\sigma(i) - \sigma(j)}{i - j}. \]
Si definisce \textit{tipo} di una permutazione $\sigma$ la sua decomposizione
in cicli disgiunti a meno degli elementi presenti nei cicli. Sia $\sigma$
tale per cui:
\[ \sigma = (a_1, a_2, \ldots, a_{k_1}) (b_1, \ldots, b_{k_2}) \cdots (c_1, \ldots, c_{k_i}), \]
allora vale la seguente relazione sul coniugio:
\[ \tau \sigma \tau\inv = (\tau(a_1), \tau(a_2), \ldots, \tau(a_{k-1})) (\tau(b_1), \ldots, \tau(b_{k_2})) \cdots (\tau(c_1), \ldots, \tau(c_{k_i})). \]
A partire da ciò vale il seguente risultato:
\begin{proposition}
Due permutazioni $\sigma_1$, $\sigma_2$ sono \textit{coniugabili}
(ossia appartengono alla stessa classe di coniugio) se e solo se
hanno lo stesso tipo.
\end{proposition}
\begin{proof}
Dalla seguente identità, se $\sigma_1$ è coniugata rispetto a
$\sigma_2$, sicuramente le due permutazioni dovranno avere lo stesso
tipo. Analogamente, se le due permutazioni hanno lo stesso tipo,
si può costruire $\tau$ che associ ogni elemento di
un ciclo di $\sigma_1$ a un elemento nella stessa posizione in un ciclo
di $\sigma_2$ della stessa lunghezza in modo tale che $\tau$ rimanga
una permutazione di $S_n$ e che valga $\sigma_2 = \tau \sigma_1 \tau\inv$.
\end{proof}
Come corollario di questo risultato, se $m_1$ rappresenta il numero di $1$-cicli di $\sigma$, $m_2$ quello dei suoi $2$-cicli, fino a $m_k$, vale il seguente risultato:
\[ \abs{\Cl(\sigma)} = \frac{n!}{m_1! \, 1^{m_1} \, m_2! \, 2^{m_2} \cdots m_k! \, k^{m_k}}, \]
e in particolare esistono tante classi di coniugio quante partizioni di $n$.
Come conseguenza di questo risultato, per il Teorema orbita-stabilizzatore,
vale che:
\[ \abs{Z_{S_n}(\sigma)} = m_1! \, 1^{m_1} \, m_2! \, 2^{m_2} \cdots m_k! \, k^{m_k}, \]
dove si ricorda\footnote{
Infatti $Z_{S_n}(\sigma)$ è lo stabilizzatore di $\sigma$ nell'azione di coniugio.
} che due permutazioni coniugano $\sigma$ nella stessa permutazione
$\rho$ se queste due permutazioni fanno parte della stessa classe in $G \quot Z_{S_n}(\sigma)$. Infine,
sempre come corollario dello stesso risultato,
se $H \leq S_n$, $H$ è normale in $S_n$ se e solo se per ogni tipo di
permutazione $H$ contiene
tutte le permutazioni di quel tipo o nessuna. \medskip
Per calcolare il centralizzatore di una permutazione $\sigma \in S_n$, la
strategia generale si compone di due passi fondamentali: computare il
numero di elementi del centralizzatore tramite il Teorema orbita-stabilizzatore
(come visto precedentemente) e poi ``indovinare'' dei sottogruppi con
cui $\sigma$ commuta che, combinati tramite il prodotto di sottogruppi,
danno esattamente il numero calcolato inizialmente.
\begin{example}
Sia $\sigma = \overbrace{(1,2,3,4)}^{\sigma_1}\overbrace{(5,6,7)}^{\sigma_2}\overbrace{(8,9)}^{\sigma_3} \in S_9$. Si calcola $Z_{S_9}(\sigma)$.
Tramite il Teorema orbita-stabilizzatore, vale che:
\[ Z_{S_9}(\sigma) = 1! \cdot 4 \cdot 1! \cdot 3 \cdot 1! \cdot 2 = 4! = 24. \]
Si osserva facilmente che $\sigma$ commuta con $\sigma_1$, $\sigma_2$ e
$\sigma_3$, e quindi $\gen{\sigma_i} \leq Z_{S_9}(\sigma)$ $\forall i \in \{1,2,3\}$.
In particolare $\gen{\sigma_i}$ commuta sempre con $\gen{\sigma_j}$ per $i \neq j$,
dal momento che questi cicli sono tutti disgiunti. Si considera\footnote{
Poiché $\sigma_i$ commuta con $\sigma_j$, questo sottogruppo è ben definito.
} il
sottogruppo $H = \gen{\sigma_1}\gen{\sigma_2}\gen{\sigma_3}$: ogni suo elemento
è esprimibile in modo unico come prodotto di una potenza di $\sigma_1$, di
$\sigma_2$ e di $\sigma_3$, e quindi $\abs{H} = \abs{\gen{\sigma_1}} \abs{\gen{\sigma_2}} \abs{\gen{\sigma_3}} = 4 \cdot 3 \cdot 2 = 24$; poiché
allora $H \leq Z_{S_9}(\sigma)$ ha lo stesso numero di elementi del centralizzatore,
$Z_{S_9}(\sigma) = H$. Infine, dal
momento che $\gen{\sigma_i} \cap (\gen{\sigma_j} \gen{\sigma_k})$ per ogni
$i$, $j$, $k$ distinti in $\{1, 2, 3\}$, $H \cong \gen{\sigma_1} \times \gen{\sigma_2} \times \gen{\sigma_3}$, e dunque:
\[ Z_{S_9}(\sigma) \cong \ZZmod4 \times \ZZmod3 \times \ZZmod2 \cong \ZZmod{12} \times \ZZmod2. \]
\end{example} \bigskip
Si osserva adesso che $\An$ può scriversi come il sottogruppo generato dai
$2-2$-cicli, infatti ogni permutazione pari è prodotto di un numero pari di trasposizioni,
che possono dunque essere ridotte a $2-2$-cicli. Allo stesso tempo allora
$\An$ è generato dai $3$-cicli se $n \geq 3$. Si consideri infatti $(i, j)(k, l)$. Se
$\{i, j\} \cap \{k, l\} = 2$, $(i, j) = (k, l)$, e quindi $(i, j)(k, l) = e$;
se $\{i, j\} \cap \{k, l\} = 1$, si può assumere senza perdita di generalità che
$k = i$, da cui $(i, j)(i, l) = (i, l, j)$, un $3$-ciclo; se invece $\{i, j\} \cap \{k, l\} = 0$,
$(i, j)(k, l) = (i, j)(j, k)(j, k)(k, l) = (i, j, k)(j, k, l)$, e quindi
$(i, j)(k, l)$ è prodotto di due $3$-cicli. Pertanto si è dimostrato
che $\An = \gen{(i, j)(k, l) \mid i, j, k, l \in X_n} \subseteq \gen{(i, j, k) \mid i, j, k \in X_n}$; allo stesso tempo ogni $3$-ciclo è una permutazione
pari, e quindi vale anche l'inclusione inversa. \medskip
Si consideri adesso $S_n'$, il sottogruppo derivato di $S_n$. Poiché $S_n$ è abeliano
per $n \in \{ 1, 2 \}$, in tal caso $S_n' = \{e\}$; in tutti gli altri casi
$S_n'$ non può essere uguale a $\{e\}$, altrimenti $S_n$ sarebbe abeliano. Si osserva
che $[(i,j), (j,k)]$ con $i$, $j$ e $k$ distinti si scrive come:
\[ [(i,j), (j,k)] = (i, j) (j, k) (i, j)\inv (j, k)\inv = (i, k) (j, k) = (i, k, j), \]
e quindi si deduce che $\gen{(i, j, k) \mid \abs{\{i, j, k\}} = 3} = \An$ è un sottogruppo
di $S_n'$. Inoltre\footnote{
Alternativamente $[S_n : S_n']$ deve dividere $[S_n : \An] = 2$, e quindi,
poiché $S_n \neq S_n'$, è necessario che $S_n'$ sia esattamente $\An$.
} l'omomorfismo $\sgn$ ha come codominio un gruppo abeliano isomorfo
a $\ZZmod2$, e quindi $S_n' \subseteq \Ker \sgn = \An$. Si conclude dunque che
$S_n' = \An$ e che ${S_n}_{\,ab} = S_n \quot \An \cong \{\pm 1\} \cong \ZZmod2$ per $n \geq 3$. Pertanto adesso è immediato il seguente risultato:
\begin{proposition}
Sia $H$ un gruppo abeliano. Allora $\Hom(S_n, H) \bij \Hom(\ZZmod2, H)$.
\end{proposition}
In particolare, vi sono tanti omomorfismi non banali in $\Hom(S_n, H) \bij \Hom(\ZZmod2, H)$ quanti elementi di ordine $2$ vi sono in $H$. \bigskip
Si ricercano adesso le classi di coniugio in $\An$. Si osserva innanzitutto che,
se $\sigma \in \An$, $\Cl_{\An}(\sigma) \subseteq \Cl_{\Sn}(\sigma)$. Inoltre,
per il Teorema orbita-stabilizzatore, vale che:
\[ \abs{\Cl_{\An}(\sigma)}(\sigma) = \frac{\abs{\An}}{\abs{Z_{\An}(\sigma)}} =
\frac{\abs{S_n}/2}{\abs{Z_{\Sn}(\sigma) \cap \An}}. \]
Poiché\footnote{
È sufficiente osservare che $Z_{\Sn}(\sigma) \cap \An = \Ker(\restr{\sgn}{\An})$,
e dunque che $Z_{\Sn}(\sigma) \quot{(Z_{\Sn}(\sigma) \cap \An)}$ può essere
isomorfo tramite il Primo teorema di isomorfismo soltanto a $\{1\}$ o
a $\{\pm1\}$.
} $Z_{\Sn}(\sigma) \cap \An$ in $Z_{\Sn}(\sigma)$ ha indice $1$ se
$Z_{\Sn}(\sigma) \subseteq \An$ e $2$ altrimenti, vale che:
\begin{itemize}
\item $\abs{\Cl_{\An}(\sigma)}(\sigma) = \frac{1}{2} \abs{\Cl_{\Sn}(\sigma)}$, se $Z_{\Sn}(\sigma) \subseteq \An$,
\item $\abs{\Cl_{\An}(\sigma)}(\sigma) = \abs{\Cl_{\Sn}(\sigma)}$, altrimenti.
\end{itemize}
\end{document}
@@ -0,0 +1,240 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il gruppo diedrale e i suoi sottogruppi}
\maketitle
In questo documento si definisce il gruppo diedrale e si illustrano
le sue proprietà principali, a partire da come sono costruiti i suoi
sottogruppi. \medskip
Sia $n \geq 3$. Si definisce \textbf{gruppo diedrale}, denotato\footnote{
Alcuni testi denotano il gruppo diedrale come $D_{2n}$, dal
momento che vale $\abs{D_n} = 2n$.
} come $D_n$, il gruppo delle isometrie del piano $\RR^2$ che mappano i vertici di
un poligono regolare centrato nell'origine con $n$ lati in sé stessi. \medskip
Si verifica facilmente che $D_n$ è un gruppo:
\begin{itemize}
\item Ammette un'identità, che coincide con l'identità delle isometrie,
\item La composizione di due isometrie che mappano i vertici del poligono in
sé stessi è ancora un'isometria che lascia fissi i vertici del poligono,
\item Ogni isometria per cui i vertici del poligono rimangono fissi ammette
un'inversa con la stessa proprietà\footnote{
Si ricorda che ogni isometria è invertibile a prescindere.
}\footnote{
Dal momento che $D_n$ ha cardinalità $2n$, come mostrato dopo, questa
condizione è automaticamente verificata come conseguenza della finitezza
di $D_n$.
}.
\end{itemize}
In particolare, se $\sigma \in D_n$, $\sigma$ permuta i vertici del poligono (pertanto
si può visualizzare $D_n$ come un sottogruppo naturale di $S_n$). Denotando con
$r$ la rotazione primitiva del gruppo (ossia una rotazione di $\frac{2\pi}{n}$ gradi in
senso antiorario) e con $s$ la simmetria rispetto all'asse $y$, si osserva che
ogni elemento della forma $s r^k$ con $k \in \ZZ$ è ancora una simmetria, benché non
per forza rispetto all'asse $y$\footnote{
La matrice associata di $s$ nella base canonica è $-1 E_{11} + E_{22}$, e quindi deve valere $\det(s) = -1$. Al contrario $r \in \SOO(2)$, e quindi $\det(r) = 1$. Si conclude pertanto che
$\det(s r^k) = \det(s) \det(r)^k = -1$, e dunque che $s r^k$ deve obbligatoriamente
appartenere alla classe laterale $s \SOO(2)$ delle riflessioni.
}. In particolare, per $n$ pari, le riflessioni di $D_n$ sono esattamente le riflessioni
rispetto alle rette passanti per i vertici o per i punti medi del poligono. \medskip
Dal momento che $\sigma \in D_n$ è in particolare una isometria, e quindi
un'applicazione lineare, $\sigma$ è completamente determinata da
$\sigma(V_1)$ e $\sigma(V_2)$, dove $V_i$ sono i vertici del poligono numerati
in senso antiorario. In particolare, se $\sigma(V_1) = V_k$, allora
$\sigma(V_2)$, affinché venga preservata la distanza, può valere\footnote{
Per semplicità si pone $V_0 := V_n$ e $V_{n+1} := V_1$.
} o
$V_{k-1}$ o $V_{k+1}$. Pertanto vi sono al più $2n$ scelte possibili di
$\sigma(V_1)$ e $\sigma(V_2)$ (e quindi $\abs{D_n} \leq 2n$). D'altra parte
si osserva che tutti gli elementi $1$, $r$, ..., $r^{n-1}$, $s$, $sr$, ..., $s r^{n-1}$
sono distinti:
\begin{itemize}
\item Gli $r^k$ con $0 \leq k \leq \ord(r) - 1$ sono tutti distinti e $\ord(r)$ vale
esattamente\footnote{
Infatti $r$ è rappresentato in $\SOO(2)$ dalla matrice $\SMatrix{
\cos(\frac{2\pi}{n}) & -\sin(\frac{2\pi}{n}) \\
\sin(\frac{2\pi}{n}) & \cos(\frac{2\pi}{n})
}$, che ha ordine esattamente $n$.
} $n$,
\item Gli $sr^k$ con $0 \leq k \leq n - 1$ sono tutti distinti, altrimenti
la precedente osservazione sarebbe contraddetta,
\item Nessun $r^i$ coincide con un $s r^j$, dal momento che i loro determinanti
sono diversi ($\det(r^i) = 1$, mentre $\det(s r^j) = -1$). In particolare
$r^i \in \SOO(2)$, mentre $s r^j \in s \SOO(2)$.
\end{itemize}
Pertanto $\abs{D_n} \geq 2n$, e quindi $\abs{D_n} = 2n$. Si conclude inoltre
che $D_n$ è generato da $r$ e da $s$, e quindi che $D_n = \gen{r, s}$. Esistono
dunque due sottogruppi naturali di $D_n$:
\[ \rotations := \gen{r} \cong \ZZ \quot n\ZZ, \quad \gen{s} \cong \ZZ \quot 2\ZZ. \]
\begin{proposition}
Vale l'identità $s r s\inv = r\inv$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si sviluppa $s r s\inv$ in termini matriciali, considerando
$s = \SMatrix{
-1 & 0 \\
0 & 1
}$ e $r = \SMatrix{
\cos(\frac{2\pi}{n}) & -\sin(\frac{2\pi}{n}) \\
\sin(\frac{2\pi}{n}) & \cos(\frac{2\pi}{n})
}$:
\[ s r s\inv = \Matrix{
\cos(\frac{2\pi}{n}) & \sin(\frac{2\pi}{n}) \\
-\sin(\frac{2\pi}{n}) & \cos(\frac{2\pi}{n})
}, \]
ottenendo la matrice associata a $r\inv$ nella base canonica.
\end{proof}
In generale vale dunque che $s r^k s\inv = r^{-k}$. Si deduce allora la presentazione del gruppo $D_n$:
\[ D_n = \gen{r,s \mid r^n = 1, s^2 = 1, s r s\inv = r\inv}. \]
\begin{example}[Sottogruppi di $S_n$ isomorfi al gruppo diedrale]
Si consideri il sottogruppo $H$ di $S_5$ generato da
$r = (1, 2, 3, 4, 5)$ e $s = (2, 3)(4, 5)$. L'ordine di $r$ è
esattamente $5$, mentre $s^2 = 1$. Allo stesso tempo vale che
$s r s\inv = r\inv$, e quindi tale sottogruppo è isomorfo a $D_5$.
Tale identificazione si può verificare più facilmente osservando
come $r$ ed $s$ agiscono sul seguente pentagono:
\[\begin{tikzcd}[cramped,column sep=small,row sep=scriptsize]
&& 1 \\
\\
2 &&&& 5 \\
\\
& 3 && 4
\arrow["r", tail reversed, no head, from=3-5, to=5-4]
\arrow["r"', from=3-5, to=1-3]
\arrow["r"', from=1-3, to=3-1]
\arrow["r"', from=3-1, to=5-2]
\arrow["s", tail reversed, from=5-2, to=5-4]
\arrow["s"', tail reversed, from=3-5, to=3-1]
\arrow["r"', curve={height=12pt}, from=5-2, to=5-4]
\end{tikzcd}\]
\end{example}
\smallskip
Si descrivono adesso tutti i sottogruppi di $D_n$. Innanzitutto, in $\rotations$
per ogni $d \mid n$ esiste un unico sottogruppo di ordine $d$ dal momento che
$\rotations$ è ciclico. Pertanto ogni tale sottogruppo assume la forma
$\gen{r^{\frac{n}{d}}}$. Inoltre, dal momento che\footnote{
Infatti ogni elemento di $D_n$, come visto prima, è della forma $r^k$ o $s r^k$.
} $[D_n : \rotations] = 2$, $\rotations$ è un sottogruppo normale di
$D_n$. Allora, poiché $\rotations$ è normale in $D_n$ e ogni sottogruppo
$H \leq \rotations$ è caratteristico\footnote{
Per ogni ordine di $\rotations$ esiste un unico sottogruppo $H \leq \rotations$,
e quindi tale sottogruppo deve essere caratteristico.
} in $D_n$, ogni sottogruppo di $\rotations$ è normale anche in $D_n$. \medskip
Sia ora $H$ un sottogruppo di $D_n$ con $H \not\subseteq \rotations$. Si consideri
la proiezione al quoziente mediante $\rotations$, ossia $\pi_\rotations : D_n \to D_n /
\rotations$. Chiaramente deve valere che $\pi_\rotations(H) = D_n / \rotations$: l'unica
altra possibilità è che $\pi_\rotations(H)$ sia $\{\rotations\}$, e quindi che
$H \subseteq \Ker \pi_\rotations = \rotations$, \Lightning. \medskip
Si consideri adesso
la restrizione di $\pi_\rotations$ ad $H$, $\restr{\pi_\rotations}{H} : H \to D_n / \rotations$. Vale in particolare che $\Ker \restr{\pi_\rotations}{H} = H \cap \Ker \pi_\rotations = H \cap \rotations$ e che $\Im \restr{\pi_\rotations}{H} = D_n / \rotations$
(da prima vale infatti che $\pi_\rotations(H) = D_n / \rotations$). Allora, per il Primo
teorema di isomorfismo, vale che:
\[ \frac{H}{H \cap \rotations} \cong D_n \quot \rotations, \]
da cui si deduce che $\abs{H} = 2 \abs{H \cap \rotations}$. In particolare $H \cap \rotations$ è un sottogruppo di $\rotations$, e quindi esiste $d \mid n$ tale per cui
$H \cap \rotations = \gen{r^d}$, con $\abs{H \cap \rotations} = \frac{n}{d}$. \medskip
Sia ora $s r^k$ una simmetria di $H$.
Innanzitutto si osserva che $\gen{r^d}$ è normale in $D_n$ e quindi
$\gen{ r^d }\gen{ s r^k }$ è effettivamente un sottogruppo di $D_n$. Dal momento che\footnote{
Infatti l'unica rotazione che è anche una simmetria è l'identità.
}
$\gen{ r^d } \cap \gen{ s r^k } = \{ e \}$, allora $\abs{\gen{ r^d } \gen{ s r^k }} = \abs{\gen{r^d}} \abs{\gen{s r^k}} = \frac{2n}{d}$. Anche $\abs{H} = \frac{2n}{d}$ e
quindi, per questioni di cardinalità, $H = \gen{ r^d } \gen{ s r^k } = \gen{ r^d, s r^k }$.
\medskip
In conclusione, ogni sottogruppo di $D_n$ è della forma $\gen{r^d}$ o della forma
$\gen{r^d, sr^k}$. Si mostra adesso che per $0 \leq k < d < n$ e $d \mid n$ la
classificazione è unica e completa. Chiaramente è completa, dal momento che
$d$ si può sempre ridurre in modulo $n$ e che per $k>d$ si può moltiplicare
$sr^k$ per riottenere una riflessione con esponente minore di $d$. \medskip
Si verifica adesso che è vi è un solo modo di esprimere un sottogruppo in queste
condizioni. Se $H_1 := \gen{r^{d_1}, s r^{k_1}} = \gen{r^{d_1}, s r^{k_1}} =: H_2$, allora
in particolare $H_1 \cap \rotations = \gen{r^{d_1}} = \gen{r^{d_2}} = H_2 \cap \rotations$,
da cui si deduce facilmente che $d_1 = d_2$. Sia ora $s r^{k_1} r^{t d_1} =
s r^{k_2} r^{t' d_2}$ con $t$, $t' \in \ZZ$. Allora deve valere che:
\[ r^{k_1 + t d_1} =r^{k_2 + t' d_2} \iff k_1 + t d_1 \equiv k_2 + t' d_2 \pod n, \]
e quindi, se $d := d_1 = d_2$, questo implica che:
\[ k_1 \equiv k_2 \pod d \implies k_1 = k_2 \impliedby 0 \leq k_1, k_2 < d. \]
Pertanto esistono esattamente\footnote{
La scrittura $d(n)$ indica il numero di divisori di $n$, mentre $\sigma(n)$ indica la
somma dei divisori di $n$. Infatti per ogni divisore $d$ di $n$ si conta un
sottogruppo ciclico $\gen{r^d}$ e un sottogruppo della forma $\gen{r^d, sr^h}$
con $0 \leq h < d$ (e quindi $d$ sottogruppi di questo tipo).
} $d(n) + \sigma(n)$ sottogruppi di $D_n$. \bigskip
Si studiano adesso i sottogruppi normali di $D_n$. Come già visto, i sottogruppi di
$\rotations$ sono tutti normali in $D_n$. Si studiano dunque soltanto i gruppi
della forma $\gen{r^d, s r^h}$. Si ricorda che il sottogruppo
$H = \gen{r^d, s r^h}$ è normale se e solo se $N_G(H) = G$, ossia se il suo
normalizzatore è tutto $G$. In particolare questo è vero se i generatori di $G$
appartengono a $N_G(H) = G$ e quindi se $r H r\inv = H$ e se $s H s\inv = H$.
In particolare\footnote{
Si è utilizzata la relazione $g \gen{g_1, \ldots, g_i} g\inv = \gen{g g_1 g\inv, \ldots, g g_i g\inv}$.
} si deve studiare quando valgono le seguenti identità:
\[
\gen{r^d, s r^h} = \underbrace{\gen{r^d, s r^{h-2}}}_{r H r\inv},
\qquad \gen{r^d, s r^h} = \underbrace{\gen{r^{-d}, r^h s\inv}}_{s H s\inv} =
\gen{r^d, s r^{-h}}.
\]
La prima identità è vera se e solo se $h \equiv h-2 \pod d$, e quindi se e solo
se $d \mid 2$. Pertanto $d$ può valere solo $1$ o $2$: se $d = 1$, $H$ è
esattamente $\gen{r, s} = D_n$; se invece $d = 2$, $H$ può essere soltanto
$\gen{r^2, s}$ o $\gen{r^2, s r}$. Ciononostante, nel caso $d = 2$, dal momento
che $d \mid n$, $n$ deve essere pari (e quindi se $n$ è dispari, $D_n$ non ammette
sottogruppi normali non banali, ed è in particolare semplice). \medskip
Si consideri dunque $n$ pari. È sufficiente controllare che per $d = 2$ valga
anche la seconda identità, ossia che valga $h \equiv -h \pod 2$, sempre verificata.
Si conclude dunque con la seguente classificazione:
\begin{itemize}
\item se $n$ è dispari, $D_n$ ammette come sottogruppi normali soltanto
$D_n$, $\{ e \}$ e i sottogruppi di $\rotations$,
\item se $n$ è pari, $D_n$ ammette come sottogruppi normali tutti quelli
del caso dispari insieme a $\gen{r^2, s}$ e $\gen{r^2, s r}$.
\end{itemize}
Si illustrano adesso le classi di coniugio più importanti in $D_n$. Si consideri
per esempio $\Cl(r)$. Dal momento che $D_n \supseteq Z_{D_n}(r) \subseteq \rotations$
e che $[D_n : \rotations] = 2$, allora $Z_{D_n}(r)$ può essere o tutto $D_n$ o
soltanto $\rotations$. Infatti, poiché $\rotations \leq Z_{D_n}(r)$,
$n \mid Z_{D_n}(r)$, e quindi:
\[ 2 = \abs{D_n/\rotations} = \abs{D_n \quot Z_{D_n}(r)} \abs{Z_{D_n} \quot \rotations}, \]
da cui si ricava che un fattore tra $\abs{D_n \quot Z_{D_n}(r)}$ e
$\abs{Z_{D_n} \quot \rotations}$ deve valere $1$. Se $Z_{D_n}(r)$ fosse uguale a
$D_n$, allora $r$ apparterrebbe a $Z(D_n)$, e quindi deve valere la seguente identità:
\[ sr = rs \implies r\inv = r, \]
mai verificata in $D_n$ (per $n \geq 3$), \Lightning. Quindi $Z_{D_n}(r) = \rotations$,
e allora, per il Teorema orbita-stabilizzatore, $\abs{\Cl(r)} = \abs{D_n} \quot {\left\lvert \mathcal{R} \right\rvert} = 2$. In particolare sia $r$ che $s r s\inv = r\inv$ sono distinti,
e quindi:
\[ \Cl(r) = \{r, r\inv\}. \] %TODO: mostrare il fatto in generale
\end{document}
@@ -0,0 +1,78 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Commutatore e gruppo derivato}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $G$ si indicherà un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Siano $g$ e $h$ due elementi di $G$. Si definisce allora il loro \textbf{commutatore}
come l'elemento $[g, h] = ghg\inv h\inv$. Tale elemento formalizza il concetto di
``misura di commutatività'', ossia identifica formalmente quanto $g$ e $h$ commutano.
Infatti vale che:
\[ [g,h] = e \iff gh=hg. \]
Si definisce allora il \textbf{gruppo derivato} di $G$, indicato con $G'$, come
il sottogruppo di $G$ generato dai commutatori:
\[ G' = \gen{[g, h] \mid g, h \in G}. \]
Si osserva che $[g, h] [h, g] = ghg\inv h\inv hg h\inv g\inv = e$, e quindi
che $[g, h]\inv = [h, g]$. In particolare valgono alcune proprietà particolari
per $G'$, riassunte dalla:
\begin{proposition}
Sia $N$ un sottogruppo normale di $G$ e sia $H$ un gruppo abeliano. Allora:
\begin{enumerate}[(i)]
\item $G'$ è un gruppo caratteristico,
\item $G \quot G'$ è un gruppo abeliano, ed è indicato come
$G_{ab}$, \textbf{l'abelianizzato di $G$},
\item Se $G \quot N$ è abeliano, $G' \leq N$\footnote{
In un certo senso, questo punto dimostra che la scelta di definire
$G_{ab}$ è tutt'altro che data al caso. $G_{ab}$ è infatti il ``più stretto
parente'' abeliano di $G$. Si osservi anche che $G$ abeliano
$\implies$ $G' = \{e\}$ $\implies$ $G_{ab} \cong G$.
},,
\item Se $H$ è abeliano, ogni omomorfismo $\varphi \in \Hom(G, H)$ è
tale per cui $G' \leq \Ker \varphi$, e quindi
$\Hom(G, H)$ può identificarsi con $\Hom(G/G', H) =
\Hom(G_{ab}, H)$.
\end{enumerate}
\end{proposition}
\begin{proof}
Si dimostrano le tesi punto per punto.
\begin{enumerate}[(i)]
\item Se si pone $S = \{ [x, y] \mid x, y \in G \}$ (ossia $S$ è l'insieme dei
generatori di $G'$ dacché $S\inv = S$), è sufficiente mostrare che per $\varphi \in \Aut(G)$
vale che $\varphi(S) = S$. Allora $\varphi([x, y]) = \varphi(x) \varphi(y)
\varphi(x)\inv \varphi(y)\inv = [\varphi(x), \varphi(y)] \in S$, mostrando
dunque che $G'$ è caratteristico.
\item $G \quot G'$ è un gruppo perché $G'$, in quanto caratteristico, è
normale. Siano $x$, $y \in X$, allora $xyG' = yxG'$ perché
$xy(yx)\inv = xyx\inv y \inv = [x, y] \in G'$ per definizione, e quindi
$G_{ab}$ è abeliano.
\item Se $G \quot N$ è abeliano, $xyN = yxN \implies xy(yx)\inv \in N \implies
[x, y] \in N$. Poiché allora $S \subseteq N$, vale che $G' = \gen{S} \leq N$.
\item È sufficiente mostrare che $S \subseteq \Ker \varphi$. Si verifica dunque
che:
\[ \varphi([x, y]) = \varphi(x) \varphi(y) \varphi(x)\inv \varphi(y)\inv
= e \implies [x, y] \in \Ker \varphi. \]
Poiché allora $G' \subseteq \Ker \varphi$, per il Primo teorema di isomorfismo,
ogni omomorfismo $\varphi \in \Hom(G, H)$ ammette un unico omomorfismo
$\varphi' \in \Hom(G \quot G', H) = \Hom(G_{ab}, H)$ tale per cui il seguente
diagramma commuti:
\[\begin{tikzcd}[cramped]
G && H \\
\\
{G_{ab}}
\arrow["\varphi", from=1-1, to=1-3]
\arrow["{\pi_{G_{ab}}}"', two heads, from=1-1, to=3-1]
\arrow["{\varphi'}"', from=3-1, to=1-3]
\end{tikzcd}\]
Pertanto $\Hom(G, H) \bij \Hom(G_{ab}, H)$.
\end{enumerate}
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,54 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il gruppo dei quaternioni}
\maketitle
Si illustra in questo documento il \textbf{gruppo dei quaternioni}, spesso
e volentieri impiegato in teoria dei gruppi per fornire controesempi. Storicamente
si definisce tale gruppo, indicato con $Q_8$, come il gruppo formato dai
quaternioni $\pm 1$, $\pm i$, $\pm j$ e $\pm k$ sotto le usuali regole
dei moltiplicazione di $\HH$. In particolare, si può definire $Q_8$ mediante
la seguente presentazione:
\[ Q_8 = \gen{i, j \mid i^2 = j^2, i^4 = j^4 = e, ij = j^3 i}, \]
dove $1 := e$, $k := ij$ e $-1 := i^2$. In particolare $-i := i^3$ è l'inverso
di $i$, $-j := j^3$ quello di $j$ e
$-k := j^3 i$ quello di $k$. Si osserva che $Q_8$ ha otto elementi, sei di ordine
$4$ ($\pm i$, $\pm j$ e $\pm k$), uno di ordine $2$ ($-1$)
e, ovviamente, uno di ordine $1$ ($1$). \medskip
Le moltiplicazioni tra $i$, $j$ e $k$ si possono riassumere col seguente
diagramma:
\[ \begin{tikzpicture}[->,scale=.7] % rubato a Diego Monaco -- dispense di Algebra 1, p. 52
\foreach \a/\t in {90/i,-30/j,210/k}{
\node (\t) at (\a:1cm) {$\t$};
\draw (\a-20:1cm) arc (\a-20:\a-100:1cm);
}
\end{tikzpicture}
\]
Moltiplicando in senso orario viene restituito il terzo termine, in senso
antiorario viene restituita la terza potenza del terzo termine rimanente
(per esempio, $ik=j^3=-j$, si ``aggiunge'' in pratica il segno meno). \medskip
Si possono classificare molto facilmente i sottogruppi di $Q_8$, che sono:
\begin{itemize}
\item $Q_8$ stesso, di ordine $8$, banalmente normale,
\item $\gen{i}$, $\gen{j}$ e $\gen{k}$, di ordine $4$, normali perché
di indice $2$,
\item $\gen{-1}$ di ordine $2$, normale perché caratteristico (è l'unico sottogruppo
di ordine $2$ ed è anche il centro $Z(Q_8)$ di $Q_8$),
\item $\{1\}$, di ordine $1$, banalmente normale.
\end{itemize}
Pertanto $Q_8$ è un esempio di gruppo non abeliano i cui sottogruppi sono tutti normali
(e in particolare anche ciclici).
Inoltre $Q_8$ non può essere decomposto non banalmente in un prodotto semidiretto
tra i suoi sottogruppi: andrebbero infatti scelti due sottogruppi di ordine $4$, che,
essendo normali, indurrebbero obbligatoriamente un prodotto diretto tra gruppi ciclici;
poiché questo prodotto è abeliano, $Q_8$ non può essergli isomorfo.
\end{document}
@@ -0,0 +1,121 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il teorema di Cauchy}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo.
\end{note}
Si dimostra in questo documento, per ben due volte, un inverso parziale
del teorema di Lagrange, il celebre teorema di Cauchy. Tale teorema
asserisce che se $p$ è un numero primo che divide l'ordine di $G$,
allora esiste un elemento di $G$ di ordine $p$. \medskip
Si mostra innanzitutto che il teorema vale per gruppi abeliani.
\begin{theorem}[di Cauchy per gruppi abeliani]
Sia $G$ un gruppo abeliano finito. Se un numero primo $p$ divide $\abs{G}$, allora
esiste $g \in G$ tale per cui $o(g) = p$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Sia $\abs{G} = pn$ con $n \in \NN^+$. Si dimostra per induzione su $n$ la
validità della tesi. Se $n = 1$, allora $G$ è ciclico, e quindi ammette un
elemento di ordine $p$, completando il passo base. \medskip
Sia allora $n > 1$ e si ipotizzi allora che tutti i gruppi tali che $\abs{G} = pk$ con $k < n$, $k \in \NN^+$ ammettano un elemento di ordine $p$. Sia $h \in G$, $h \neq e$ (questo $h$ sicuramente esiste, dal momento che $p > 1$). Se $p \mid o(h)$, allora
$h^{\nicefrac{o(h)}{p}}$ è un elemento di $G$ di ordine $p$. Altrimenti,
si consideri $H = \Cyc{h}$. \medskip
Dal momento che $G$ è abeliano, $H$ è normale, e dunque si può considerare il gruppo quoziente $G \quot H$. Poiché $p \nmid o(h) = \abs H$ e $p$ divide $\abs G$,
$p$ divide anche $\abs{G \quot H}$ per il teorema di Lagrange. Inoltre, poiché
$o(h) > 1$ (infatti $h \neq e$), $\abs{G \quot H} < \abs{G}$. Per l'ipotesi
induttiva, allora, esiste un elemento $tH$ di ordine $p$ in $G \quot H$. \medskip
Si mostra adesso che $p \mid o(t)$. Si consideri la proiezione al quoziente $\pi : G \to G \quot H$ tale per cui:
\[ g \xmapsto{\pi} gH. \]
Allora $p = o(tH) \mid o(t)$, dal momento che $eH=\pi(t^{o(t)})=(tH)^{o(t)}$.
Pertanto, come prima, $t^{\nicefrac{o(t)}{p}}$ è un elemento di ordine $p$,
concludendo il passo induttivo.
\end{proof} \bigskip
Di seguito si dimostra il teorema di Cauchy in generale.
\begin{theorem}[di Cauchy]
Sia $G$ un gruppo finito. Se un numero primo $p$ divide $\abs{G}$, allora
esiste $g \in G$ tale per cui $o(g) = p$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Sia $\abs{G} = pn$ con $n \in \NN^+$. Si dimostra la tesi per induzione.
Se $n = 1$, $G$ è ciclico e dunque ammette un generatore di ordine $p$,
completando il passo base. Sia ora $n > 1$ e si assuma che ogni gruppo di ordine $pk$ con
$k < n$ ammetta un elemento di ordine $p$. \medskip
Sia $\mathcal{R}$ è un insieme dei rappresentanti delle classi di coniugio
di $G$. Se esiste $g \in \mathcal{R}$ tale per cui $p$ divida
$\abs{Z_G(g)}$, allora esiste un elemento di ordine $p$ in
$Z_G(g)$ per ipotesi induttiva (infatti $Z_G(g) \neq G$, altrimenti
$g$ apparterrebbe al centro di $G$). Altrimenti si consideri la formula delle classi
di coniugio:
\[
\abs G = \abs{Z(G)} + \sum_{g \in \mathcal{R} \setminus Z(G)} \frac{\abs G}{\abs{Z_G(g)}}.
\]
Poiché $p$ non divide $\abs{Z_G(g)}$ per ogni $g \in \mathcal{R} \setminus Z(G)$,
$p$ divide ancora $\nicefrac{\abs{G}}{\abs{Z_G(g)}}$ (e quindi il secondo termine
del secondo membro). Allora, prendendo
l'identità modulo $p$, si deduce che:
\[ \abs{Z(G)} \equiv 0 \pod p. \]
Poiché allora $p$ divide $\abs{Z(G)}$ e $Z(G)$ è un gruppo abeliano,
il passo induttivo segue dal Teorema di Cauchy per gruppi abeliani,
da cui la tesi.
\end{proof} \smallskip
Si mostra infine una dimostrazione alternativa del teorema di Cauchy (più immediata
e facile da ricordare), basata su una particolare costruzione.
\begin{proof}[Dimostrazione alternativa]
Si\footnote{
Riadattando opportunamente questa dimostrazione, si può fornire un'ulteriore dimostrazione del Teorema di Eulero di teoria dei numeri.
} consideri l'insieme $S$, dove:
\[ S = \{ (a_1, \ldots, a_p) \in G^p \mid a_1 \cdots a_p = e \}. \]
Dimostrando che esiste un elemento $h \in G$ diverso dall'identità tale
per cui $(h, \ldots, h) \in S$, si mostra che $h^p = e$, e dunque che
$o(h) = p$ (infatti $h \neq e$), dimostrando la tesi. \medskip
Si consideri l'azione $\varphi$
di $\ZZ \quot p\ZZ$ su $S$ univocamente determinata\footnote{$\ZZ \quot p\ZZ$ è infatti generato da $1$.} dalla relazione:
\[ 1 \xmapsto{\varphi} \left[ (a_1, a_2, \ldots, a_p) \mapsto (a_2, \ldots, a_p, a_1) \right]. \]
In particolare $m \cdot (a_1, \ldots, a_p)$ restituisce una $p$-upla ottenuta
``ciclando a sinistra'' la $p$-upla iniziale di $m$ posizioni. Si consideri la
somma data dal teorema orbita-stabilizzatore:
\[ \abs{S} = \sum_{x \in S} \frac{p}{\abs{\Stab(x)}} = 1 + N + \sum_{x \in S \setminus (\{(e,\ldots,e)\} \cup H)} \frac{p}{\abs{\Stab(x)}}, \]
dove $H$ è l'insieme degli elementi $h \neq e$ tali per cui $h^p = e$ (ossia
le $p$-uple con coordinate identiche tra loro) e $N = \abs H$.
Poiché $\Stab(x) \leq \ZZ \quot p\ZZ$, gli unici ordini di $\Stab(x)$ possono
essere $1$ e $p$. Se tuttavia, per $x \in S \setminus (\{(e,\ldots,e)\} \cup H)$,
valesse $\Stab(x) = \ZZ \quot p\ZZ$, $x$ avrebbe coordinate tutte uguali,
e quindi, per ipotesi, $x$ apparterrebbe ad $H$ o sarebbe l'identità, \Lightning. Quindi la somma del secondo membro vale esattamente $pk$, dove $k = \abs{S \setminus (\{(e,\ldots,e)\} \cup H)}$. \medskip
Si osserva adesso che $\abs S = n^{p-1}$, dove $n = \abs G$. Infatti è sufficiente
determinare le prime $p-1$ coordinate, per le quali vi sono $n$ scelte, per determinare
anche l'ultima coordinata tramite la relazione $a_1 \cdots a_n = e$. Prendendo
allora la precedente identità modulo $p$, si ottiene che\footnote{
Questa dimostrazione fornisce quindi anche un risultato sul numero di elementi
con ordine primo in $G$, ossia esso è congruo a $-1$ in modulo $p$.
}:
\[ N \equiv -1 \pod p, \]
e quindi in particolare esiste almeno un elemento di ordine $p$ diverso dall'identità.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,135 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{I teoremi di isomorfismo}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento per $(G, \cdot)$ si intenderà un qualsiasi gruppo. Analogamente si intenderà lo stesso per
$G'$.
\end{note}
Si illustrano i tre teoremi di isomorfismo (o omomorfismo)
nella loro forma più generale.
\begin{theorem}[Primo teorema di isomorfismo]
Sia $\varphi$ un omomorfismo da $G$ in $G'$. Allora,
se $N \leq \Ker \varphi$, esiste un unico omomorfismo
$f$ da $G \quot N$ in $G'$ che faccia commutare il
seguente diagramma commutativo:
\[\begin{tikzcd}
G &&& {G'} \\
\\
{G/N}
\arrow["{\pi_N}"', two heads, from=1-1, to=3-1]
\arrow["\varphi", from=1-1, to=1-4]
\arrow["f"', from=3-1, to=1-4]
\end{tikzcd}\]
Inoltre, tale $f$ è iniettiva se e solo se $N = \Ker \varphi$
e in tal caso induce il seguente isomorfismo:
\[ G \quot {\Ker \varphi} \cong \Im \varphi. \]
\end{theorem}
\begin{proof}
Affinché il diagramma commuti, deve valere la seguente
relazione:
\[ \varphi(g) = f(\pi_N(g)) = f(gN). \]
Pertanto l'unica possibilità è che valga $f(gN) = \varphi(g)$.
Chiaramente tale mappa è ben definita, infatti se $n \in N$,
$\varphi(gn) = \varphi(g) \varphi(n) = \varphi(g)$, dacché
$n$ in particolare è anche un elemento di $\Ker \varphi$.
Inoltre $f$ è un omomorfismo, dal momento che
$f(gN hN) = f(ghN) = \varphi(gh) = \varphi(g) \varphi(h) =
f(gN) f(hN)$. \medskip
Sia $k \in \Ker \varphi$. Se $f$ è iniettiva, allora $f(gN) = \varphi(g) = e \implies gN = N$. Dal momento che
$f(kN) = \varphi(k) = e$, $kN = N$, e quindi $k \in N$,
da cui si deduce che $N = \Ker \varphi$. Se invece
$N = \Ker \varphi$, $f(gN) = e \implies \varphi(g) = e \implies g \in N$, e quindi $gN = N$, l'identità di
$G \quot N$, da cui si deduce che $f$ è iniettiva. In tal
caso la restrizione sull'immagine di $f$ a
$\Im f$, coincidente con $\Im f \circ \pi_N = \Im \varphi$
dacché $\pi_N$ è surgettiva, fornisce l'isomorfismo
ricercato.
\end{proof}
In particolare si osserva che $\Ker f = \Ker \varphi \quot N$,
infatti:
\[ \Ker f = \{ gN \mid \varphi(g) = e \} = \{ gN \mid g \in \Ker \varphi \} = \Ker \varphi \quot N.
\]
\begin{theorem}[Secondo teorema di isomorfismo]
Siano $H$ e $N$ due sottogruppi normali di $G$ e sia
$N \leq H$. Allora\footnote{
Ci sono più modi per vedere che $H \quot N$ è
normale in $G \quot N$. Un modo di vederlo si
ottiene dalla dimostrazione stessa del teorema,
dal momento che si ottiene che $H \quot N$ è
il kernel dell'omomorfismo $\varphi$. Altrimenti,
se $hN \in H \quot N$, $gN hN g\inv N = (ghg\inv)N$,
e poiché $H$ è normale in $G$, $ghg\inv \in H$, da
cui $(ghg\inv)N \in H \quot N$.
}:
\[ \frac{G \quot N}{H \quot N} \cong G \quot H. \]
\end{theorem}
\begin{proof}
Si costruisce l'omomorfismo $\varphi : G \quot N \to G \quot H$ tale per cui $gN \mapsto gH$. Si verifica innanzitutto
che la mappa $\varphi$ è ben definita:
\[ gnH = gH \impliedby N \subseteq H. \]
Inoltre $\varphi$ è effettivamente un omomorfismo dal momento
che:
\[ \varphi(gkN) = gkH = gH \, kH = \varphi(gN) \varphi(kN). \]
Chiaramente $\varphi$ è una mappa surgettiva e quindi
$\Im \varphi = G \quot H$.
Allora, se $g \in \Ker \varphi$, $\varphi(gN) = gH = H$, e quindi $g \in H$. Pertanto $\Ker \varphi = \{
gN \mid g \in H
\} = H \quot N$. Si conclude allora, per il Primo teorema
di isomorfismo, che:
\[ \frac{G \quot N}{H \quot N} \cong G \quot H. \]
\end{proof}
\begin{theorem}[Terzo teorema di isomorfismo, o teorema del diamante]
Siano $H$, $N \leq G$ con $N \nsgeq G$. Allora\footnote{
Si osserva che effettivamente $H \cap N$ è normale in
$H$. Infatti se $g \in H \cap N$, allora, se
$h \in H$, $h g h\inv$ appartiene sempre a $N$
perché $N$ è normale in $G$ e appartiene anche
ad $H$ poiché è prodotto di elementi in $H$.
}\footnote{
Analogamente $N$ è normale in $HN$, essendo
normale in $G$.
}:
\[ H \quot (H \cap N) \cong HN \quot N. \]
Pertanto se si considera il seguente diagramma:
\[\begin{tikzcd}[column sep=0em,row sep=3em]
& HN \arrow[dl,dash] \arrow[dr,dash] \\
H \arrow[dr,dash] && N \arrow[dl,dash] \\
& H\cap N
\end{tikzcd}\]
i lati paralleli del parallelogramma (``diamante'')
forniscono gli isomorfismi dell'enunciato se anche
$H$ è normale in $G$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si costruisce l'omomorfismo $\varphi : H \to HN \quot N$
tale per cui $h \mapsto hN$. Si osserva che $\varphi$ è
effettivamente un omomorfismo, infatti:
\[ \varphi(hh') = (hh')N = (hN) (h'N) = \varphi(h) \varphi(h'). \]
Sia $hnN \in HN \quot N$. Allora $hnN = hN$, e quindi
$\varphi(h) = hN = hnN$, da cui si deduce che
$\varphi$ è surgettiva (e quindi $\Im \varphi = HN \quot N$).
\medskip
Sia $\varphi(h) = e$. Allora $hN = N \implies h \in H \cap N$.
Si deduce dunque che $\Ker \varphi = H \cap N$, da cui,
applicando il Primo teorema di isomorfismo, si ottiene
la tesi:
\[ H \quot (H \cap N) \cong HN \quot N. \]
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,167 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il teorema di corrispondenza e catene di sottogruppi normali}
\maketitle
Si illustra adesso un teorema che mette in corrispondenza
i sottogruppi di $G \quot H$ con i sottogruppi di $G$
che contengono $H$. Benché questo teorema possa sembrare
a prima vista di poca utilità, in realtà svela alcune
proprietà che hanno portato allo sviluppo della celebre
teoria di Galois. Non solo, guardando anche nelle piccole
applicazioni, il teorema di corrispondenza permette di
contare molto facilmente i sottogruppi di $G \quot H$,
nonché di dimostrare l'esistenza di una catena di
$p$-sottogruppi normali contenente tutti gli ordini
possibili per un $p$-gruppo.
\begin{theorem}[di corrispondenza]
Sia $H$ un sottogruppo normale di $G$. Allora
la proiezione al quoziente $\pi_H : G \to G \quot H$
induce una bigezione tra l'insieme
\[ X = \{ K \leq G \mid H \subseteq K \} \]
dei sottogruppi di $G$ che contengono $H$ e l'insieme
\[ Y = \{ K' \leq G \quot H \} \]
dei sottogruppi di $G \quot H$. Tale bigezione preserva
la normalità di un gruppo e il suo indice, ossia:
\begin{itemize}
\item $K \nsgeq G \iff K' \nsgeq G \quot H$,
\item $\left[ G : K \right] = \left[ G \quot H : K' \right]$,
\end{itemize}
dove $K \in X$ e $K' \in Y$ sono in corrispondenza biunivoca
mediante $\pi_H$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Sia $\alpha : X \to Y$ definita nel seguente modo:
\[ K \xmapsto{\alpha} \pi_H(K), \]
dove si osserva che $\pi_H(K) = \{ kH \mid k \in K \} = K \quot H \leq G \quot H$.
Si definisce analogamente $\beta : Y \to X$ in modo tale che:
\[ K' \xmapsto{\beta} \pi_H\inv(K'). \]
Le due mappe sono entrambe ben definite (infatti $\pi_H\inv(K')$ è sempre un sottogruppo di $G$ e contiene
sempre $H$, dacché $H \in K'$, essendo l'identità di $G \quot H$).
È dunque sufficiente mostrare che vale $\beta \circ \alpha = \Id_X$ e che $\alpha \circ \beta = \Id_Y$. \bigskip
Siano quindi $K \in X$ e $K' \in Y$. Chiaramente
$\pi_H(\pi_H\inv(K')) = K'$, dal momento che $\pi_H$ è
surgettiva; dunque $\alpha \circ \beta = \Id_Y$. Inoltre
$\pi_H \inv (\pi_H(K)) = \pi_H\inv (K \quot H) = \{ g \in G \mid gH \in K \quot H \} = K$\footnote{
Infatti se $gH=kH$ con $k \in K$, esiste un $h \in H$ tale per cui $g=kh$.
Dal momento che $H \subseteq K$, $g$ è dunque un elemento di
$K$.}, da cui $\beta \circ \alpha = \Id_X$. Quindi $X$ e $Y$ sono in corrispondenza biunivoca
tramite $\alpha$ e $\beta$. \bigskip
Rimane da dimostrare che $\alpha$ e $\beta$ preservano
la normalità e l'indice di sottogruppo. Se $K \nsgeq G$,
allora chiaramente $K' = K \quot H \nsgeq G \quot H$
(infatti $gH \, kH \, g\inv H = (gkg\inv) H$, dove
$gkg\inv \in K$ per ipotesi di normalità). Sia
ora $K' \nsgeq G \quot H$. Allora, se $k \in K$,
$gH \, kH \, g\inv H = (gkg\inv) H$, e per ipotesi
di normalità deve esistere $k' \in K$ tale per cui
$(gkg\inv) H = k'H$, e quindi deve esistere
$h \in H$ tale per cui $gkg\inv = k'h$. Dal momento
che $H \subseteq K$, $gkg\inv \in K$, e quindi
$K \nsgeq G$. \bigskip
Per mostrare che l'indice di sottogruppo si preserva
si dimostra che esiste lo stesso numero di classi
laterali in $G \quot K$ e $(G \quot H) \quot (K \quot H)$.
Pertanto è sufficiente mostrare che:
\[
xK = yK \iff xH (K \quot H) = yH (K \quot H), \qquad x, y \in G.
\]
Infatti, in tal caso vi sarebbero esattamente $[G : K]$
classi laterali in $(G \quot H) \quot (K \quot H)$.
Si consideri ora la classe laterale $xH(K \quot H)$:
\[
xH(K \quot H) = \{ xHkH \mid k \in K \} = \{ (xk) H \mid k \in K \},
\]
dove nell'ultima uguaglianza si è impiegata la normalità
di $H$ in $G$ (altrimenti il prodotto non sarebbe ben
definito).
Analogamente $yH(K \quot H) = \{ (yk)H \mid k \in K \}$.
Quindi, se $xH (K \quot H) = yH (K \quot H)$, allora $xH = (yk)H$, con $k \in K$.
Allora $x = ykh$ con $h \in H$. Poiché $H \subseteq K$, si deduce
quindi che $xK = yK$. Infine, se $xK = yK$, esiste
$k \in K$ tale per cui $x=yk$. Allora:
\[ xH(K \quot H) = yH \, kH (K \quot H) = yH(K \quot H), \]
da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{example}[I sottogruppi di $\ZZmod n$]
Attraverso il teorema di corrispondenza è facile
contare i sottogruppi di $\ZZmod n$ senza ricorrere
alla teoria sui gruppi ciclici finiti. Infatti, per
il teorema di corrispondenza, i sottogruppi di
$\ZZ \quot n \ZZ$ sono in esatta corrispondenza
con i sottogruppi\footnote{
Poiché $\ZZ$ è ciclico, ogni sottogruppo è
della forma $m \ZZ$. In particolare, ogni sottogruppo
di $\ZZ$ è anche un suo ideale, se si intende
$\ZZ$ come anello, ed è dunque monogenerato in
quanto $\ZZ$, essendo un anello euclideo, è
anche un PID.
} $m\ZZ$ di $\ZZ$ tali per cui $n \ZZ \subseteq m \ZZ$.
In particolare, $n \ZZ \subseteq m \ZZ$ se e solo se
$m \mid n$, e quindi vi sono $d(n)$ possibili sottogruppi, che, tramite il teorema di corrispondenza, sono esattamente
i sottogruppi della forma $m\ZZ \quot n\ZZ \cong \ZZ \quot{\frac{n}{m}} \ZZ$.
\end{example}
\bigskip
Si illustra allora il seguente fondamentale risultato sui $p$-gruppi,
che è conseguenza del Teorema di corrispondenza e delle proprietà degli
ordini di gruppi abeliani.
\begin{proposition}
Sia $G$ un $p$-gruppo di ordine $p^n$, con $n \in \NN^+$. Allora
esiste una successione $H_1$, ..., $H_{n-1}$ di sottogruppi normali in $G$
tali per cui:
\[ \{ e \} < H_1 < H_2 < \cdots < H_{n-1} < G, \qquad \abs{H_i} = p^i. \]
\end{proposition}
\begin{proof}
Si dimostra la tesi per induzione su $n$. Per $n=1$, la tesi è banale. Si
ipotizzi allora che la tesi valga per $t<n$ con $t \in \NN^+$. Se
$G$ è abeliano, allora $G$ ammette un sottogruppo $H_{n-1}$ di ordine
$p^{n-1}$. Tale sottogruppo $H_{n-1}$ ammette per ipotesi induttiva
una successione $H_1$, ..., $H_{n-2}$ di sottogruppi normali in
$H_{n-1}$ come desiderato dalla tesi.
Poiché $G$ è abeliano, tali sottogruppi sono
normali anche in $G$, e quindi:
\[ \{ e \} < H_1 < \cdots < H_{n-1} < G. \] \smallskip
Sia adesso $G$ non abeliano. Allora $\abs{Z(G)} < \abs{G}$. Si può
dunque considerare il gruppo quoziente $G \quot Z(G)$, di ordine
strettamente inferiore a $p^n$. Per ipotesi induttiva
esiste una catena di sottogruppi $\mathcal{H}_1$, ...,
$\mathcal{H}_{k-1}$ normali in $G \quot Z(G)$ tale per cui:
\[ \{e\} < \mathcal{H}_1 < \cdots < \mathcal{H}_{k-1} < G/Z(G), \qquad \abs{\mathcal{H}_i} = p^i, \]
dove $\abs{Z(G)} = p^{n-k}$. \medskip
Per il Teorema di corrispondenza, $\mathcal{H}_i$ corrisponde
a un sottogruppo normale $H_{n-k+i}$ di $G$ contenente $Z(G)$ tale per cui
$[G : H_{n-k+i}] = [G \quot Z(G) : \mathcal{H}_i]$. Allora vale che:
\[ H_{n-k+i} = \abs{Z(G)} \abs{\mathcal{H}_i} = p^{n-k} p^i = p^{n-k+i}, \]
e quindi $H_{n-k+i}$ copre tutti gli esponenti di $p$ da $n-k+1$ a $n-1$.
Inoltre, tramite $\pi_{Z(G)} \inv$, vale anche che $H_{n-k+i} < H_{n-k+i+1}$\footnote{Segue dal fatto
secondo cui $T \quot H < S \quot H \implies T < S$.}. Sempre per ipotesi
induttiva (come nella costruzione di prima), $Z(G)$ ammette una catena
di sottogruppi $H_1$, ..., $H_{n-k-1}$ normali in $Z(G)$ tale per cui:
\[
\{e\} < H_1 < \cdots < H_{n-k-1} < Z(G), \qquad \abs{H_i} = p^i.
\]
Poiché $Z(G)$ è il centro di $G$, tali sottogruppi sono normali anche in $G$.
Ponendo allora $H_{n-k} := Z(G)$ si è costruita la catena desiderata:
\[ \{e\} < H_1 < \cdots < H_{n-k} = Z(G) < H_{n-k+1} < \cdots < H_{n-1} < G. \]
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,408 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il teorema di struttura per gruppi abeliani finiti
e decomposizione di $\ZZmulmod{n}$}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $G$ si indicherà un qualsiasi gruppo abeliano finito.
\end{note}
In questo documento si dimostra il celebre Teorema di
struttura per gruppi abeliani finiti. In realtà questo
teorema è un caso particolare del Teorema di struttura
per gruppi abeliani finitamente generati (e quindi
potenzialmente infiniti), a sua volta caso particolare
del Teorema di struttura per moduli finitamente generati
su un PID\footnote{
Ho trattato e dimostrato questo teorema in un documento
separato, reperibile su
\url{https://git.phc.dm.unipi.it/g.videtta/scritti/src/branch/main/Geometria/Articoli/3.\%20Il\%20teorema\%20di\%20struttura\%20dei\%20moduli\%20finitamente\%20generati\%20su\%20un\%20PID/main.pdf}
}. Per motivi didattici si riporta la dimostrazione semplificata
per il semplice caso dei gruppi abeliani finiti. \medskip
Il Teorema di struttura trova immediata applicazione nello
studio dei gruppi abeliani finiti e, dato $n \in \NN^+$, permette di classificare tutti i gruppi abeliani di ordine $n$ (a meno
di isomorfismo), come illustra il seguente enunciato:
\begin{theorem}[di struttura per gruppi abeliani finiti,
decomposizione in fattori invarianti]
Sia $G$ un gruppo abeliano finito. Allora esistono unici
$n_1$, \ldots, $n_s \in \NN^+ \setminus \{1\}$ tali per cui:
\[ G \cong \ZZmod{n_1} \times \cdots \times \ZZmod{n_s}, \qquad n_s \mid n_{s-1} \mid \cdots \mid n_2 \mid n_1. \]
Tale fattorizzazione di $G$ viene detta
\textbf{decomposizione in fattori invarianti}, dove
i fattori invarianti sono i vari $n_i$.
\end{theorem}
Equivalentemente si poteva enunciare il Teorema di struttura
utilizzando la \textit{decomposizione in fattori elementari}
mediante l'applicazione reiterata del Teorema cinese del
resto, come illustra il:
\begin{theorem}[di struttura per gruppi abeliani finiti,
decomposizione primaria]
Sia $G$ un gruppo abeliano finito. Allora esistono unici
$p_1$, \ldots, $p_s$ numeri primi e unici $m_{i,1} \geq \cdots \geq m_{i,t_i}$ per ogni $1 \leq i \leq s$ tali per cui:
\[ G \cong \ZZpmod{p_1^{m_{1,1}}} \times \cdots \times \ZZpmod{p_1^{m_{1,t_1}}} \times \ZZpmod{p_2^{m_{2,1}}} \times \cdots \times \ZZpmod{p_s^{m_{s,t_s}}}. \]
Tale fattorizzazione di $G$ viene detta
\textbf{decomposizione primaria} (o in fattori
elementari), dove i fattori elementari sono i vari $p_i^{m_{i,j}}$.
\end{theorem}
Prima di dimostrare il Teorema di struttura, si definisce
il concetto di $p$-componente relativa a un numero $p$
primo.
\begin{definition}[$p$-componente]
Si definisce \textbf{$p$-componente} $G(p)$ (o $p$-torsione)
di $G$ il sottogruppo di $G$ tale per cui:
\[ G(p) = \{ x \in G \mid \ord(x) = p^k \text{ per qualche } k \}. \]
\end{definition}
\begin{remark}
Si osserva facilmente che $G(p)$ è effettivamente
un sottogruppo. Infatti vale chiaramente che
$G(p) \subseteq G$; inoltre $e$ appartiene
a $G(p)$. Dati allora $x$, $y \in G(p)$, allora
$\ord(xy) \mid \mcm(\ord(x), \ord(y))$, e quindi
$\ord(xy) = p^k$ per qualche $k$. Pertanto anche
$xy \in G(p)$. Dal momento che $G(p)$ è finito,
la chiusura sull'operazione di gruppo implica anche
l'esistenza dell'inverso, e dunque
$G(p)$ è un sottogruppo di $G$.
\end{remark}
\begin{remark}
Si osserva che $G(p)$ ha ordine $p^n$, dove
$p^n \exactdiv n = \abs{G}$ e che se $H \leq G$
è un sottogruppo di ordine $p^i$, $H$ è chiaramente
un sottogruppo di $G(p)$. Pertanto, si può definire
equivalentemente $G(p)$ come il $p$-sottogruppo\footnote{
Chiaramente $G(p)$ è un $p$-sottogruppo. Infatti,
se $q$ fosse un primo diverso da $p$ che divide
$\abs{G(p)}$, per il Teorema di Cauchy esisterebbe
un elemento di ordine $q$ in $G(p)$, $\Lightning$.
} massimo
per inclusione di $G$.
\end{remark}
\begin{remark}
La $p$-componente $G(p)$ è anche un sottogruppo caratteristico di $G$. Infatti
$\varphi \in \Aut(G)$ lascia invariato l'ordine di
un elemento di $G(p)$, e quindi $\varphi(G(p)) = G(p)$.
Alternativamente si può utilizzare l'osservazione
precedente e notare che $G(p)$ è l'unico sottogruppo
del suo ordine\footnote{
In ogni caso $G$ è abeliano e quindi, poiché
tutti i $p$-Sylow sono coniugati, $G(p)$ è l'unico $p$-Sylow di $G$, e dunque
è caratteristico perché unico del suo ordine.
Più elementarmente, ogni $p$-sottogruppo di $G$
è contenuto in $G(p)$, e quindi è l'unico del suo
ordine.
}.
\end{remark}
\begin{scheme}
La dimostrazione del Teorema di struttura si fonda su
due teoremi che verranno dimostrati nel seguito e che
vengono ora enunciati:
\begin{itemize}
\item Se $G$ è abeliano con $\abs{G} = p_1^{e_1} \cdots p_r^{e_r}$, allora $G \cong G(p_1) \times \cdots \times G(p_r)$, ossia $G$ è isomorfo al prodotto diretto tra
le sue $p$-componenti. Tale decomposizione di $G$
come prodotto di $p$-gruppi di ordini tra loro
coprimi è unica a meno di isomorfismi tra i vari $p$-gruppi.
\item Se $G$ è un $p$-gruppo abeliano. Allora esistono
e sono univocamente determinati degli interi
positivi $r_1 \geq \cdots \geq r_s$ tali che
$G \cong \ZZmod{p_1^{r_1}} \times \cdots
\times \ZZmod{p_1^{r_s}}$.
\end{itemize}
\end{scheme}
\begin{proof}[Dimostrazione a priori]
Per il primo teorema, $G$ si può decomporre nelle sue
$p$-componenti:
\[ G \cong G(p_1) \times \cdots \times G(p_s). \]
Allora, per il secondo teorema, ogni $G(p_i)$ può
decomporsi come prodotto diretto di $\ZZmod{p_i^k}$,
e quindi:
\[ G \cong (\ZZmod{p_1}^{e_{1,1}} \times \cdots \times \ZZmod{p_1}^{e_{1,t_1}}) \times \cdots \times (\ZZmod{p_r}^{e_{r,1}} \times \cdots \times \ZZmod{p_1}^{e_{r,t_r}}). \]
Sia $t = \max\{t_1, \ldots, t_r\}$. Posso allungare le
fattorizzazioni di $G(p_i)$ fino ad ottenere $t$ fattori aggiungendo eventualmente dei gruppi banali nella
fattorizzazione. \medskip
Applicando allora il Teorema cinese del resto si ottiene
l'esistenza della fattorizzazione secondo il Teorema
di struttura per gruppi abeliani finiti. L'unicità segue
riapplicando prima il primo teorema e poi il
secondo teorema.
\end{proof}
\begin{example}[$\ZZmod{26} \times \ZZmod{169} \times \ZZmod{12}$]
Si scrive il gruppo $G = \ZZmod{26} \times \ZZmod{169} \times \ZZmod{12}$ seguendo le regole del Teorema di struttura.
Poiché $26 = 2 \cdot 13$, $169 = 13^2$ e $12 = 2^2 \cdot 3$,
applicando il Teorema cinese del resto si può scrivere $G$
come:
\[ G \cong (\ZZmod{2} \times \ZZmod{13}) \times (\ZZmod{13^2}) \times (\ZZmod{2^2} \times \ZZmod{3}). \]
Facendo commutare i fattori come nella dimostrazione
del Teorema di struttura otteniamo che:
\[ G \cong (\ZZmod{2^2} \times \ZZmod{13^2} \times \ZZmod{3}) \times (\ZZmod{2} \times \ZZmod{13}), \]
e quindi vale la seguente decomposizione in fattori
invarianti per $G$:
\[ G \cong \ZZmod{2028} \times \ZZmod{26}, \]
dove si osserva che $26 \mid 2028$.
\end{example}
Si dimostrano adesso i due teoremi impiegati nella dimostrazione
del Teorema di struttura:
\begin{theorem}
Se $G$ è abeliano con $\abs{G} = p_1^{e_1} \cdots p_r^{e_r}$, allora $G \cong G(p_1) \times \cdots \times G(p_r)$, ossia $G$ è isomorfo al prodotto diretto tra
le sue $p$-componenti. Tale decomposizione di $G$
come prodotto di $p$-gruppi di ordini tra loro
coprimi è unica a meno di isomorfismi tra i vari $p$-gruppi.
\end{theorem}
\begin{proof}
Poiché $G$ è abeliano, esiste il sottogruppo $G(p_1) G(p_2) \cdots G(p_r)$.
In particolare, dal momento che $\MCD(\abs{G(p_i)}, \abs{G(p_j)}) = 1$ e che
$G(p_i) \cap G(p_j) = \{e\}$ per
$i \neq j$, vale anche che $\abs{G(p_1) G(p_2) \cdots G(p_r)} = \abs{G}$.
Allora deve valere in particolare che $G = G(p_1) G(p_2) \cdots G(p_r)$. Per
il Teorema di decomposizione in prodotto diretto, si deduce che
$G \cong G(p_1) \times \cdots \times G(p_r)$. \medskip
Si mostra che la decomposizione di $G$ come prodotto di $p$-gruppi di ordini
tra loro coprimi è unica. Sia $H_1 \times H_2 \times \cdots H_r$ un'altra
decomposizione di $G$ in prodotto diretto in modo tale che $\abs{H_i} = p_i^{e_i}$.
Sia $\varphi$ un isomorfismo da $H_1 \times H_2 \times \cdots \times H_r$ in
$G(p_1) \times G(p_2) \times \cdots \times G(p_r)$. Allora $\varphi$ ristretto
all'identificazione di $H_i$ in $H_1 \times H_2 \times \cdots H_r$ (ossia
$\{e\} \times \cdots \times H_i \times \cdots \times \{e\}$) nell'identificazione
di $G(p_i)$ è ancora un isomorfismo, dal momento che entrambi sono gli unici
$p$-gruppi che compaiono nelle rispettive fattorizzazioni. Allora
$H_i \cong G(p_i)$, concludendo la dimostrazione.
\end{proof}
\begin{theorem}
Se $G$ è un $p$-gruppo abeliano. Allora esistono
e sono univocamente determinati degli interi
positivi $r_1 \geq \cdots \geq r_s$ tali che
$G \cong \ZZmod{p_1^{r_1}} \times \cdots
\times \ZZmod{p_1^{r_s}}$.
\end{theorem}
\begin{proof}
%TODO
\end{proof} \bigskip
I gruppi moltiplicativi $\ZZmulmod{n}$ sono completamente classificati ed
è noto l'algoritmo per dedurre le loro decomposizioni in fattori invarianti,
come mostra il fondamentale
\begin{theorem}
Sia $p$ un numero primo dispari e $k \in \NN^+$. Allora,
$\ZZmulmod{p^k}$ e $\ZZmulmod{2p^k}$ sono gruppi
ciclici. Per $k > 2$, vale inoltre che
$\ZZmulmod{2^k} \cong \ZZmod{2} \times \ZZmod{2^{k-2}}$,
mentre $\ZZmulmod{2} \cong \{e\}$ e $\ZZmulmod{4} \cong
\ZZmod{2}$. \medskip
In particolare per $n \geq 1$, $\ZZmulmod{n}$ è ciclico se e solo se
$n$ è $1$, $2$, $p^k$ o $2p^k$ con $p$ primo dispari.
\end{theorem}
\begin{proof}
Chiaramente $\ZZmulmod{2} \cong \{e\}$ e
$\ZZmulmod{4} \cong \ZZmod{2}$ dacché hanno uno
ordine $1$ e l'altro ordine $2$. \medskip
Sia ora $p$ un numero primo dispari. Allora l'ordine di
$G = \ZZmulmod{p^k}$ è $\varphi(p^k) = p^k - p^{k-1} =
p^{k-1}(p-1)$. È dunque sufficiente trovare in
$\ZZmulmod{p^k}$ un elemento $x$ di ordine
$p^{k-1}$ e uno $y$ di ordine $p-1$ per concludere
che $\ZZmulmod{p^k}$ è ciclico. Infatti $\MCD(p^{k-1}, p-1) = 1$ e $x$ e $y$ commutano, dunque, in tal caso, si avrebbe
che $\ord(xy) = \abs{G}$. \medskip
Si mostra che $1+p$ ha ordine esattamente $p^{k-1}$ in
$\ZZmulmod{p^k}$ mostrando per induzione che
\[ (1+p)^{p^{i-2}} \equiv 1 + p^{i-1} \pod{p^i}, \]
per $i \geq 2$. Per $i = 2$, la tesi è banale. Si
assuma allora l'ipotesi induttiva. \medskip
Per l'ipotesi induttiva vale allora che
$(1+p)^{p^{i-3}} = 1 + p^{i-2} + \alpha p^{i-1}$ per qualche
$\alpha \in \ZZ$, e quindi:
\[ (1+p)^{p^{i-2}} \equiv ((1+p)^{p^{i-3}})^p \equiv
(1 + p^{i-2}(1 + \alpha p))^p \pod{p^i}. \]
Applicando allora il Teorema del binomio di Newton,
vale che:
\[ (1+p)^{p^{i-2}} \equiv 1 + p^{i-1}(1+\alpha p) + \sum_{j=2}^{p} \binom{p}{j} p^{j(i-2)}(1 + \alpha p)^j \pod{p^i}. \]
Si osserva che $\binom{p}{j}$ è sempre divisibile per $p$
con $2 \leq j \leq p$, e dunque ogni termine della
somma è divisibile per $p^i$. Infatti $j(i-2)+1 \geq i$
per $j \geq \lfloor 1 + \frac{1}{i-2} \rfloor = 1$. Allora
si conclude che:
\[ (1+p)^{p^{i-2}} \equiv 1 + p^{i-1}(1+\alpha p) \equiv 1 + p^{i-1} \pod{p^i}, \]
completando l'induzione. \medskip
Allora vale che $(1+p)^{p^{k-1}} \equiv 1 + p^k \pod{p^{k+1}}$,
e quindi $(1+p)^{p^{k-1}} \equiv 1 \pod{p^k}$. Pertanto
l'ordine di $(1+p)$ è della forma $p^i$ con $i \leq k-1$.
Si mostra che $\ord(1+p) \nmid p^{k-2}$. Infatti vale
che:
\[ (1+p)^{p^{k-2}} \equiv 1 + p^{k-1} \not\equiv 1 \pod{p^k}. \]
Si conclude dunque che $\ord(1+p) = p^{k-1}$. \bigskip
Si consideri ora l'omomorfismo $\pi : \ZZmod{p^k} \to \ZZmod{p}$ tale per cui $[x]_{p^k} \xmapsto{\pi} [x]_p$.
Si verifica facilmente che tale mappa è ben definita,
infatti $a \equiv b \pod{p^k} \implies a \equiv b \pod{p}$. \medskip
Sia $\pi^*$ la restrizione di $\pi$ a $\ZZmod{p^k} \to
\ZZmod{p}$. Si osserva che tale restrizione è ben definita dacché
$\MCD(p^k, a) = 1 \iff \MCD(p, a) = 1$. Allora anche
$\pi^*$ è un omomorfismo e, come $\pi$, è surgettivo.
Poiché $\ZZmulmod{p}$ è ciclico in quanto gruppo moltiplicativo finito del campo $\ZZmulmod{p}$, allora,
dacché $\abs{\ZZmulmod{p}} = \varphi(p) = p-1$,
esiste $x \in \ZZmulmod{p}$ tale per cui $\ord(x) = p-1$.
\medskip
Dal momento che $\pi^*$ è surgettivo, esiste $y \in \ZZmulmod{p^k}$ tale per cui $p-1 = \ord(x) \mid \ord(y)$.
Allora esiste $z \in \gen{y}$ tale per cui $\ord(z) = p-1$.
Pertanto $(1+p)z$ ha ordine $p^{k-1}(p-1)$, e dunque
$\ZZmulmod{p^k}$ è ciclico. \medskip
Dacché $p$ è dispari, vale che
$\ZZmulmod{2p^k} \cong \ZZmulmod{2} \times
\ZZmulmod{p^k} \cong \ZZmulmod{p^k}$, e quindi
anche $\ZZmulmod{2p^k}$ è ciclico. \medskip
Sia ora $k > 2$. Chiaramente $[5]_{2^n} \in
\ZZmulmod{2^k}$ dal momento che $\MCD(5, 2^k) = 1$.
Si mostra che $\ord([5]_{2^n})$ ha ordine
$2^{n-2}$ in $\ZZmulmod{2^k}$. Analogamente a prima
si dimostra per induzione che per $n \geq 3$:
\[ (1 + 4)^{2^{n-3}} \equiv 1 + 2^{n-1} \pod{2^n}. \]
Chiaramente per $n=3$, $(1 + 4) \equiv 1 + 4 \pod{8}$.
Si assuma ora l'ipotesi induttiva. Allora
$(1+4)^{2^{n-4}} = 1 + 2^{n-2} + \alpha 2^{n-1}$ per qualche
$\alpha \in \ZZ$. Vale dunque che:
\[ (1 + 4)^{2^{n-3}} \equiv (1 + 2^{n-2} + \alpha 2^{n-1})^2
\pod{2^n}, \]
e quindi:
\[ (1 + 4)^{2^{n-3}} \equiv 1 + 2^{2(n-2)} + \alpha^2 2^{2(n-1)} + 2^{n-1} + \alpha 2^n + \alpha 2^{2n-3} \pod{2^n}. \]
Pertanto vale che $(1 + 4)^{2^{n-3}} \equiv 1 + 2^{n-1} \pod{2^n}$, concludendo l'induzione. \medskip
Allora $(1 + 4)^{2^{k-2}} \equiv 1 + 2^k \pod{2^{k+1}}$,
e quindi $(1 + 4)^{2^{k-2}} \equiv 1 \pod{2^k}$. Pertanto
$\ord([5]_{2^k}) = 2^i$ con $i \leq k-2$. Tuttavia
$(1 + 4)^{2^{k-3}} \equiv 1 + 2^{k-1} \pod{2^k}$, e quindi
$\ord([5]_{2^k})$ vale esattamente $2^{k-2}$. \medskip
Per il Teorema di struttura, $\ZZmulmod{2^k}$ può
dunque essere isomorfo solo a $\ZZmod{2} \times
\ZZmod{2^{k-2}}$ o a $\ZZmod{2^{k-1}}$. È dunque
sufficiente mostrare che $\ZZmulmod{2^k}$ non può
essere ciclico. Si considerino i due sottogruppi
$H_1 = \gen{5^{2^{k-3}}}$ e $H_2 = \gen{-5^{2^{k-3}}}$.
Entrambi i sottogruppi sono di ordine $2$ e sono
distinti. Infatti, $5^{2^{k-3}} \equiv -5^{2^{k-3}} \pod{2^k}$
implicherebbe $2 \cdot 5^{2^{k-3}} \equiv 0 \pod{2^k}$, e
quindi varrebbe $2^{k-1} \mid 5^{2^{k-3}}$, \Lightning.
Se però $\ZZmulmod{2^k}$ fosse ciclico, esisterebbe un
unico sottogruppo di ordine $2$. Pertanto
$\ZZmulmod{2^k}$ è isomorfo a $\ZZmod{2} \times
\ZZmod{2^{k-2}}$, come desiderato. \bigskip
Si consideri ora $\ZZmulmod{n}$. Se $n$ è $1$, $2$,
$4$, $p^k$ o $2p^k$ con $p$ dispari, $\ZZmulmod{n}$ è
ciclico per quanto dimostrato. \medskip
Si mostra ora per induzione su $n \geq 1$ che $\ZZmulmod{n}$ è ciclico
se e solo se $n$ è $1$, $2$,
$4$, $p^k$ o $2p^k$ con $p$ dispari. Per $(\ZZ \quot \ZZ)^*$,
la tesi è banale.
Sia ora $\ZZmulmod{n}$
ciclico. Allora, se $n$ fosse uguale ad $ab$ con
$\MCD(a, b) = 1$ e $a$, $b > 1$, varrebbe $\ZZmulmod{n} \cong
\ZZmulmod{a} \times \ZZmulmod{b}$. Dal momento che
$\ZZmulmod{a} \cong \ZZmulmod{a} \times \{e\}$,
che a sua volta si identifica come sottogruppo di
$\ZZmulmod{n}$, e quindi ciclico, $\ZZmulmod{a}$ stesso
è ciclico, e analogamente anche $\ZZmulmod{b}$. Pertanto
deve valere $\MCD(\varphi(a), \varphi(b)) = 1$. \medskip
Dal momento che $\varphi(a)$ può essere o $1$ o un
numero pari, così come $\varphi(b)$, si può assumere
senza perdita di generalità che $\varphi(a) = 1$,
e dunque che $a$ sia $1$ o $2$. Poiché $\ZZmulmod{b}$
è ciclico e $b$ è strettamente minore di
$n$, per il passo induttivo $b$ può essere
$1$, $2$, $p^k$ o $2p^k$. Dal momento che $\MCD(a, b) = 1$,
$b$ può essere solo $1$ o $p^k$, e quindi $n = 2$ o
$n = 2 p^k$. \medskip
Se invece $n = ab$ con $\MCD(a, b) = 1$ implica che
uno tra $a$ e $b$ sia $1$, allora $n$ è $1$ o una
potenza di un primo, detto $p^k$. Se $p = 2$,
allora, per $k \geq 3$, $\ZZmulmod{2^k}$
conterrebbe una copia isomorfa di $\ZZmulmod{8} \cong
\ZZmod{2} \times \ZZmod{2}$. In tal caso,
non essendo $\ZZmulmod{8}$ ciclico, nemmeno $\ZZmulmod{2^k}$
è ciclico, e quindi $2^k$ può essere solo $1$, $2$ o
$4$. Si conclude così la dimostrazione del teorema.
\end{proof}
\begin{remark}[La funzione $\lambda(n)$ di Carmichael]
Si definisce la funzione $\lambda : \NN^+ \to \NN^+$ di Carmichael in
modo tale che $\lambda(n)$ sia il più piccolo intero positivo $m$ tale
per cui $a^m \equiv 1 \pod{n}$ per ogni $a$ coprimo con $n$. \medskip
Grazie al Teorema sulla decomposizione di $\ZZmulmod{n}$, calcolare
$\lambda(n)$ risulta piuttosto semplice. Infatti, $\lambda(n)$ è
esattamente il minimo comune multiplo di tutti gli ordini di
$\ZZmulmod{n}$. In particolare, $\lambda(n)$ divide sempre $\varphi(n)$ e
vale l'uguaglianza se e solo se esiste un elemento $x$ in $\ZZmulmod{n}$ di
ordine $\varphi(n)$, ossia se e solo se $\ZZmulmod{n}$ è ciclico (e dunque se
e solo se
$n$ è $1$, $2$, $4$, $p^k$ o $2p^k$ per $p$ primo dispari).
\end{remark}
\begin{example}[$\lambda(1000)$]
Si calcola $\lambda(1000)$. Dal momento che $1000 = 2^3 \cdot 5^3$, vale
che $\ZZmulmod{1000} \cong \ZZmulmod{2^3} \times \ZZmulmod{5^3}$.
Dacché $5$ è dispari e $\varphi(5^3) = 5^3 - 5^2 = 100$, $\ZZmulmod{5^3} \cong \ZZmod{100}$, mentre
$\ZZmulmod{2^3} \cong \ZZmod{2} \times \ZZmod{2}$. Pertanto vale che:
\[ \ZZmulmod{1000} \cong \ZZmod{2} \times \ZZmod{2} \times \ZZmod{100}, \]
e quindi $\lambda(1000) = \mcm(2,2,100) = 100$.
\end{example}
\end{document}
@@ -0,0 +1,270 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{I teoremi di Sylow}
\maketitle
\begin{note}
Nel corso del documento con $p$ si indicherà un numero
primo, con $G$ si indicherà un qualsiasi gruppo finito di ordine $p^n m$ tale per cui $\MCD(p, m) = 1$
(ossia $n$ è la valutazione $p$-adica di $\abs{G}$).
\end{note}
I teoremi di Sylow rappresentano, insieme al teorema di
struttura per gruppi abeliani finiti, lo strumento più
importante e avanzato della teoria dei gruppi elementare.
Attraverso questi teoremi, lo studio e la classificazione dei
gruppi finiti viene enormemente facilitata e ridotta ai suoi
$p$-sottogruppi. \medskip
Prima di illustrare gli enunciati e le dimostrazioni di questi
teoremi, si definisce preliminarmente cos'è un $p$-sottogruppo
di Sylow, detto poi semplicemente $p$-Sylow:
\begin{definition}[$p$-Sylow]
Sia $H \leq G$. Si dice che $H$ è un \textbf{$p$-Sylow}
di $G$ se $\abs{H} = p^n$, ossia se $H$ è un $p$-sottogruppo
di $H$ con valutazione $p$-adica massima.
\end{definition}
Si illustra adesso il Primo teorema di Sylow, che riguarda
l'esistenza di $p$-sottogruppi di tutte le cardinalità
possibili\footnote{
A dire la verità il Primo teorema di Sylow si deduce
anche solo mostrando l'esistenza di un $p$-Sylow. Infatti,
per una proposizione nota sui $p$-gruppi, che discende
direttamente dal Teorema di corrispondenza, in un
$p$-gruppo esiste sempre
una catena di $p$-sottogruppi normali che comprende
$p$-sottogruppi di tutte le cardinalità. Dal momento
però che la dimostrazione è molto istruttiva (e anche
molto generale), si è preferito lasciare la generalizzazione.
}\footnote{
Si osserva che il Primo teorema di Sylow generalizza il
Teorema di Cauchy alla sua massima estensione.
} in $G$:
\begin{theorem}[Primo teorema di Sylow, esistenza]
Per ogni $i \in \NN$ tale per cui $0 \leq i \leq n$, esiste
un sottogruppo $H \leq G$ tale per cui $\abs{H} = p^i$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si consideri il sottoinsieme $\MM$
di $\pset(G)$ dato da:
\[ \MM = \{ X \subseteq G \mid \abs{X} = p^i \}. \]
Allora vale che:
\[ \abs{\MM} = \binom{p^n m}{p^i} = \frac{(p^n m)!}{(p^i)! (p^n m - p^i)!} = \frac{p^n m (p^n m - 1) \cdots (p^n m - p^i + 1)}{p^i (p^i - 1) \cdots 1}, \]
ossia, equivalentemente, che:
\[ \abs{\MM} = p^{n-i} m \prod_{j=1}^{p^i - 1} \frac{p^n m - j}{p^i - j}. \]
Si osserva che $p^{n-i} \exactdiv \abs{M}$. Infatti,
$p \nmid m$ perché $\MCD(p, m) = 1$ per ipotesi; inoltre,
considerando il termine generico $a_j$ della produttoria,
vale che\footnote{
Infatti $j$ può valere al più $p^i - 1$.
} $\nu_p(p^n m - j) = \nu_p(j) = \nu_p(p^i - j)$,
e quindi che $\nu_p(a_j) = 0$. \medskip
Dal momento che, dato $X \in \MM$, $g X$ appartiene ancora
ad $\MM$ e $g X = h X \iff g = h$, $\forall$ $g$, $h \in G$,
si può considerare l'azione $\phi : G \to S(\MM)$
tale per cui $g \xmapsto{\phi} [X \mapsto gX]$.
Dacché le orbite forniscono una partizione di $\MM$,
vale che:
\[ \abs{\MM} = \sum_{X \in \rotations} \frac{\abs{G}}{\abs{\Stab(X)}}, \]
dove $\rotations$ è un insieme di rappresentanti delle
orbite e dove si è applicato il Teorema orbita-stabilizzatore.
Dal momento che $p^{n-i} \exactdiv \abs{M}$, esiste
sicuramente un $X \in \rotations$ tale per cui
$p^{n-i+1} \nmid \abs{\Orb(X)}$, da cui si deduce che
$p^i \mid \abs{\Stab(X)}$. \medskip
Sia $x \in X$ e si consideri ora la mappa $\tau : \Stab(X) \to X$ tale per cui $g \xmapsto{\tau} gx$. Tale mappa è
sicuramente iniettiva (infatti $gx = hx \implies g = h$),
e quindi $\abs{\Stab(X)} \leq \abs{X} = p^i$. Si deduce
dunque che $\abs{\Stab(X)} = p^i$, da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{example}
Sia $G$ un $p$-gruppo di ordine $p^n$ con $n \geq 4$
tale per cui
$\abs{Z(G)} = p$. Si dimostra allora che $G$ ammette un sottogruppo abeliano di ordine $p^3$. \medskip
Per il Primo teorema di Sylow, in ogni tale gruppo $G$
si può estrarre un $p$-sottogruppo $H$ di ordine $p^4$.
Pertanto è sufficiente dimostrare la tesi per $n = 4$,
dacché un sottogruppo di $H$ è in particolare un sottogruppo
di $G$. \medskip
Poiché $G$ è un $p$-gruppo tale per cui $\abs{Z(G)} = p$,
esiste $x \in G$ tale per cui $Z_G(x)$ ha ordine $p^3$.
Chiaramente $Z(G) \leq Z(Z_G(x))$, e analogamente
$\gen{x} \leq Z(Z_G(x))$. Pertanto $\abs{Z(Z_G(x))}$ ha
almeno $p^2$ elementi. Se però valesse
$\abs{Z(Z_G(x))} = p^2$, $Z_G(x) \quot Z(Z_G(x))$ sarebbe
ciclico, e quindi $Z_G(x)$ abeliano, \Lightning. Quindi
$Z(Z_G(x))$ ha ordine $p^3$ e coincide con $Z_G(x)$, da
cui la tesi.
\end{example} \bigskip
Si dimostra adesso il Secondo teorema di Sylow, che mostra
che i $p$-Sylow sono tra loro coniugati e che dimostra l'esistenza
di un'inclusione più generale tra i $p$-sottogruppi con
i $p$-sottogruppi di cardinalità maggiore. Da questo
teorema discenderà in particolare uno dei due risultati
del Terzo teorema di Sylow sul numero di $p$-Sylow di
un gruppo $G$.
\begin{theorem}[Secondo teorema di Sylow, coniugio e inclusione]
Tutti i $p$-Sylow di $G$ sono coniugati (e quindi isomorfi)
tra loro. Inoltre, ogni $p$-sottogruppo di ordine
$p^i$, se $i \neq n$, è contenuto
in un $p$-sottogruppo di ordine $p^{i+1}$ (in particolare
questi sottogruppi sono sottogruppi di un $p$-Sylow)\footnote{
Il Secondo teorema di Sylow implica in particolare
che se $H$ è un $p$-sottogruppo di ordine $p^i$,
esiste sempre un $p$-sottogruppo $K$ di $G$ di
ordine $p^j$ con $j \geq i$ tale per cui
$H \leq K$.
}.
\end{theorem}
\begin{proof}
Sia\footnote{
Tale $S$ esiste per il Primo teorema di Sylow.
} $S$ un $p$-Sylow di $G$. Sia $H$ un $p$-sottogruppo
di ordine $p^i$ e si consideri l'azione
$\varphi : H \to S(X)$ su $X = G \quot S$ tale per
cui $h \xmapsto{\varphi} [gS \mapsto hgS]$. Dal momento
che $\abs{X} = [G : S] = m$, per
il Teorema orbita-stabilizzatore vale allora che:
\[ m = \sum_{gS \in \rotations} \frac{p^i}{\abs{\Stab(gS)}}, \]
dove $\rotations$ è un insieme di rappresentanti delle
orbite tramite $\varphi$. \medskip
Dal momento che $p \nmid m$ per ipotesi, deve esistere
$gS \in \rotations$ tale per cui $\abs{\Stab(gS)} = p^i$,
da cui si deduce che $\Stab(gS) = H$. Pertanto vale che
$hgS = gS$ $\forall h \in H$, e quindi
$hg \in gS$, da cui si ricava infine che $h \in gSg\inv$.
Allora $H \subseteq gSg\inv$. Se allora $H$ è un $p$-Sylow,
$H = gSg\inv$ per cardinalità, e quindi tutti i
$p$-Sylow sono coniugati tra loro, dimostrando la prima
parte dell'enunciato. \medskip
Sia ora $i \neq n$. Allora $H$ è un $p$-sottogruppo proprio
di $P = gSg\inv$, che è un $p$-Sylow di $G$. Allora
vale che $H \lneq N_P(H)$ dal momento che $P$ è un $p$-gruppo.
Dacché $H \nsg N_P(H)$, $N_P(H) \quot H$ è un $p$-gruppo
non banale. Allora, per il Teorema di Cauchy, esiste
$x \in N_P(H)$ tale per cui $\ord(xH) = p$. Allora
$\pi_H\inv(\gen{xH})$ è un sottogruppo di $N_P(H)$ di ordine
$p \cdot p^i = p^{i+1}$ che contiene $H$, da cui
la tesi.
\end{proof}
\begin{remark}
In particolare, se $G$ è un gruppo abeliano finito, per il
Secondo teorema di Sylow vale che $G(p)$, la $p$-componente
di $G$, è unica in quanto $p$-Sylow di un gruppo abeliano
(infatti l'insieme dei coniugati di un sottogruppo in un gruppo abeliano è sempre banale). Allora $G$ è esattamente
il prodotto diretto dei suoi $p$-Sylow.
\end{remark}
\bigskip
Si dimostra infine il Terzo teorema di Sylow, che riguarda
il numero di $p$-Sylow in $G$, indicato con $n_p$. Questo
teorema, al di là del lato meramente computazionale, risulta
spesso utile quando si cerca di dimostrare che un $p$-Sylow
è caratteristico. Infatti è sufficiente verificare che
$n_p$ sia esattamente $1$; in questo modo esiste un solo
$p$-Sylow, e tale $p$-Sylow deve essere caratteristico, e
quindi normale.
\begin{theorem}[Terzo teorema di Sylow, numero]
Sia $n_p$ il numero di $p$-Sylow di $G$. Allora vale
che:
\begin{itemize}
\item $n_p = [G : N_G(S_p)]$, e dunque $n_p$ divide $\abs{G}$, dove
$S_p$ è un $p$-Sylow,
\item $n_p \equiv 1 \pod p$, e quindi\footnote{
Poiché $n_p \mid \abs{G} = p^n m$, ma $n_p \equiv 1 \pod p$, $n_p$ è coprimo con $p^n$, e quindi
$n_p$ deve dividere $m$.
} $n_p \mid m$.
\end{itemize}
\end{theorem}
\begin{proof}
Poiché i coniugati di un $p$-Sylow $S$ hanno la stessa cardinalità di $S$, tali coniugati sono ancora
$p$-Sylow. Similmente, per il Secondo teorema di Sylow, tutti
i $p$-Sylow sono a loro volta coniugati di $S$. Pertanto,
se $X$ è l'insieme dei $p$-Sylow di $G$, vale che
$X$ è esattamente l'insieme dei coniugati di $S$. Allora,
per il Teorema orbita-stabilizzatore, vale che:
\[ n_p = \abs{X} = [G : N_G(S)], \]
che chiaramente divide $\abs{G}$. \medskip
Sia $\varphi : S \to S(X)$ l'azione su $X$ tale per cui
$s \xmapsto{\varphi} [H \mapsto sHs\inv]$. Si mostra
che $\Orb(S) = \{S\}$ è l'unica orbita banale. Se
$\Orb(H)$ fosse banale, varebbe $sHs\inv = H$ $\forall s \in S$,
e quindi varebbe $S \leq N_G(H)$. In tal caso esisterebbe
il sottogruppo $HS$, che ha cardinalità:
\[ \abs{HS} = \frac{p^n p^n}{p^i} = p^{2n-i}, \]
dove $p^i$ è la cardinalità di $H \cap S$. Poiché
$n$ è il massimo esponente di un $p$-sottogruppo di
$G$, deve valere $2n-i \leq n \implies n \leq i$. Allo
stesso tempo, anche il massimo esponente di $p$ in
$H \cap S$, in quanto $p$-sottogruppo, deve essere
minore o uguale a $n$, e quindi $n = i$. Pertanto
$H = S$. \medskip
Allora, se $\rotations$ è un insieme di rappresentanti
delle orbite di $X$ tramite $\varphi$, vale che:
\[ n_p = \abs{X} = \sum_{H \in \rotations} \frac{p^n}{\abs{\Stab(H)}} = 1 + \sum_{H \in \rotations \setminus \{S\}} \frac{p^n}{\abs{\Stab(H)}}. \]
Poiché $p$ divide la somma del membro a destra (infatti
le orbite sono non banali, e quindi $\abs{\Stab(H)} \neq p^n$),
deve dunque valere $n_p \equiv 1 \pod 1$, da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{example}
Si mostra che in un gruppo $G$ di ordine $5 \cdot 11 \cdot 17$
esiste un elemento di ordine $11 \cdot 17$. \medskip
Si consideri un $11$-Sylow $P_{11}$ e un $17$-Sylow $P_{17}$.
Questi sottogruppi hanno ordine $11$ e $17$, e quindi
sono ciclici. Pertanto esistono $x$, $y \in G$ tali per
cui $P_{11} = \gen{x}$ e $P_{17} = \gen{y}$. \medskip
Si consideri $n_{11}$: $n_{11}$ deve dividere $5 \cdot 17$,
e quindi $n_{11} \in \{1, 5, 17, 5 \cdot 17\}$. Tuttavia
$n_{11} \equiv 1 \pod{11}$ solo se $n_{11} = 1$. Quindi
$P_{11}$ è l'unico $11$-Sylow, e pertanto è caratteristico,
e dunque normale. Analogamente si verifica che $n_{17} = 1$,
e quindi che anche $P_{17}$ è normale. \medskip
Poiché $P_{11}$ e $P_{17}$ sono $p$-gruppi relativi a primi
distinti, la loro intersezione è banale. Pertanto
$x$ e $y$ commutano, e allora $\ord(xy) = \ord(x) \ord(y) =
11 \cdot 17$.
\end{example}
\end{document}
@@ -0,0 +1,442 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Estensioni di campo ed elementi algebrici e trascendenti}
\maketitle
\begin{note}
Una buona introduzione alle estensioni di campo
è già stata fatta nel corso di Aritmetica\footnote{
Questa parte di teoria è reperibile al
seguente link: \url{https://git.phc.dm.unipi.it/g.videtta/notes/src/branch/main/Primo\%20anno/Aritmetica/Teoria\%20dei\%20campi}.
}, e pertanto
l'esposizione in questo documento dell'argomento sarà
del tutto \textit{straightforward}. \medskip
Per $K$, $L$ ed $F$ si intenderanno sempre dei campi.
Se non espressamente detto, si sottintenderà anche
che $K \subseteq L$, $F$, e che $L$ ed $F$ sono
estensioni costruite su $K$. Per $[L : K]$ si
intenderà $\dim_K L$, ossia la dimensione di $L$
come $K$-spazio vettoriale.
\end{note} \bigskip
Lo studio della teoria dei campi è inevitabile quando si
intende studiare la risolubilità delle equazioni, come
ben illustra la teoria di Galois. In particolare,
questa teoria si basa in parte sullo studio delle
estensioni, ossia dei ``sovracampi'', del campo di partenza
che si sta studiando. A questo proposito tornano utili
le seguenti definizioni:
\begin{definition}[estensione di campo]
Si dice che $L$ è un'estensione di campo di $K$ se
$K \subseteq L$, e si scrive $\faktor{L}{K}$ per
studiare $L$ in riferimento a $K$. Si dice
che $L$ è un'estensione finita se $[L : K]$ è
finito.
\end{definition}
\begin{definition}[omomorfismo di valutazione]
Sia $\alpha \in K$. Allora si definisce l'\textbf{omomorfismo di valutazione} $\varphi_{\alpha,K} : K[x] \to K[\alpha]$ di $\alpha$ su $K$,
spesso abbreviato come $\varphi_\alpha$ se è
sottinteso che si sta lavorando su $K$, come
l'omomorfismo univocamente determinato dalla
relazione:
\[ p \xmapsto{\varphi_\alpha} p(\alpha). \]
\end{definition}
\begin{remark}
L'omomorfismo di valutazione è sempre surgettivo e
la preimmagine di un elemento di $K[\alpha]$ è per
esempio lo stesso elemento a cui si è sostituito $x$
al posto di $\alpha$.
\end{remark}
\begin{definition}
Sia $\alpha \in K$. Allora si definisce $K(\alpha)$
come la più piccola estensione di $K$ che contiene
$\alpha$, ossia:
\[ K(\alpha) = \bigcap_{\substack{\faktor{F_i}{K} \text{ campo} \\[0.02in] \alpha \in F_i}} F_i. \]
\end{definition}
\begin{definition}[estensione semplice]
Un'estensione $\faktor{L}{K}$ si dice \textbf{semplice}
se esiste $\alpha \in L$ tale per cui $L = K(\alpha)$.
Tale $\alpha$ si definisce \textbf{elemento primitivo}
di $L$ su $K$.
\end{definition}
\begin{remark}
Come suggerisce la definizione di $K(\alpha)$, se
$\faktor{L}{K}$ è un campo che contiene $\alpha$,
$K(\alpha) \subseteq L$.
\end{remark}
\begin{definition}[elementi algebrici e trascendenti]
Sia $\alpha \in K$. Allora $\alpha$ si dice \textbf{algebrico su $K$} se $\exists p \in K[x]$
tale per cui $p(\alpha) = 0$. Se $\alpha$ non è
algebrico, si dice che $\alpha$ è \textbf{trascendente}.
\end{definition}
\begin{remark}
Se $\alpha \in K$, $\alpha$ è algebrico se e solo
se $\Ker \varphi_\alpha$ è non banale. Analogamente
$\alpha$ è trascendente se e solo se $\Ker \varphi_\alpha$ è banale.
\end{remark}
\begin{remark}
Se $\alpha \in K$ è algebrico, allora $\Ker \varphi_\alpha$ è generato da un irriducibile dacché
$K[x]$ è un PID. In particolare $K[x] \quot {\Ker \varphi_\alpha}$ è un campo, e dunque, per il Primo
teorema di isomorfismo, lo è anche $K[\alpha]$.
Dal momento che $K[\alpha] \subseteq K(\alpha)$,
allora vale in questo caso che $K(\alpha) = K[\alpha]$.
\end{remark}
\begin{definition}
Sia $\alpha \in K$ algebrico su $K$. Si definisce il \textbf{polinomio minimo}
$\mu_\alpha \in K[x]$ come il generatore monico di
$\Ker \varphi_\alpha$. Per semplicità si definisce
$\deg_K \alpha$ come il grado di $\mu_\alpha$.
\end{definition}
\begin{remark}
Se $\alpha \in K$ è algebrico, allora $K[x] \quot{\Ker \varphi_\alpha}$ è uno spazio vettoriale su $K$ di
dimensione $\deg_K \alpha$. In particolare vale allora
che $[K(\alpha) : K] = [K[x] \quot{\Ker \varphi_\alpha} : K] = \deg_K \alpha$. Inoltre $\mu_\alpha$ è irriducibile su $K$ dal momento che $\Ker \varphi_\alpha$ è massimale.
\end{remark}
\begin{remark}
Se $\alpha \in K$ è trascendente, allora
$\Ker \varphi_\alpha$ è banale e dunque, per il Primo
teorema di isomorfismo, $K[x] \cong K[\alpha]$.
\end{remark}
La caratterizzazione degli elementi algebrici e trascendenti
si conclude mediante la seguente proposizione:
\begin{proposition}[caratterizzazione degli elementi algebrici e trascendenti]
Sia $\alpha \in K$. Allora $\alpha$ è algebrico su
$K$ se e solo se $[K(\alpha) : K]$ è finito.
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $\alpha$ è algebrico, allora $[K(\alpha) : K]$
è pari a $\deg_K \alpha$. Se invece $[K(\alpha) : K]$
è pari ad $n \in \NN^+$, si considerino $1$, $\alpha$,
\ldots, $\alpha^n$. Dal momento che questi sono
$n+1$ elementi in $K(\alpha)$, devono essere
necessariamente linearmente dipendenti. Pertanto
esistono $a_0$, $a_1$, \ldots, $a_n$ tali per
cui $a_n \alpha^n + \ldots + a_1 \alpha + a_0 = 0$.
Pertanto esiste un polinomio con coefficienti in $K$
che annulla $\alpha$, e dunque $\alpha$ è algebrico.
\end{proof}
A partire dalla definizione di elemento algebrico si può
anche definire la nozione di \textit{estensione algebrica}:
\begin{definition}[estensione algebrica]
Si consideri $\faktor{L}{K}$. Allora si dice che
$L$ è un'\textbf{estensione algebrica} se ogni
elemento di $L$ è algebrico su $K$.
\end{definition}
Le estensioni finite sono privilegiate in questo senso,
dal momento che sono sempre algebriche, come illustra la:
\begin{proposition}[estensione finita $\implies$ estensione algebrica]
Sia $L$ un'estensione finita di $K$. Allora $L$
è un'estensione algebrica di $K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $\alpha \in L$. Dal momento che $K \subseteq K(\alpha) \subseteq L$, $K(\alpha)$ è un sottospazio
di $L$, che è spazio vettoriale su $K$. Dal momento
che $L$ è un'estensione finita, $[L : K]$ è finito,
e dunque lo è anche $[K(\alpha) : K]$, per cui
$\alpha$ è algebrico, e così $L$.
\end{proof}
\begin{remark}
Mentre ogni estensione finita è algebrica, non è
vero che ogni estensione algebrica è finita. Per
esempio,
la chiusura algebrica $\overline{\QQ}$ di $\QQ$ non
è finita su $\QQ$. Infatti, per ogni $n \in \NN^+$,
$p_n(x) = x^n - 2$ è irriducibile in $\QQ[x]$ per il criterio
di Eisenstein, e dunque, detta $\alpha$ una radice
di $p_n$, $[\QQ(\alpha) : \QQ] = n$, e quindi, dal
momento che $\QQ(\alpha) \subseteq \overline{\QQ}$,
$[\overline{\QQ} : \QQ] \geq n$. Pertanto il grado
di $\overline{\QQ}$ su $\QQ$ non è finito, benché
$\overline{\QQ}$ sia un'estensione algebrica per
definizione.
\end{remark}
\begin{remark}
Se $L$ è un'estensione semplice, allora $L$
è algebrica se e solo se $L$ è un'estensione
finita.
\end{remark}
Definiamo infine il composto di due estensione $L$, $M$ di $K$ su uno stesso campo $\Omega$:
\begin{definition}[composto di due estensioni]
Siano $L$, $M \subseteq \Omega$ estensioni di $K$ con
$\Omega$ a sua volta campo. Si definisce allora
il \textbf{composto} $LM$ di $L$ e $M$ come il più
piccolo sottocampo di $\Omega$ che contiene sia
$L$ che $M$. Talvolta si scrive anche $L(M) = LM$.
\end{definition}
\begin{remark}
Se $L = K(\alpha_1, \ldots, \alpha_m)$ e
$M = K(\beta_1, \ldots, \beta_n)$, allora vale che:
\[ LM = K(\alpha_1, \ldots, \alpha_m, \beta_1, \ldots,
\beta_n). \]
\end{remark}
\begin{theorem}[delle torri algebriche]
Siano $K \subseteq L \subseteq F$ campi. Allora $\faktor{F}{K}$ è un'estensione finita se e solo se
$\faktor{L}{K}$ e $\faktor{F}{L}$ sono estensioni finite. \medskip
In particolare\footnote{Si può generalizzare questa formula ad $F$ spazio vettoriale su $K$ e $L$ con $K \subseteq L$, a patto che $K$ e $L$ siano campi.}, se $\faktor{F}{K}$ è un'estensione finita,
vale che:
\[ [F : K] = [F : L] [L : K]. \]
\end{theorem}
\begin{proof}
Se $\faktor{F}{K}$ è un'estensione finita, allora a
maggior ragione $\faktor{L}{K}$ è un'estensione finita
dal momento che $L$ è un $K$-sottospazio vettoriale di
$F$, che è un $K$-spazio vettoriale. Inoltre,
anche $\faktor{F}{L}$ è un'estensione finita, dacché
una base di $\faktor{F}{K}$ è un insieme di generatori
su $\faktor{F}{L}$, dal momento che $K \subseteq L$. \medskip
Si mostra adesso che se $\faktor{L}{K}$ e $\faktor{F}{L}$ sono estensioni finite, allora $F$ è uno spazio
finito-dimensionale su $K$ e vale che:
\[ [F : K] = [F : L] [L : K]. \]
Siano $[F : L] = m$ e $[L : K] = n$. Sia
$\BB_F = (f_1, \ldots, f_m)$ una base
di $F$ su $L$, e sia $\BB_L = (l_1, \ldots, l_n)$ una
base di $L$ su $K$. \\
Si dimostra che la seguente è una base di $F$ su $K$:
\[\BB_F \BB_L = \{ f_1 l_1, \ldots, f_1 l_n, \ldots, f_m l_n\}, \]
dove si osserva che $\abs{\BB_F \BB_L} = [F : L] [L : K]$.
Si mostra innanzitutto che $\BB_F \BB_L$ è un insieme
di generatori. Sia $f \in F$.
Allora si può scrivere $f$ come combinazione lineare
finita con scalari in $L$:
\[f = \sum_{i=1}^m \beta_i f_i.\]
A sua volta, allora, si può scrivere ogni $\beta_i \in L$
come combinazione lineare finita con scalari in $K$:
\[\beta_i = \sum_{j=1}^n \gamma_j^{(i)} l_j.\]
Combinando queste due identità, si verifica che
$\BB_F \BB_L$ genera $F$ come $K$-spazio vettoriale:
\[ f = \sum_{i=1}^m \sum_{j=1}^n \gamma_j^{(i)} \, l_j f_i. \]
Infine, si verifica che $\BB_F \BB_L$ è un insieme linearmente
indipendente. Si consideri l'equazione:
\[ \sum_{i=1}^m \sum_{j=1}^n \gamma_j^{(i)} \, l_j f_i = \sum_{i=1}^m \left(\sum_{j=1}^n \gamma_j^{(i)} l_j \right) f_i = 0. \]
Poiché $\BB_F$ è linearmente indipendente, si deduce
che:
\[ \sum_{j=1}^n \gamma_j^{(i)} l_j = 0. \]
Tuttavia, $\BB_L$ è a sua volta linearmente indipendente,
e quindi $\gamma_j^{(i)} = 0$, $\forall i, j$. Dunque
$\BB_F \BB_L$ è linearmente indipendente, e quindi è
una base dacché è anche un insieme di generatori per
$F$ come $K$-spazio vettoriale. Pertanto $F$ è un'estensione
finita di $K$ e vale la tesi.
\end{proof}
\begin{proposition}
Siano $L$ e $M$ due campi tali per cui
$K \subseteq L$, $M$. Allora, se
$[L : K] = m \in \NN^+$ e $[M : K] = n \in \NN^+$,
$LM$ è un'estensione finita di $K$ e $\mcm(m, n) \mid [LM : K]$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si consideri il seguente diamante di estensioni:
\[\begin{tikzcd}[column sep=scriptsize]
&& LM \\
\\
L &&&& M \\
\\
&& K
\arrow["n", no head, from=3-5, to=5-3]
\arrow["m"', no head, from=3-1, to=5-3]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-5]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-1]
\arrow[no head, from=1-3, to=5-3]
\end{tikzcd}\]
Dal momento che $LM = L(M)$ è un $L$-spazio vettoriale
e $M$ è un'estensione finita di $K$, il grado di $LM$
su $L$ è finito. Pertanto, applicando il teorema delle
torri algebriche, $m \mid [LM : K]$. Analogamente
$n \mid [LM : K]$, e quindi $\mcm(m, n) \mid [LM : K]$.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $L$ un'estensione di campo di $K$. Allora
$A = \{ \alpha \in L \mid \alpha \text{ algebrico su } K \}$ è un campo, e quindi un'estensione algebrica
di $K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Siano $\alpha$ e $\beta \in A$. Si consideri il
seguente diamante di estensioni:
\[\begin{tikzcd}[column sep=small]
&& {K(\alpha, \beta)} \\
\\
{K(\alpha)} &&&& {K(\beta)} \\
\\
&& K
\arrow[no head, from=3-5, to=5-3]
\arrow[no head, from=3-1, to=5-3]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-5]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-1]
\arrow[no head, from=1-3, to=5-3]
\end{tikzcd}\]
Dal momento che $K(\alpha, \beta) = K(\alpha)K(\beta)$
e sia $[K(\alpha) : K]$ che $[K(\beta) : K]$ sono
finiti dacché $\alpha$ e $\beta$ sono algebrici,
$K(\alpha, \beta)$ è un'estensione finita di $K$,
ed è dunque un'estensione algebrica. Pertanto
$\alpha \pm \beta$, $\alpha\beta$, $\alpha\inv$
(se $\alpha \neq 0$) e $\beta\inv$ (se $\beta \neq 0$) sono elementi algebrici di $K$,
e quindi $A$ è un campo, e a maggior ragione un'estensione algebrica di $K$.
\end{proof}
Le estensioni finite sono completamente caratterizzate
in qualità di estensioni finitamente generate da elementi
algebrici sul campo di riferimento, come mostra la:
\begin{proposition}
$\faktor{L}{K}$ è un'estensione finita se e solo se
è un'estensione finitamente generata da elementi algebrici.
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $L$ è un'estensione finita su $K$, allora esiste una
base finita $\basis = \{l_1, \ldots, l_n\} \subseteq L$
tale per cui $L = K(l_1, \ldots, l_n)$. Poiché $L$ è
un'estensione finita, $L$ è anche algebrica, e quindi
$\basis$ è composta da elementi algebrici su $K$. Pertanto
$L$ è un'estensione finitamente generata da elementi algebrici
su $K$. \medskip
Sia ora $L = K(l_1, \ldots, l_n)$ con $l_i$ elemento algebrico
su $K$. Allora, per il teorema delle torri algebriche,
$L$ è un'estensione
finita su $K$ dal momento che questi due campi sono
i due estremi della seguente torre di estensioni:
\[\begin{tikzcd}
{K(l_n, \ldots, l_0)} \\
{K(l_{n-1}, \ldots, l_0) } \\
\vdots \\
{K(l_0)} \\
K
\arrow[no head, from=1-1, to=2-1]
\arrow[no head, from=2-1, to=3-1]
\arrow[no head, from=3-1, to=4-1]
\arrow[no head, from=4-1, to=5-1]
\end{tikzcd}\]
dove ogni campo interno della torre è un'estensione
finita del sottocampo corrispondente dal momento
che $\faktor{L}{K}$ è un'estensione algebrica, da
cui la tesi.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $K \subseteq L \subseteq F$ una torre di
estensioni. Allora $\faktor{F}{K}$ è un'estensione
algebrica se e solo se lo sono sia $\faktor{L}{K}$
che $\faktor{F}{L}$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Se $\faktor{F}{K}$ è un'estensione algebrica,
a maggior ragione $\faktor{F}{L}$ è
algebrica, dal momento che ogni elemento $f \in K$ è
radice di un polinomio a coefficienti in $K$, e
quindi, in particolare, di un polinomio a coefficienti in
$L$. Allora stesso tempo, ogni elemento di $L$ è un
elemento di $F$, e quindi tale elemento è ancora algebrico
su $K$, e così anche $\faktor{L}{K}$ è un'estensione
algebrica. \medskip
Siano $\faktor{L}{K}$ e $\faktor{F}{L}$
estensioni algebriche. Sia $f \in F$. Allora, poiché $F$ è
algebrico su $L$, esistono $l_0$, \ldots,
$l_n \in L$ tali per cui, detto
$p(x) = l_n x^n + \ldots + l_1 x + l_0 \in L[x]$,
vale che $p(f) = 0$. In particolare $f$ è
algebrico su $K(l_n, \ldots, l_0)$, e quindi
$K(l_n, \ldots, l_0, f)$ è un'estensione finita
su $K(l_n, \ldots, l_0)$. \medskip
Chiaramente anche $K(l_n, \ldots, l_0)$ è un'estensione
finita su $K$ dal momento che è finitamente generata
da elementi algebrici su $K$, dacché $L$ è un'estensione
algebrica su $K$. \medskip
Per il teorema delle torri algebriche, allora
$K(l_n, \ldots, l_0, f)$ è un'estensione finita
su $K$. Dal momento allora che $K(f) \subseteq K(l_n, \ldots, l_0, f)$, anche questa è un'estensione finita,
e quindi $f$ è algebrico. Pertanto si conclude che
$\faktor{F}{K}$ è un'estensione algebrica, da cui
la tesi.
\end{proof}
Infine, si presenta un risultato interessante che lega
l'algebricità di $\faktor{L}{K}$ e $\faktor{M}{K}$ a quella
di $\faktor{LM}{K}$:
\begin{proposition}
Siano $K \subseteq L$, $M$. Allora le estensioni
$\faktor{L}{K}$ e $\faktor{M}{K}$ sono algebriche se
e solo se $\faktor{LM}{K}$ è algebrica.
\end{proposition}
\begin{proof}
Siano $\faktor{L}{K}$ e $\faktor{M}{K}$ algebriche.
Sia $\alpha \in LM = L(M)$. Dal momento che $L(M)$ è un
$L$-spazio vettoriale i cui vettori sono gli elementi di
$M$, allora $\alpha$ può scriversi
come combinazione lineare finita di elementi in $M$ con
coefficienti in $L$, ossia:
\[ \alpha = \sum_{i=1}^n \lambda_i m_i. \]
Poiché $L$ e $M$ sono estensioni algebriche su $K$,
$K' := K(\lambda_1, \ldots, \lambda_n, m_1, \ldots, m_n)$ è
un'estensione finitamente generata da elementi algebrici
ed è pertanto finita su $K$. Poiché $K(\alpha) \subseteq
K'$, $K(\alpha)$ è un'estensione finita su $K$ e dunque
$\alpha$ è algebrico su $K$. Pertanto $LM$ è un'estensione
algebrica su $K$. \medskip
Se $\faktor{LM}{K}$ è un'estensione algebrica, allora
in particolare ogni elemento di $L$, che appartiene a $L$,
è algebrico su $K$, e così $\faktor{L}{K}$ è un'estensione
algebrica. Analogamente lo è anche $\faktor{M}{K}$, da cui
la tesi.
\end{proof}
\end{document}
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\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Chiusura algebrica di un campo e campi di spezzamento}
\maketitle
\begin{note}
Per $K$, $L$ ed $F$ si intenderanno sempre dei campi.
Se non espressamente detto, si sottintenderà anche
che $K \subseteq L$, $F$, e che $L$ ed $F$ sono
estensioni costruite su $K$. Per $[L : K]$ si
intenderà $\dim_K L$, ossia la dimensione di $L$
come $K$-spazio vettoriale.
\end{note} \bigskip
Questo documento si propone di illustrare le principali
proprietà e caratteristiche dei campi algebricamente
chiusi, delle chiusure algebriche e dei campi di
spezzamento, col proposito di dare i mezzi necessari
per approcciarsi alla teoria di Galois. Per questo
motivo si presentano le seguenti definizioni:
\begin{definition}[campo algebricamente chiuso]
Un campo $K$ si dice \textbf{algebricamente chiuso}
se ogni polinomio a coefficienti in $K$ ammette una
radice in $K$. Equivalentemente, $K$ è algebricamente
chiuso se ogni polinomio $p \in K[x]$ ha tutte le proprie
radici in $K$, e quindi se gli irriducibili di $K$ sono
tutti e soli i polinomi di grado unitario.
\end{definition}
\begin{definition}[chiusura algebrica]
Un estensione $\faktor{\Omega}{K}$ si dice
\textbf{chiusura algebrica} di $K$, e si
indica usualmente con $\overline{K}$, se $\Omega$
è un campo algebricamente chiuso e se
$\Omega$ è un'estensione algebrica su $K$.
\end{definition}
\begin{remark}
Per esempio, una chiusura algebrica di $\RR$ è $\CC$,
per il Teorema fondamentale dell'algebra.
\end{remark}
\begin{proposition}
Sia $\Omega$ un campo algebricamente chiuso. Se allora
$K$ è un sottocampo di $\Omega$, vale che
$K'$, il campo degli elementi algebrici
su $K$, è una chiusura algebrica di $K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Chiaramente
$K'$ è un'estensione algebrica su
$K$. Si verifica allora che $K'$ è
algebricamente chiuso. Sia $p \in K'[x]$.
Dal momento che $K$ è algebricamente chiuso, e
che $p$ appartiene anche a $K[x]$, allora
$p$ ammette una radice $\alpha \in \Omega$. Si mostra che
$\alpha$ è algebrico su $K$. Poiché allora
$\faktor{K'(\alpha)}{K'}$ è
un'estensione algebrica (infatti $p$ annulla $\alpha$
per ipotesi) e $\faktor{K'}{K}$ è algebrica
per ipotesi, allora $K'(\alpha)$ è algebrica
su $K$, e dunque $\alpha$ è algebrico su $K$, pertanto
$\alpha \in K'$, da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{remark}
Poiché $\QQ$ è un sottocampo di $\CC$ e $\CC$ è
un campo algebricamente chiuso, il campo degli
elementi algebrici di $\QQ$ è una chiusura algebrica di
$\QQ$ per la proposizione precedente.
\end{remark}
Adesso si enuncia, senza dimostrarlo, un teorema su cui si baserà buona parte della prossima teoria:
\begin{theorem}[esistenza ed unicità della chiusura algebrica]
Esiste ed è unica, a meno di $K$-isomorfismo\footnote{
Un $K$-isomorfismo è un isomorfismo tra estensioni
di $K$ che fissa $K$, ossia che ristretto a $K$ è
l'identità di $K$.
},
la chiusura algebrica di $K$.
\end{theorem}
\begin{remark}
Poiché il campo degli elementi algebrici di $\QQ$ è una chiusura algebrica di
$\QQ$ ed è un insieme numerabile, $\CC$ non può
essere una chiusura algebrica di $\QQ$ dacché
$\CC$ ha la cardinalità del continuo (e dunque non possono
esistere bigezioni tra $\CC$ e $\overline{\QQ}$). Poiché
$\CC$ è però algebricamente chiuso, può solamente
verificarsi che $\CC$ non sia un'estensione algebrica
di $\QQ$. Più facilmente, $\pi \in \RR$ non è algebrico su $\QQ$,
e così né $\RR$ né $\CC$ sono estensioni algebriche su $\QQ$.
\end{remark}
\begin{definition}[campo di spezzamento]
Sia $\mathcal{F}$ una famiglia di polinomi di $K[x]$.
Si definisce allora \textbf{campo di spezzamento} di
$\mathcal{F}$ una estensione $F$ di $K$ tale per cui:
\begin{itemize}
\item ogni $p \in \mathcal{F}$ si decompone in fattori lineari in
$F[x]$,
\item se $L$ è un'estensione su $K$ tale per cui
$L \subsetneq F$, allora esiste $p \in \mathcal{F}$
non si decompone in fattori lineari in $L[x]$.
\end{itemize}
Equivalentemente $F$ è un'estensione minimale in cui
ogni polinomio di $\mathcal{F}$ si decompone in fattori
lineari.
\end{definition}
Come per le chiusure algebriche, si enuncia il seguente
teorema senza dimostrazione\footnote{
L'esistenza di un campo di spezzamento è piuttosto
facile da dimostrare, è sufficiente considerare
l'estensione di $K$ a cui si aggiungono tutte le
radici del polinomio.
}:
\begin{theorem}[esistenza ed unicità del campo di spezzamento]
Esiste ed è unico, a meno di $K$-isomorfismo, il
campo di spezzamento di $\mathcal{F}$ su $K$.
\end{theorem}
\begin{definition}[coniugati di $\alpha$]
Se $\alpha \in \faktor{L}{K}$ è algebrico su $K$, si definiscono \textbf{coniugati} di $\alpha$ su $K$ le
radici di $\mu_\alpha$ su $K$.
\end{definition}
I coniugati di $\alpha$ sono speciali in quanto
permettono di studiare
le $K$-immersioni\footnote{
Una $K$-immersione è un monomorfismo tra estensioni di $K$
che fissa $K$.
} di $K(\alpha)$ in $\overline{K}$, ossia
di studiare i campi $K$-isomorfi a $K(\alpha)$ presenti in
$\overline{K}$, come dimostra il:
\begin{theorem}[$K$-immersioni da $K(\alpha)$ in $\overline{K}$]
Sia $\alpha \in \faktor{L}{K}$ algebrico su $K$. Allora,
se $d$ è il numero di coniugati distinti di $\alpha$,
esistono esattamente $d$ $K$-immersioni di $K(\alpha)$
in $\overline{K}$ e sono tali da mandare $\alpha$ in
un suo altro coniugato.
\end{theorem}
\begin{proof}
Per considerare le $K$-immersioni di $K(\alpha)$ in
$K$, si considera prima l'isomorfismo:
\[ K(\alpha) \cong K[x] \quot{(\mu_\alpha)}. \]
Per il Primo teorema di isomorfismo, esistono
allora tanti omomorfismi da $K(\alpha)$ in $\overline{K}$
quanti sono gli omomorfismi da $K[x]$ in $\overline{K}$ che
annullano $(\mu_\alpha)$. Un omomorfismo $\varphi$
da $K[x]$ a $\overline{K}$ che fissa $K$ è completamente determinato da
$\beta = \varphi(x)$ ed in particolare mappa $p \in K[x]$
a $p(\beta)$. Affinché allora $(\mu_\alpha)$
appartenga a $\Ker \varphi$, $\mu_\alpha(\beta) = 0$, e quindi
$\beta$ deve essere un coniugato di $\alpha$. Pertanto
gli omomorfismi da $K(\alpha)$ a $\overline{K}$ sono
tali per cui $\alpha$ venga mandato in $\beta$. Questi
omomorfismi
sono $K$-immersioni dal momento che l'unità viene preservata,
da cui la tesi.
\end{proof}
\hr
\begin{definition}[polinomio separabile]
Un polinomio $p \in K[x]$ si dice \textbf{separabile}
se $p$ ha radici distinte in un suo campo di
spezzamento.
\end{definition}
\begin{definition}[estensione separabile]
Un'estensione $\faktor{L}{K}$ si dice \textbf{separabile}
se per ogni $\alpha \in L$, $\mu_{\alpha,K}$ è
un polinomio separabile.
\end{definition}
\begin{definition}[campo perfetto]
Un campo si dice \textbf{perfetto} se ogni suo
polinomio irriducibile è separabile.
\end{definition}
\begin{remark}
Le estensioni di un campo perfetto sono sempre separabili.
Infatti il polinomio minimo su $K$ è in particolare
un irriducibile, e quindi ha radici distinte.
\end{remark}
\begin{note}
Si assumerà d'ora in poi che \underline{\textit{$K$
è un campo perfetto}}, in modo tale da semplificare l'introduzione
alla teoria di Galois.
\end{note}
\begin{remark}
Poiché $K$ è perfetto, le $K$-immersioni di $K(\alpha)$
sono esattamente $[K(\alpha) : K] = \deg_K \alpha$.
\end{remark}
\begin{remark}
Se $\varphi_i : K(\alpha) \mono \overline{K}$ è un'estensione di $\varphi : K \mono \overline{K}$, allora
$\varphi_i(K(\alpha)) = K(\varphi_i(\alpha))$.
\end{remark}
Poiché i campi considerati sono perfetti, si possono
studiare in generale le estensioni di tutte le immersioni
di $K$ in $\overline{K}$, e quindi non solo le estensioni
dell'identità, come dimostra il:
\begin{theorem}[estensioni di $\varphi$ da $K(\alpha)$ in $\overline{K}$]
Sia $\alpha \in \faktor{L}{K}$ algebrico su $K$. Allora
per ogni $\varphi : K \mono \overline{K}$ esistono
esattamente $\deg_K \alpha$ estensioni $\varphi_i : K(\alpha) \mono K$ di $\varphi$, ossia monomorfismi per cui $\restr{\varphi_i}{K} = \varphi$. Tali estensioni sono tali da mappare $\alpha$
nelle radici di $\varphi(\mu_\alpha)$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Per considerare le estensioni di $\varphi$ da $K(\alpha)$ in
$K$, si considera prima l'isomorfismo:
\[ K(\alpha) \cong K[x] \quot{(\mu_\alpha)}. \]
Per il Primo teorema di isomorfismo, esistono
allora tanti omomorfismi da $K(\alpha)$ in $\overline{K}$
quanti sono gli omomorfismi da $K[x]$ in $\overline{K}$ che
annullano $(\mu_\alpha)$. Un omomorfismo $\varphi_i$
da $K[x]$ a $\overline{K}$ tale per cui $K$ viene mappato
tramite $\varphi$ è completamente determinato da
$\beta = \varphi_i(x)$ ed in particolare mappa $p \in K[x]$
alla valutazione del polinomio $q$, ottenuto mappando i
coefficienti di $p$ tramite $\varphi$, in $\beta$, detto
$\varphi(p)(\beta)$. Affinché allora $(\mu_\alpha)$
appartenga a $\Ker \varphi$, deve valere $\varphi(\mu_\alpha)(\beta) = 0$, e quindi
$\beta$ deve essere una radice di $\varphi(\mu_\alpha)$.
Pertanto gli omomorfismi da $K(\alpha)$ a $\overline{K}$ sono
tali per cui $\alpha$ venga mandato nelle radici di
$\varphi(\mu_\alpha)$. Questi omomorfismi sono
ancora immersioni dal momento che l'unità viene
preservata da $\varphi_i$. Dal momento che $\varphi$ è
a sua volta un'immersione, $\varphi(\mu_\alpha)$ è
irriducibile dacché $\mu_\alpha$ lo è, ed inoltre
$\deg \varphi(\mu_\alpha) = \deg \mu_\alpha$. Pertanto,
poiché $K$ è un campo perfetto,
le radici di $\varphi(\mu_\alpha)$ sono $\deg_K \alpha$,
e quindi le estensioni di $\varphi$ sono esattamente
$\deg_K \alpha$.
\end{proof}
A partire da questa proposizione, si può dimostrare un
risultato più generale sulle estensioni finite di $K$,
come mostra il fondamentale:
\begin{theorem}[estensioni di $\varphi$ da $\faktor{L}{K}$ in $\overline{K}$]
Sia $[L : K] = n$. Allora per ogni $\varphi : K \mono \overline{K}$ immersione esistono esattamente $n$
estensioni $\varphi_i : L \to \overline{K}$ di $\varphi$,
ossia tali per cui $\restr{\varphi_i}{K} = \varphi$.
\end{theorem}
\begin{proof}
Se $n = 1$, la tesi è del tutto ovvia.
Si dimostra facilmente il teorema per $n \geq 2$ applicando il principio di induzione ed il teorema precedente.
Se $n = 2$, $L$ è un'estensione semplice di $K$ e quindi
esiste $\alpha \in L \setminus K$
tale per cui $L = K(\alpha)$.
La tesi allora segue applicando il teorema precedente. \medskip
Se $n > 2$, sia $\alpha \in L \setminus K$.
Sia $[K(\alpha) : K] = m$. Se
$m = n$, allora $L = K(\alpha)$ e la tesi
segue ancora applicando il teorema precedente. Se invece
$m < n$, sia $[L : K(\alpha)] = d$. Per il teorema precedente
esistono esattamente $m$ estensioni $\varphi_i$ di $\varphi$ da $K(\alpha)$ in $K$. Invece, per il teorema delle torri algebriche,
$n = md$, e quindi $d < n$. Applicando allora l'ipotesi
induttiva, ogni $\varphi_i$ può essere unicamente
esteso in $d$ modi da $K(\alpha)$ a $L$. Pertanto esistono
solamente $n = md$ estensioni di $\varphi$, concludendo
il passo induttivo.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,258 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Estensioni normali e gruppo di Galois}
\maketitle
\begin{note}
Per $K$, $L$ ed $F$ si intenderanno sempre dei campi.
Se non espressamente detto, si sottintenderà anche
che $K \subseteq L$, $F$, e che $L$ ed $F$ sono
estensioni costruite su $K$. Per $[L : K]$ si
intenderà $\dim_K L$, ossia la dimensione di $L$
come $K$-spazio vettoriale. Per scopi didattici, si
considerano solamente campi perfetti, e dunque estensioni che sono sempre separabili, purché
non esplicitamente detto diversamente.
\end{note} \bigskip
Si introduce adesso il fondamentale concetto di
\textit{estensione normale}, prerequisito per
introdurre a sua volta la teoria di Galois.
\begin{definition}[estensione normale]
Un'estensione algebrica
$\faktor{L}{K}$ si dice \textbf{normale}
se per ogni $K$-immersione $\varphi : L \to \overline{K}$
vale che $\varphi(L) = L$.
\end{definition}
Questa definizione viene immediatamente caratterizzata
attraverso i coniugati dei suoi elementi, come mostra
la:
\begin{proposition}
Sono equivalenti i seguenti fatti:
\begin{enumerate}[(i)]
\item $\faktor{L}{K}$ è un'estensione normale,
\item Per ogni $\alpha \in \faktor{L}{K}$, ogni coniugato
di $\alpha$ appartiene a $L$,
\item $\faktor{L}{K}$ è il campo di spezzamento
di una famiglia di polinomi di $K[x]$.
\end{enumerate}
\end{proposition}
\begin{proof}
Si mostra l'equivalenza delle proprietà:
\begin{itemize}
\item[$(i)\implies (ii)\;$] Sia $\varphi : L
\to \overline{K}$ una $K$-immersione di $L$. Allora,
poiché $L$ è normale su $K$, $\varphi(L) = L$.
Sia $\alpha \in L \setminus K$.
Dal momento che $K \subseteq K(\alpha) \subseteq L$,
$\restr{\varphi}{K(\alpha)}$ è in particolare
una $K$-immersione di $K(\alpha)$, e quindi
deve associare ad $\alpha$ un suo coniugato.
Dal momento però che $\varphi(\alpha) \in L$,
questo significa che ogni coniugato di $\alpha$
appartiene ad $L$.
\item[$(ii)\implies (iii)\;$] Sia $\mathcal{F}$
la famiglia dei polinomi minimi degli elementi
di $\faktor{L}{K}$. Si dimostra che
$L$ è il campo di spezzamento di $\mathcal{F}$ su
$K$. Chiaramente $\mathcal{F} \subseteq L$,
dal momento che $L$ contiene una radice per
ipotesi di ogni polinomio minimo, e per
(ii) contiene tutti i suoi coniugati (e dunque
tutte le radici di ogni polinomio della famiglia
$\mathcal{F}$). Inoltre vale anche
che $L \subseteq \mathcal{F}$, dal momento che
ogni elemento di $L$ è radice di un polinomio
di $\mathcal{F}$, per costruzione. Pertanto
$L = \mathcal{F}$.
\item[$(iii)\implies (i)\;$] Sia $\varphi : L
\to \overline{K}$ una $K$-immersione di $L$. Sia
$\alpha \in L \setminus K$.Dal momento per che $L$
è campo di spezzamento di una famiglia $\mathcal{F}$ di polinomi,
$L$ è generato dalle radici di $\mathcal{F}$.
Per ogni $\alpha$ generatore di $L$, allora,
$\varphi$ deve mappare $\alpha$ ad un suo
coniugato, ancora appartenente ad $L$ dacché
$\mathcal{F}$ è campo di spezzamento. Pertanto
$\varphi(\alpha) \in L$. Allora, dal momento
che $L$ è generato dalle radici di $\mathcal{F}$,
ogni suo elemento viene ancora mappato ad un
elemento di $L$, e quindi $\faktor{L}{K}$ è
un'estensione normale.
\end{itemize}
\end{proof}
\begin{remark}
Per esempio, $\faktor{\QQ(\sqrt[3]{2})}{\QQ}$ non
è normale, dal momento che $\sqrt[3]{2} \zeta_3$,
un coniugato di $\sqrt[3]{2}$, non appartiene
a $\QQ(\sqrt[3]{2})$. Al contrario,
$\faktor{\QQ(\zeta_3)}{\QQ}$ è normale, dal
momento che l'unico coniugato di $\zeta_3$ è
$\zeta_3^2$.
\end{remark}
Dimostriamo inoltre che le estensioni di grado $2$
sono sempre normali, come mostra la:
\begin{proposition}
Sia $\faktor{L}{K}$ un'estensione di grado $2$.
Allora $L$ è normale su $K$, se $\Char K \neq 2$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Chiaramente $L$ è un'estensione algebrica di $K$,
essendo finita. Sia\footnote{
$L$ è di grado $2$ su $K$, e quindi $K$ deve
essere un suo sottinsieme proprio.
} allora $\alpha \in L \setminus K$. Dal momento che
$\alpha \notin K$, $[K(\alpha) : K] = 2$, e quindi
$L = K(\alpha)$. Inoltre $\deg_K \alpha = 2$, pertanto,
poiché $\Char K \neq 2$,
esiste un polinomio irriducibile
$p(x) = x^2 + bx + c$ con $b$, $c \in K$
di cui $\alpha$ è radice. In particolare,
$\alpha$, $\overline{\alpha} = \frac{-b \pm \sqrt{\Delta}}{2}$, dove
$\overline{\alpha}$ il coniugato di $\alpha$.
Allora $\alpha$, $\overline{\alpha} \in K(\sqrt{\Delta})$. Dal momento allora che
$L = K(\alpha) = K(\sqrt{\Delta})$, $L$ è
campo di spezzamento di $p \in K[x]$, e dunque,
per la proposizione precedente, è normale su $K$.
\end{proof}
Infine, si esplora la normalità su un diagramma di
estensioni.
\begin{proposition}[normalità nel composto e nell'intersezione]
Siano $\faktor{L}{K}$ e $\faktor{M}{K}$ estensioni
normali. Allora $\faktor{LM}{K}$ e
$\faktor{L \cap M}{K}$ sono a loro volta normali.
\[\begin{tikzcd}[column sep=small]
&& LM \\
\\
L &&&& M \\
\\
&& {L \cap M} \\
\\
&& K
\arrow[no head, from=5-3, to=7-3]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-5]
\arrow[no head, from=1-3, to=3-1]
\arrow[no head, from=3-1, to=5-3]
\arrow[no head, from=5-3, to=3-5]
\arrow[no head, from=1-3, to=5-3]
\end{tikzcd}\]
\end{proposition}
\begin{proof}
Chiaramente $LM$ e $L \cap M$ sono estensioni
algebriche di $K$, in quanto sia $L$ che $M$ lo sono.
Sia $\varphi : LM \to \overline{K}$ una $K$-immersione
di $LM$. Allora $\varphi(LM) = \varphi(L(M)) =
L(\varphi(M)) = L(M) = LM$, e quindi $LM$ è normale
su $K$. Analogamente, se $\varphi : L \cap M \to \overline{K}$ è una $K$-immersione di $L \cap M$,
$\varphi(L \cap M) = \varphi(L) \cap \varphi(M) = L \cap M$, e quindi $L \cap M$ è normale su $K$.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $K \subseteq F \subseteq L$ una torre di campi. Allora
$\faktor{L}{K}$ normale $\implies$ $\faktor{L}{F}$
normale.
\end{proposition}
\begin{proof}
Poiché $L$ è normale su $K$, $L$ è un campo di
spezzamento di una famiglia $\mathcal{F}$ di polinomi
di $K[x]$. A maggior ragione, allora,
$L$ è campo di spezzamento di $\mathcal{F}$ come
polinomi di $F[x]$, e quindi è normale anche su $F$.
\end{proof} \medskip
Si può adesso introdurre la teoria di Galois introducendo
prima l'insieme $\Aut_K L$ e poi il gruppo $\Gal(\faktor{L}{K})$.
\begin{definition}
Si definisce l'insieme $\Aut_K L$ come l'insieme
delle $K$-immersioni di $L$, ossia delle immersioni
$\varphi : L \to \overline{K}$ tali per cui
$\restr{\varphi}{K} = \Id_K$.
\end{definition}
Se $L$ è normale su $K$, le immersioni di
$\Aut_K L$ possono essere ristrette al codominio su
$L$ (infatti $\varphi(L) = L$ per definizione) e sono
tali per cui mandano gli elementi di $L$ nei loro
coniugati su $K$. Inoltre, se $L$ è un'estensione finita
di $K$, la separabilità di $L$ garantisce che\footnote{
In generale, se $L$ è un'estensione finita e normale di $K$,
$\abs{\Aut_K L} = [L : K]$ se e solo se $L$
separabile su $K$.
}
$\abs{\Aut_K L} = [L : K]$. Pertanto, riducendoci a
considerare le estensioni normali e separabili di $K$,
ogni immersione, ristretta opportunamente sul codominio,
ammette un inverso, e quindi si può considerare
$\Aut_K L$ come gruppo sulla composizione, denotato
come $\Gal(\faktor{L}{K})$. Tali estensioni sono
speciali, e vengono pertanto dette \textit{di Galois}.
\begin{definition}[estensioni di Galois]
Si dice che $\faktor{L}{K}$ è un'\textbf{estensione
di Galois} se $L$ è sia normale che separabile su $K$.
\end{definition}
\begin{definition}[gruppo di Galois di $\faktor{L}{K}$]
Si definisce il gruppo di Galois di $\faktor{L}{K}$,
denotato come $\Gal(\faktor{L}{K})$, il gruppo
rispetto alla composizione
delle immersioni di $\Aut_K L$ ristrette sul codominio
a $L$.
\end{definition}
La maggior parte dei teoremi della teoria di Galois si
fondano particolarmente sul fatto che il gruppo di Galois
di un campo di spezzamento di un irriducibile $f$
agisce sulle radici di $f$, come mostra la:
\begin{proposition}
Sia $f(x) \in K[x]$ un irriducibile. Allora,
se $L$ è il suo campo di spezzamento,
$\Gal(\faktor{L}{K})$ agisce fedelmente e transitivamente sulle
radici di $L$. Pertanto $\Gal(\faktor{L}{K}) \mono S_n$,
dove $n = [L : K] = \deg f(x)$, e quindi
$n \mid [L : K] \mid n!$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si consideri l'azione $\Xi : \Gal(\faktor{L}{K}) \to
S(\{ \alpha_1, \ldots, \alpha_n \})$ tale per cui
$\varphi \xmapsto{\Xi} [\alpha_i \mapsto \varphi(\alpha_i)]$, dove\footnote{
Si ricorda l'ipotesi di $K$ campo perfetto;
pertanto $f(x)$ è separabile.
}
le $\alpha_i$ sono le radici distinte di $f(x)$.
Allora chiaramente $n \mid [L : K]$, dal momento
che $[K(\alpha_1) : K] = n$ e $K(\alpha_1) \subseteq L$. \medskip
Inoltre $\Xi$ è un'azione fedele dacché $\Ker \Xi$ è banale. Infatti
l'unica $K$-immersione che fissa ogni radice è
necessariamente
l'identità. Allora $\Xi$ è un'immersione di
$\Gal(\faktor{L}{K})$ in $S(\{ \alpha_1, \ldots, \alpha_n \}) \cong S_n$, e quindi
$[L : K] = \abs{\Gal(\faktor{L}{K})} \mid n!$. Infine, esiste sempre una $K$-immersione di
$L$ che mappa un qualsiasi $\alpha_i$ ad un altro
$\alpha_j$, purché $i \neq j$. Pertanto $\Gal(\faktor{L}{K})$ agisce transitivamente sulle
radici di $f(x)$.
\end{proof}
\end{document}
@@ -0,0 +1,354 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il teorema dell'elemento primitivo e di corrispondenza di Galois}
\maketitle
\begin{note}
Per $K$, $L$ ed $F$ si intenderanno sempre dei campi.
Se non espressamente detto, si sottintenderà anche
che $K \subseteq L$, $F$, e che $L$ ed $F$ sono
estensioni costruite su $K$. Per $[L : K]$ si
intenderà $\dim_K L$, ossia la dimensione di $L$
come $K$-spazio vettoriale. Per scopi didattici, si
considerano solamente campi perfetti, e dunque estensioni che sono sempre separabili, purché
non esplicitamente detto diversamente.
\end{note} \bigskip
Si dimostrano in questo documento i due teoremi più
importanti della teoria elementare delle estensioni di campo
e di Galois, il \textit{teorema dell'elemento primitivo} ed
il \textit{teorema di corrispondenza di Galois}.
\begin{theorem}[dell'elemento primitivo]
Sia $\faktor{L}{K}$ un'estensione separabile e
finita. Allora $\faktor{L}{K}$ è semplice.
\end{theorem}
\begin{proof}
Si distinguono i casi in cui $K$ è un campo finito
o infinito.
\begin{itemize}
\item[($K$ finito)\;] Poiché $K$ è finito e
$L$ è un'estensione finita su $K$, a sua volta
$L$ è un campo finito. Pertanto $L^*$ è un
sottogruppo moltiplicativo finito di un campo, ed
è pertant ciclico. Se $\alpha \in L^*$ è allora
un generatore di $L^*$, vale che $L$ è uguale a
$K(\alpha)$. Pertanto $\faktor{L}{K}$ è un'estensione
semplice.
\item[($K$ infinito)\;]
Si fornisce una dimostrazione costruttiva del
teorema, che permette di trovare algoritmicamente
un elemento primitivo per $L$.
Poiché $L$ è un'estensione
finita di $K$, $L$ è finitamente generato da
elementi algebrici su $K$. \medskip
Sia allora
$L = K(\alpha_1, \ldots, \alpha_n)$, dove
$\{ \alpha_i \}$ è una base di
$\faktor{L}{K}$ come $K$-spazio. È sufficiente
che $K(\alpha_1, \alpha_2)$ sia semplice affinché
anche $L$ lo sia. Infatti
si dimostrerebbe che $K(\alpha_1, \alpha_2) =
K(\gamma)$ per qualche $\gamma \in K(\alpha_1, \alpha_2)$,
e quindi $K(\alpha_1, \ldots, \alpha_n) =
K(\gamma, \alpha_3, \ldots, \alpha_n)$. Reiterando
allora il processo su $K(\gamma, \alpha_3)$ si
troverà un elemento primitivo, e così, induttivamente,
si dimostra che in particolare $L$ è semplice. Se
invece $n = 1$, la tesi è ovvia. \medskip
Sia allora, senza perdita di generalità, $L = K(\alpha, \beta)$. Sia $[L : K] = n$. Allora, poiché $L$
è un'estensione separabile su $K$, esistono
esattamente $n$ distinte $K$-immersioni di $L$,
dette $\varphi_i$.
Si definisca allora $p(x) \in \overline{K}[x]$ tale per cui:
\[ p(x) = \prod_{1 \leq i < j \leq n} (x \varphi_i(\alpha) + \varphi_i(\beta) - x \varphi_j(\alpha) - \varphi_j(\beta)). \]
Si dimostra che $p(x)$ non è nullo. Infatti,
se lo fosse, almeno uno dei fattori della produttoria
dovrebbe essere nullo. In tal caso si avrebbe
$\varphi_i(\alpha) = \varphi_j(\alpha)$ e
$\varphi_i(\beta) = \varphi_j(\beta)$, e dunque
$\varphi_i \equiv \varphi_j$, benché $i \neq j$,
\Lightning. Allora $\deg p = \binom{n}{2} > 0$.
Dal momento che $K$ è infinito, esiste\footnote{
A livello algoritmico è sufficiente valutare
$p(x)$ in al più $n+1$ valori distinti in $K$
per ottenere un $x$ funzionale per la tesi.
} $t \in K$
tale per cui $p(t) \neq 0$. \medskip
Detto $\gamma = \alpha t + \beta$, $\gamma$
ha esattamente $n$ coniugati. Infatti
$\varphi_i(\gamma) \neq \varphi_j(\gamma)$ $\forall i < j$, altrimenti $\gamma$ annullerebbe $p(x)$. Pertanto
$[K(\gamma) : K] = n = [K(\alpha, \beta) : K]$,
da cui $K(\alpha, \beta) = K(\gamma)$, ossia la tesi.
\end{itemize}
\end{proof} \medskip
Si illustrano adesso i prerequisiti per dimostrare
il Teorema di corrispondenza di Galois:
\begin{definition}
Sia $\faktor{L}{K}$ un'estensione di Galois. Allora,
se $H \leq \Gal(\faktor{L}{K})$, si definisce
$L^H = \Fix(H)$ come la sottoestensione di $L$ su
$K$ degli elementi fissati da ogni $\varphi \in H$,
ossia:
\[ L^H = \{ \alpha \in L \mid \varphi(\alpha) = \alpha \, \forall \varphi \in H \}. \]
\end{definition}
\begin{nlemma}
Sia $\faktor{L}{K}$ un'estensione di Galois. Allora,
se $H \leq \Gal(\faktor{L}{K})$ vale che:
\[ L^H = K \iff H = \Gal(\faktor{L}{K}). \]
\end{nlemma}
\begin{proof}
Sia $H = \Gal(\faktor{L}{K})$. Allora sicuramente
$K \subseteq L^H$. Si mostra che non può valere
$K \subsetneq L^H$. Se infatti $K \subsetneq L^H$,
varrebbe che $[L^H : K] > 1$, e quindi esisterebbe
una $K$-immersione non banale di $L^H$, detta
$\varphi : L^H \to \overline{K}$. In particolare
$\varphi$ può estendersi a una $K$-immersione di
$L$, detta $\tilde{\varphi}$. In particolare
$\tilde{\varphi} \in \Gal(\faktor{L}{K})$, e
quindi $\tilde{\varphi}$ deve fissare $L^H$ per
ipotesi. Tuttavia $\tilde{\varphi}$ ristretta
a $L^H$ non fissa $L^H$ per ipotesi, \Lightning.
Pertanto $L^H = K$. \medskip
Sia adesso $L^H = K$. Per il Teorema dell'elemento
primitivo, $\exists \alpha \in L^H$ tale per cui
$L = K(\alpha)$. Si consideri allora il
polinomio $p$ a coefficienti in $\overline{K}$ tale
per cui:
\[ p(x) = \prod_{\varphi \in H} (x - \varphi(\alpha)). \]
Poiché l'identità di $\Gal(\faktor{L}{K})$ appartiene
ad $H$, $(x-\alpha) \mid p(x)$, e quindi
$p(\alpha) = 0$. Inoltre $p$ è in realtà un polinomio
a coefficienti in $L^H$. Se infatti $\rho \in H$,
\[ \rho(p(x)) = \prod_{\varphi \in H} (x - \rho(\varphi(\alpha))) = p(x), \]
dove l'uguaglianza è dovuta al fatto\footnote{
In particolare è stato applicato l'\textit{embedding} di Cayley su $H$
attraverso l'elemento $\rho \in H$, e
quest'azione si è rivelata essere transitiva.
} che le
mappe $\{ \rho \circ \varphi \}$ sono esattamente le
mappe $\{ \varphi \}$. Pertanto $\abs{\Gal(\faktor{L}{K})} = [L : K] =
[K(\alpha) : K] \leq \deg p(x) = \abs{H}$ dal
momento che $\alpha$ è radice di $p(x)$. Dal momento
che vale anche che $\abs{\Gal(\faktor{L}{K})} \geq \abs{H}$, allora
$H = \Gal(\faktor{L}{K})$, da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{proposition}
Sia $\sigma \in \Gal{\faktor{L}{K}}$. Allora,
se $H \leq \faktor{L}{K}$, vale che
$\sigma(L^H) = L^{\sigma H \sigma\inv}$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Si osserva che:
\[ \sigma(L^H) = \{ \sigma(\alpha) \mid \alpha \in L, \, \varphi(\alpha) = \alpha \, \forall \varphi \in H \} = \{ \beta \in L \mid \varphi(\sigma\inv(\beta)) = \sigma\inv(\beta) \, \forall \varphi \in H \}, \]
dove si è sfruttato in modo cruciale il fatto che $\varphi \in H$ è bigettiva. Si
conclude allora che:
\[ \varphi(L^H) = \{ \beta \in L \mid \sigma(\varphi(\sigma\inv(\beta))) = \beta \, \forall \varphi \in H \} = L^{\sigma H \sigma\inv}. \]
\end{proof}
Si può adesso dimostrare il Teorema di corrispondenza di
Galois:
\begin{theorem}[di corrispondenza di Galois]
Sia $\mathcal{E}$ l'insieme delle sottoestensioni
di $\faktor{L}{K}$ estensione di Galois. Sia
$\mathcal{G}$ l'insieme dei sottogruppi di
$\Gal(\faktor{L}{K})$. Allora $\mathcal{E}$ è
in bigezione con $\mathcal{G}$ attraverso
la mappa $\alpha : \mathcal{E} \to \mathcal{G}$
tale per cui:
\[ F \xmapsto{\alpha} \Gal(\faktor{L}{F}) \leq
\Gal(\faktor{L}{K}), \]
la cui inversa $\beta : \mathcal{G} \to \mathcal{E}$
è tale per cui:
\[ H \xmapsto{\beta} L^H \subseteq L. \]
Inoltre, una sottoestensione $\faktor{F}{K}$ di
$\faktor{L}{K}$ è normale su $K$ se e solo se
il corrispondente sottogruppo di $\Gal(\faktor{L}{K})$
è normale. Infine, se $\faktor{F}{K}$ è normale,
$F$ è in particolare di Galois\footnote{
Si ricorda che si considera $K$ un campo perfetto.
} e vale che:
\[ \Gal(\faktor{F}{K}) \cong \faktor{\Gal(\faktor{L}{K})}{\Gal(\faktor{L}{F})}. \]
\end{theorem}
\begin{proof}
Le mappe $\alpha$ e $\beta$ sono ovviamente ben definite. Si mostra direttamente che sono l'una
l'inversa dell'altra. Sia $H \leq \Gal(\faktor{L}{K})$.
Si osserva che:
\[ \alpha(\beta(H)) = \alpha(L^H) = \Gal(\faktor{L}{L^H}). \]
Sia $L^H = M$. Se si pone $K = \Gal(\faktor{L}{L^H})$, vale chiaramente che $H \leq K$ dal momento che $H$
fissa per definizione tutti gli elementi di
$L^H$. Dacché allora $L^H = M$, per il lemma precedente
$H = K$, e quindi $\alpha(\beta(H)) = H$. \medskip
Analogamente si osserva che per $K \subseteq F \subseteq K$ vale che:
\[ \beta(\alpha(F)) = \beta(\Gal(\faktor{L}{F})) =
L^{\Gal(\faktor{L}{F})}. \]
Pertanto, detto $H = \Gal(\faktor{L}{F})$,
per il lemma precedente vale che $L^H = F$,
e quindi $\beta(\alpha(F)) = F$, dimostrando
la prima parte del teorema. \medskip
Sia ora $\faktor{F}{K}$ una sottoestensione normale
di $\faktor{L}{K}$. Allora, se $\varphi \in \Gal(\faktor{L}{F})$ e $\sigma \in \Gal(\faktor{L}{K})$,
$\tau = \sigma \circ \varphi \circ \sigma\inv$ è ancora
un elemento di $\faktor{L}{K}$. Pertanto,
$\tau$ si può restringere ad una $K$-immersione di $F$.
Poiché allora $F$ è normale su $K$, $\tau(F) = F$, e
quindi $\tau \in \Gal(\faktor{L}{F})$, e dunque
$\Gal(\faktor{L}{F}) \nsgeq \Gal(\faktor{L}{K})$. \medskip
Sia adesso $\Gal(\faktor{L}{F}) \nsgeq \Gal(\faktor{L}{K})$. Sia $\varphi$ una $K$-immersione
di $F$ su $\overline{K}$. Allora $\varphi$ può essere
estesa ad un elemento $\tilde{\varphi} \in \Gal(\faktor{L}{K})$. In particolare,
se $H = \Gal(\faktor{L}{F})$, $\varphi(F) =
\tilde{\varphi}(F) = L^{\varphi H \varphi\inv} = L^H = F$, dove si è sfruttata la normalità di $H$ in
$\Gal(\faktor{L}{K})$. Pertanto $F$ è normale su $K$,
e dunque, in quanto separabile per ipotesi, di Galois. \medskip
Si consideri adesso l'omomorfismo $\tau : \Gal(\faktor{L}{K}) \to \Gal(\faktor{F}{K})$ dato
dalla restrizione delle immersioni di $\Gal(\faktor{L}{K})$ su $F$. Chiaramente $\tau$
è una mappa surgettiva, dal momento che ogni $K$-immersione di $\Gal(\faktor{F}{K})$ può estendersi
a $K$-immersione di $\Gal(\faktor{L}{K})$. Inoltre
vale che $\Ker \tau$ è esattamente il sottogruppo
di $\Gal(\faktor{L}{K})$ che fissa $F$, ossia
$\Gal(\faktor{L}{F})$. Applicando allora il Primo
teorema di isomorfismo vale che:
\[ \Gal(\faktor{F}{K}) \cong \faktor{\Gal(\faktor{L}{K})}{\Gal(\faktor{L}{F})}, \]
da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{example}[studio dei sottocampi di $\QQ(\sqrt{2}, \sqrt{3}) \quot \QQ$]
Dal momento che $L := \QQ(\sqrt{2}, \sqrt{3})$ è
il campo di spezzamento dei polinomi $x^2 - 2$
e $x^2 - 3$, tale estensione è normale su $\QQ$,
e quindi di Galois. Inoltre, dal momento che
$\sqrt{3} \notin \QQ(\sqrt{2})$,
$[L : \QQ] = 2 \cdot 2 = 4$, dal Teorema delle
torri algebriche. Pertanto $\Gal(\faktor{L}{\QQ})$
è un gruppo di ordine $4$. \medskip
Si definisce $\varphi_{ij}$ con $i$, $j \in \{0, 1\}$
come le $\QQ$-immersioni di $L$
tali per cui $\sqrt{2} \xmapsto{\varphi_{ij}} (-1)^i \sqrt{2}$ e analogamente $\sqrt{3} \xmapsto{\varphi_{ij}} (-1)^j \sqrt{3}$. Dal momento
che le varie $\varphi_{ij}$ sono distinte,
che ogni $\varphi_{ij}$ ha ordine $2$ e che ogni
gruppo di ordine $4$ è abeliano (o, più semplicemente,
le varie $\varphi_{ij}$ commutano tra loro),
vale che $\Gal(\faktor{L}{\QQ}) \cong \ZZmod2 \times \ZZmod2$. \medskip
Ogni sottoestensione di $L$ ha
grado su $\QQ$ divisore di $[L : \QQ]$, e quindi
ha grado $1$, $2$ o $4$. Se il grado è $4$,
la sottoestensione considerata è proprio $L$, mentre
se il grado è $1$ la sottoestensione è $\QQ$ stesso.
Si studiano ora le sottoestensioni di grado $2$.
Tali sottoestensioni corrispondono ai sottogruppi
di $\Gal(\faktor{L}{\QQ})$ di ordine $4/2 = 2$. Inoltre,
a priori, essendo $\Gal(\faktor{L}{\QQ})$ abeliano, tutte
le sottoestensioni sono normali su $\QQ$. \medskip
Ogni sottogruppo di ordine $2$ è ciclico e generato
da elementi di ordine $2$, e quindi, mantenendo
la corrispondenza con $\ZZmod2 \times \ZZmod2$,
da $(1,0)$, $(0,1)$ o $(1,1)$. Pertanto esistono
esattamente $3$ sottoestensioni distinte di grado $2$
su $\QQ$. \medskip
In particolare queste sottoestensioni corrispondono
ai sottocampi di $L$ fissati da $\varphi_{10}$,
$\varphi_{01}$ e $\varphi_{11}$, ossia
$\QQ(\sqrt{3})$, $\QQ(\sqrt{2})$ e $\QQ(\sqrt{6})$. \medskip
Inoltre $\alpha := \sqrt{2} + \sqrt{3}$ è un elemento primitivo
di $L$, dal momento che non può appartenere né a
$\QQ(\sqrt{3})$ né a $\QQ(\sqrt{2})$ (altrimenti
tali sottoestensioni coinciderebbero con $L$, \Lightning), e così nemmeno a $\QQ(\sqrt{6})$ (altrimenti $\alpha$ si scriverebbe
come combinazione lineare di $1$ e $\sqrt{6}$,
\Lightning). Alternativamente $\alpha$
ha esattamente $4$ coniugati tramite
le varie\footnote{
Tali $4$ coniugati sono distinti dal momento
che $\{1, \sqrt{2}, \sqrt{3}, \sqrt{6}\}$ è
una base di $L$ come $\QQ$-spazio.
} $\varphi_{ij}$, e quindi ha grado $4$ su
$\QQ$. In particolare vale che:
\[ \mu_\alpha(x) = \prod_{i=0}^1 \prod_{j=0}^1 (x + (-1)^i \sqrt{2} + (-1)^j \sqrt{3}) = x^4 - 10x^2 + 1. \]
In modo analogo si ottengono i polinomi minimi
di $\sqrt{2} + \sqrt{3}$ su $\QQ(\sqrt2)$,
$\QQ(\sqrt3)$ e $\QQ(\sqrt6)$, rispettivamente
$x^2-2\sqrt{2}x-1 = (x-\sqrt{2})^2 - 3$,
$x^2-2\sqrt{3}x-1 = (x-\sqrt{3})^2 - 2$ e
$x^2-(\sqrt{2} + \sqrt{3})^2 = x^2 - 2\sqrt{6} - 5$.
Tutte le informazioni sono infine raccolte nel seguente
diagramma di estensioni:
\[\begin{tikzcd}[column sep=2.25em]
&& {\overbrace{\mathbb{Q}(\sqrt{2}, \sqrt{3})}^{\mathbb{Q}(\sqrt{2} + \sqrt3)}} \\
\\
{\mathbb{Q}(\sqrt{2})} && {\mathbb{Q}(\sqrt6)} && {\mathbb{Q}(\sqrt3)} \\
\\
&& {\mathbb{Q}}
\arrow["2"{pos=0.3}, no head, from=1-3, to=3-1]
\arrow["2"', no head, from=1-3, to=3-3]
\arrow["2"', no head, from=1-3, to=3-5]
\arrow["2"', no head, from=3-3, to=5-3]
\arrow["2"{description}, no head, from=3-5, to=5-3]
\arrow["2"{description}, no head, from=3-1, to=5-3]
\arrow["{\small x^4 - 10x^2 + 1}", curve={height=-24pt}, no head, from=1-3, to=5-3]
\arrow["{x^2-3}", curve={height=-12pt}, no head, from=3-5, to=5-3]
\arrow["{x^2-2}"', curve={height=12pt}, no head, from=3-1, to=5-3]
\arrow["{x^2-6}"'{pos=0.3}, shift left, curve={height=12pt}, no head, from=3-3, to=5-3]
\arrow["{x^2-2\sqrt3\,x+1}", curve={height=-18pt}, no head, from=1-3, to=3-5]
\arrow["{x^2-2\sqrt2\,x-1}"', curve={height=18pt}, no head, from=1-3, to=3-1]
\arrow["{\small x^2-2\sqrt6-5}"'{pos=0.8}, curve={height=12pt}, no head, from=1-3, to=3-3]
\end{tikzcd}\]
Tramite la corrispondenza di Galois abbiamo fatto
corrispondere questo diagramma al seguente diagramma
di gruppi:
\[\begin{tikzcd}
& {\{ \text{Id}_L \equiv \varphi_{00} \}} \\
\\
{\{ \varphi_{00}, \varphi_{01} \}} & {\{ \varphi_{00}, \varphi_{11} \}} & {\{\varphi_{00}, \varphi_{10}\}} \\
\\
& {\{\varphi_{01}, \varphi_{10}, \varphi_{01}, \varphi_{11}\}}
\arrow[no head, from=1-2, to=3-2]
\arrow[no head, from=1-2, to=3-1]
\arrow[no head, from=1-2, to=3-3]
\arrow[no head, from=3-2, to=5-2]
\arrow[no head, from=3-3, to=5-2]
\arrow[no head, from=3-1, to=5-2]
\end{tikzcd}\]
\end{example}
\end{document}
@@ -0,0 +1,194 @@
\documentclass[12pt]{scrartcl}
\usepackage{notes_2023}
\begin{document}
\title{Il discriminante polinomiale e la formula di Cardano}
\maketitle
\begin{note}
Per $K$, $L$ ed $F$ si intenderanno sempre dei campi.
Se non espressamente detto, si sottintenderà anche
che $K \subseteq L$, $F$, e che $L$ ed $F$ sono
estensioni costruite su $K$. Per $[L : K]$ si
intenderà $\dim_K L$, ossia la dimensione di $L$
come $K$-spazio vettoriale. Per scopi didattici, si
considerano solamente campi perfetti, e dunque estensioni che sono sempre separabili, purché
non esplicitamente detto diversamente.
\end{note} \bigskip
In questo documento si illustra il \textit{discriminante polinomiale} e
le sue principali applicazioni nella teoria di Galois.
\begin{definition}[discriminante polinomiale]
Sia $p \in K[x]$. Se $\deg p = n$ e $a_1$, ..., $a_n \in \overline{K}$ sono le radici
di $p$, si definisce il \textbf{discriminante polinomiale} $\disc p$ in modo
tale che:
\[ \disc p = \prod_{i < j} (a_i - a_j)^2 \in K[a_1, \ldots, a_n]. \]
\end{definition}
\begin{remark}[radici multiple di $p$ e formule di Viète]
Si verifica facilmente che $p$ ha radice multiple se e solo se $\disc p = 0$.
Altrettanto semplicemente si verifica che $\disc p$ è un polinomio simmetrico
in $a_1$, ..., $a_n$. Pertanto, per il Teorema fondamentale dei polinomi simmetrici,
$\disc p$ può esprimersi\footnote{
Un algoritmo per calcolare efficacemente un'espressione di $\disc p$ in
questo senso è reperibile su \url{https://git.phc.dm.unipi.it/g.videtta/scritti/src/branch/main/Algebra/Notebook/1.\%20Algoritmo\%20di\%20rappresentazione\%20dei\%20polinomi\%20simmetrici}.
} come elemento di $K[e_1, \ldots, e_n]$,
dove $e_i := e_i(a_1, \ldots, a_n)$ è il polinomio simmetrico elementare
negli $a_i$. Per le formule di Viète, i vari $e_i$ possono esprimersi tramite
i coefficienti $c_i$ di $p(x)$ secondo la seguente relazione:
\[ c_i = (-1)^{n-i} a e_{n-i}, \]
dove si pone $e_0 := 1$. Inoltre, l'annullamento di $\disc p$ è indipendente
dal coefficiente di testa del polinomio, dal momento che polinomi associati
condividono le stesse radici. \medskip
Per esempio, per $n = 2$, se $p(x) = a x^2 + b x + c$ con $a \neq 0$, vale
che:
\[ \disc p(x) = \prod_{i < j} (a_i - a_j)^2 = a_1^2 + a_2^2 - 2 a_i a_j = (a_1 + a_2)^2 - 4 a_i a_j = e_1^2 - 4 e_2, \]
e dunque, poiché $b = c_1 = (-1)^{2-1} a e_{2-1} = - a e_1$ e
$c = c_0 = (-1)^2 a e_2 = a e_2$, vale che\footnote{
In generale, compare sempre un termine $a^{2n-2}$ al denominatore
di $\disc p(x)$. Pertanto, in letteratura si definisce $\disc p(x)$
anche come il prodotto tra $a^{2n-2}$ e il discriminante qui definito.
In tal caso, il discriminante di un polinomio di secondo grado è
esattamente $\Delta$.
}:
\[ \disc p(x) = \left( -\frac{b}a \right)^2 - 4 \frac{c}{a} = \frac{b^2}{a^2} - 4 \frac{ac}{a^2} = \frac{b^2 - 4ac}{a^2} = \frac{\Delta}{a^2}, \]
dove $\Delta$ è l'usuale discriminante delle equazioni di secondo grado. Pertanto,
poiché\footnote{
Per quanto detto prima, $a$ non svolge alcun ruolo nel determinare se $p$
ha radici multiple.
} $a \neq 0$, $p$ ha radici multiple se e solo se $\disc p = 0$, e quindi
se e solo se $\Delta = 0$.
\end{remark}
\begin{remark}[utilizzo della matrice di Vandermonde]
Un'espressione di $\disc p$ può anche essere calcolata attraverso le matrici
di Vandermonde. Infatti, se $M$ è la matrice di Vandermonde di $a_1$, ..., $a_n$
radici di $p$, vale che:
\[ M = \Matrix{1 & a_1 & a_1^2 & \cdots & a_1^{n-1} \\ 1 & a_2 & a_2^2 & \cdots & a_2^{n-1} \\ \vdots & \vdots & \vdots & \vdots & \vdots \\ 1 & a_n & a_n^2 & \cdots & a_n^{n-1}}, \]
e quindi:
\[ \det(M) = \prod_{i < j} (a_i - a_j). \]
Pertanto vale che:
\[ \det(M^2) = \det(M M^T) = \prod_{i < j} (a_i - a_j)^2 = \disc p(x). \]
\end{remark}
\begin{remark}[invarianza di $\disc p$ e trasformazione di Tschirnhaus]
Si osserva facilmente che $\disc p$ è invariante per traslazioni. Infatti,
se si considera $p(x+a)$ con $a \in K$ e $a_1$, ..., $a_n \in \overline{K}$ sono
radici di $p(x)$, le radici di $p(x+a)$ sono $a_1 - a$, ..., $a_n - a$. Pertanto
vale che:
\[ \disc p(x+a) = \prod_{i<j} (a_1 - a - a_2 + a)^2 = \prod_{i<j} (a_1 - a_2)^2 = \disc p(x). \]
Sia ora $p(x) = c_n x^n + c_{n-1} x^{n-1} + \ldots + c_1 x + c_0$. Dalle formule
di Viète, se $a_1$, ..., $a_n$ sono le radici di $p(x)$, vale che:
\[ c_{n-1} = -c_n (a_1 + \ldots + a_n) \implies \left(a_1 + \frac{c_{n-1}}{n c_n}\right) + \ldots + \left(a_n + \frac{c_{n-1}}{n c_n}\right) = 0. \]
Si può allora considerare la \textit{trasformazione di Tschirnhaus} $\tau : K[x] \to K[x]$ tale per cui $p(x) \xmapsto{\tau} p(x + \frac{c_{n-1}}{n c_n})$,
$\tau(p)$ ha come radici esattamente i vari $a_i + \frac{c_{n-1}}{n c_n}$, e
quindi, sempre per le formule di Viète, è tale per cui il coefficiente di $x^{n-1}$
è nullo. Dal momento che $\disc p$ è invariante per traslazione,
calcolare $\disc \tau(p)$ può risultare più semplice e dunque più efficiente.
In letteratura, applicare la trasformazione di Tschirnhaus su un polinomio
si dice ``deprimerlo'', e un polinomio tale per cui $c_{n-1} = 0$ è
detto \textit{polinomio depresso}. Si osserva facilmente che deprimere un
polinomio depresso non ha alcun effetto e la mappa restituisce il polinomio
depresso di partenza. In particolare vale che $\tau^2 = \tau$.
\end{remark}
\begin{remark}
Sia $p \in K[x]$ di grado $n$ e siano $a_1$, \ldots, $a_n$ le sue radici.
Se allora $\sigma \in S(\{a_1, \ldots, a_n\})$, vale che:
\[ \prod_{i < j} (\sigma(a_i) - \sigma(a_j)) = \prod_{i < j} \frac{\sigma(a_i) - \sigma(a_j)}{a_i - a_j} \prod_{i < j} (a_i - a_j) = \sgn(\sigma) \prod_{i < j} (a_i - a_j), \]
dove si identifica tale segno come $\sgn(\varphi(\sigma))$, dove
$\varphi$ è l'azione di del gruppo di Galois di $p$ sulle radici di $p$.
Pertanto, se $p$ è irriducibile e separabile, e $\sigma \in G := \Gal(L / K)$ dove
$L = K(a_1, \ldots, a_n)$, vale che:
\[ \sigma(\disc p) = \disc p, \]
e quindi $\disc p \in L^G = K$.
\end{remark}
L'utilità del discriminante polinomiale per la teoria di Galois è sancita dalla
seguente proposizione:
\begin{proposition}
Sia $p$ un polinomio irriducibile e separabile di grado $n$. Allora, se $L$ è il suo
campo di spezzamento su $K$, $\Gal\left(\faktor{L}{K}\right) \mono A_n$ se e
solo se $\disc p$ è un quadrato\footnote{
Questa proposizione è ancora vera utilizzando il discriminante moltiplicato
per $a^{2n-2}$, e quindi vale ancora per la definizione alternativa di
discriminante.
} in $K$.
\end{proposition}
\begin{proof}
Sia $G := \Gal\left(\faktor{L}{K}\right)$ e sia $\sigma \in G$. Allora $G \mono A_n$ se e solo se
$\sgn(\sigma) = 1$. Si consideri la seguente identità:
\[ \sigma\left(\prod_{i < j} (a_i - a_j)\right) = \sgn(\sigma) \prod_{i < j} (a_i - a_j). \]
Poiché gli elementi fissati da tutte le $\sigma \in G$ sono esattamente gli
elementi di $K$, se $G \mono A_n$, $\sgn(\sigma)$ è $1$, e quindi
$\left(\prod_{i < j} (a_i - a_j)\right) \in K$. Pertanto, $\disc p$ è un
quadrato in $K$, essendo $\left(\prod_{i < j} (a_i - a_j)\right)$ una sua
radice quadrata. Analogamente, se $\disc p$ è un quadrato in $K$,
$\left(\prod_{i < j} (a_i - a_j)\right) \in K$, e quindi
$\sgn(\sigma) = 1$, da cui la tesi.
\end{proof}
\begin{remark}[discriminanti polinomiali per $n \leq 3$]
Si illustrano i discriminanti polinomiali per alcune specie di polinomio:
\begin{itemize}
\item se $p(x) = x-a$, $\disc p(x) = 1$, essendo il prodotto vuoto;
\item se $p(x) = ax^2 + bx + c$, $\disc p = \frac{\Delta}{a^2}$;
\item se $p(x) = x^3 + px + q$, $\disc p = -4p^3 - 27 q^2$.
\end{itemize}
\end{remark}
\begin{remark}[classificazione dei gruppi di Galois per $\deg p = 3$]
Sia $p \in K[x]$ un polinomio di grado $3$ irriducibile e separabile. Sia
$L$ il campo di spezzamento di $p$ su $K$ e $G := \Gal\left(\faktor{L}{K}\right)$. Si osserva che $3$ divide $\abs{G}$ dal momento che, se $\alpha$ è una radice di $p$,
$[K(\alpha) : K] = 3 \mid [L : K] = \abs{G}$. Allora,
se $\disc p$ è un quadrato in $K$, $G \mono A_3$, e dunque, per cardinalità,
$G \cong A_3$. Se invece $\disc p$ non è quadrato in $K$, $G$ ha
cardinalità $6$, e dunque
$G$ è obbligatoriamente isomorfo a $S_3$ stesso. \medskip
Pertanto vale che:
\[ \Gal\left(\faktor{L}{K}\right) \cong \begin{cases}
A_3 & \se \disc p \text{ è quadrato in $K$}, \\
S_3 & \altrimenti.
\end{cases} \]
\end{remark} \bigskip
Si illustra adesso il metodo risolutivo delle equazioni di terzo grado,
tramite la cosiddetta \textit{formula di Cardano}. Innanzitutto, si
assume che $p(x)$ sia un polinomio \textit{depresso} di terzo grado
della forma $x^3 + px + q$ (altrimenti è sufficiente applicare la
trasformazione di Tschirnhaus a $p(x)$, ricavare le soluzioni e poi
tornare indietro). \medskip
Sia $x = u + v$. Allora $p(u + v) = u^3 + v^3 + 3 u^2 v + 3 u v^2 + p(u + v) + q =
(u^3 + v^3 + q) + (3uv + p)(u + v)$. Si pone allora il seguente sistema di
equazioni:
\[ \begin{cases}
u^3 + v^3 = -q, \\
uv = -\frac{p}{3} \implies u^3 v^3 = - \frac{p^3}{27}.
\end{cases} \]
Infatti, se il precedente sistema ammette soluzione, $p(x) = p(u + v)$ si annulla e
$u + v$ è soluzione. \medskip
Dal momento che abbiamo sia la somma che il prodotto di $u^3$ e $v^3$, è possibile
ricavare queste due quantità risolvendo l'equazione di secondo grado
associata:
\[ 0 = y^2 - (u^3 + v^3) y + u^3 v^3 = y^2 + q y - \frac{p^3}{27}. \]
Una volta ottenuti sia $u^3$ che $v^3$, prendendone la radice cubica, si
otterrà dunque una radice di $p(x)$. In particolare varrà che:
\[ y_{1,2} = \frac{-q \pm \sqrt{q^2 + \frac{4p^3}{27}}}{2} = -\frac{q}{2} \pm \sqrt{\frac{q^2}{4} + \frac{p^3}{27}}, \]
e quindi:
\[ x = u + v = \sqrt[3]{-\frac{q}{2} + \sqrt{\frac{q^2}{4} + \frac{p^3}{27}}} + \sqrt[3]{-\frac{q}{2} - \sqrt{\frac{q^2}{4} + \frac{p^3}{27}}}. \]
Le altre due soluzioni di $p(x)$ si possono poi computare facilmente riducendosi
a considerare il polinomio $p(x) / (x-\alpha)$, dove $\alpha$ è la soluzione
ottenuta.
\end{document}
@@ -0,0 +1,675 @@
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% -----------------------------------------------------------------------
\title{Scheda riassuntiva di Teoria dei campi e di Galois}
\begin{document}
\parskip=0.7ex
\raggedright
\footnotesize
\begin{center}
\Large{\textbf{Scheda riassuntiva di Teoria dei campi e di Galois}} \\
\end{center}
\begin{multicols}{3}
\setlength{\premulticols}{1pt}
\setlength{\postmulticols}{1pt}
\setlength{\multicolsep}{1pt}
\setlength{\columnsep}{2pt}
\section{Campi e omomorfismi}
Si dice \textbf{campo} un anello commutativo non banale
$K$ che è
contemporaneamente anche un corpo. Si dice
\textbf{omomorfismo di campo} tra due campi $K$ ed $L$
un omomorfismo di anelli. Dal momento che un omomorfismo
$\varphi$ è tale per cui $\Ker \varphi$ è un ideale
di $K$ con $1 \notin \Ker \varphi$, deve per forza
valere $\Ker \varphi = \{0\}$, e quindi ogni omomorfismo
di campi è un'immersione. \medskip
\section{Caratteristica di un campo}
Dato l'omomorfismo $\zeta : \ZZ \to K$ completamente
determinato dalla relazione $1 \xmapsto{\zeta} 1_K$,
si definisce \textbf{caratteristica di $K$}, detta
$\Char K$, il
generatore non negativo di $\Ker \zeta$. In particolare
$\Char K$ è $0$ o un numero primo. Se $\Char K$ è zero,
$\zeta$ è un'immersione, e quindi $K$ è un campo infinito,
e in particolare vi si immerge anche $\QQ$. \medskip
Tuttavia non è detto che $\Char K = p$ implichi che $K$ è
finito. In particolare $\ZZ_p(x)$, il campo delle funzioni
razionali a coefficienti in $\ZZ_p$, è un campo infinito
a caratteristica $p$.
\subsection{Proprietà dei campi a caratteristica $p$}
Se $\Char K = p$, per il Primo
teorema di isomorfismo per anelli, $\ZZmod{p}$ si immerge
su $K$ tramite la proiezione di $\zeta$; pertanto
$K$ contiene una copia isomorfa di $\ZZmod{p}$. Per
campi di caratteristica $p$, vale il Teorema del
binomio ingenuo, ossia:
\[ (a + b)^p = a^p + b^p, \]
estendibile anche a più addendi.
In particolare, per un campo $K$ di caratteristica $p$,
la mappa $\Frob : K \to K$ tale per cui $a \xmapsto{\Frob} a^p$
è un omomorfismo di campi, ed in particolare è un'immersione
di $K$ in $K$, detta \textbf{endomorfismo di Frobenius}. Se $K$ è un campo finito, $\Frob$ è anche
un isomorfismo. Si osserva che per gli elementi della
copia $K \supseteq \FF_p \cong \ZZmod{p}$ vale
$\restr{\Frob}{\FF_p} = \Id_{\FF_p}$, e quindi
$\Frob$ è un elemento di $\Gal(K / \FF_p)$.
\section{Campi finiti}
Per ogni $p$ primo e $n \in \NN^+$ esiste un campo finito
di ordine $p^n$. In particolare, tutti i campi finiti di
ordine $p^n$ sono isomorfi tra loro, possono essere visti
come spazi vettoriali di dimensione $n$ sull'immersione di $\ZZmod{p}$ che contengono,
e come campi di spezzamento di $x^{p^n}-x$
su tale immersione. Tali campi hanno obbligatoriamente
caratteristica $p$, dove $\abs{K} = p^n$. Esiste
sempre un isomorfismo tra due campi finiti che manda la copia isomorfa di $\ZZmod{p}$ di uno nell'altra. \medskip
Poiché i campi finiti di medesima cardinalità sono isomorfi,
si indicano con $\FF_p$ e $\FF_{p^n}$ le strutture
algebriche di tali campi. In particolare con
$\FF_{p^n} \subseteq \FF_{p^m}$ si intende che
esiste un'immersione di un campo con $p^n$ elementi in
uno con $p^m$ elementi, e analogamente si farà con
altre relazioni (come l'estensione di campi)
tenendo bene in mente di star
considerando tutti i campi di tale ordine. \medskip
Vale la relazione $\FF_{p^n} \subseteq \FF_{q^m}$
se e solo se $p=q$ e $n \mid m$. Conseguentemente,
l'estensione minimale per inclusione comune a
$\FF_{p^{n_1}}$, ..., $\FF_{p^{n_i}}$ è
$\FF_{p^m}$ dove $m := \mcm(n_1, \ldots, n_i)$. Pertanto
se $p \in \FF_{p^n}[x]$ si decompone in fattori irriducibili
di grado $n_1$, \ldots, $n_i$, il suo campo di spezzamento
è $\FF_{p^m}$. Inoltre, $x^{p^n}-x$ è in $\FF_p$ il
prodotto di tutti gli irriducibili di grado divisore
di $n$.
\section{Proprietà dei polinomi di $K[x]$}
Per il Teorema di Lagrange sui campi, ogni polinomio
di $K[x]$ ammette al più tante radici quante il suo grado.
Come conseguenza pratica di questo teorema, ogni sottogruppo
moltiplicativo finito di $K$ è ciclico. Pertanto
$\FF_{p^n}^* = \gen{\alpha}$ per $\alpha \in \FF_{p^n}$,
e quindi $\FF_{p^n} = \FF_p(\alpha)$, ossia
$\FF_{p^n}$ è sempre un'estensione semplice su $\FF_p$. Si dice
\textbf{campo di spezzamento} di una famiglia $\mathcal{F}$
di polinomi di $K[x]$ un sovracampo minimale per
inclusione di $K$ che fa sì che ogni polinomio di $\mathcal{F}$ si decomponga in fattori lineari. I campi
di spezzamento di $\mathcal{F}$ sono sempre
$K$-isomorfi tra loro. \medskip
Un polinomio irriducibile si dice separabile se ammette
radici distinte. Per il criterio della derivata,
$p \in K[x]$ ammette radici multiple se e solo se
$\MCD(p, p')$ non è invertibile, dove $p'$ è la derivata
formale di $p$. Se $p \in K[x]$ e $n := \deg p$, il campo di spezzamento $L$ di $p$ è tale per cui
$[L : K] \leq n!$. Se $p$ è irriducibile e separabile, vale anche che $n \mid [L : K] \mid n!$, come
conseguenza dell'azione del relativo gruppo di
Galois sulle radici. \medskip
Se $p$ è irriducibile in $K[x]$, $(p)$ è un ideale
massimale, e $K[x] / (p)$ è un campo che
ne contiene una radice, ossia $[x]$. In
particolare $K$ si immerge in $K[x] / (p)$,
e quindi tale campo può essere identificato come
un'estensione di $K$ che aggiunge una radice di $p$.
Se $K$ è finito, detta $\alpha$ la radice aggiunta
all'estensione, $L := K[x] / (p) \cong K(\alpha)$ contiene
tutte le radici di $p$ (ed è dunque il suo campo
di spezzamento). Infatti detto $[L : \FF_p] = n$,
$[x]$ annulla $x^{p^n}-x$ per il Teorema di Lagrange
sui gruppi, e quindi $p$ deve dividere $x^{p^n}-x$;
in tal modo $p$ deve spezzarsi in fattori lineari,
e quindi ogni radice deve già appartenere ad $L$.
In particolare, ogni estensione finita e semplice
di un campo finito è normale, e quindi di Galois. \medskip
\section{Estensioni di campo}
Si dice che $L$ è un'estensione di $K$, e si indica
con $L / K$, se $L$ è un sovracampo di $K$,
ossia se $K \subseteq L$. Si indica con $[L : K] = \dim_K L$ la
dimensione di $L$ come $K$-spazio vettoriale. Si
dice che $L$ è un'estensione finita di $K$ se $[L : K]$
è finito, e infinita altrimenti. Un'\textbf{estensione finita}
di un campo finito è ancora un campo finito. Un'estensione
è finita se e solo se è finitamente generata da elementi algebrici. Una $K$-immersione è un omomorfismo di campi
iniettivo da un'estensione di $K$ in un'altra estensione di $K$ che
agisce come l'identità su $K$. Un $K$-isomorfismo è
una $K$-immersione che è isomorfismo. \medskip
\subsection{Composto di estensioni e teorema delle torri algebriche}
Date estensioni $L$ e $M$ su $K$, si definisce
$LM = L(M) = M(L)$ come il \textbf{composto} di $L$
ed $M$, ossia come la più piccola estensione di $K$ che
contiene sia $L$ che $M$. In particolare, $LM$
può essere visto come $L$-spazio vettoriale con
vettori in $M$, o analogamente come $M$-spazio con
vettori in $L$. \medskip
Per il Teorema delle torri algebriche, $L / K$ è
un'estensione finita se e solo se $L / F$ e
$F / K$ lo sono (ossia la finitezza vale strettamente
per torri). Inoltre, se $\basis_{L/F}$ e $\basis_{F/K}$
sono basi di $L/F$ e $F/K$, allora
$\basis_{L/F} \basis_{F/K}$ è una base di
$L / K$, dove i suoi elementi sono i prodotti tra
i vari elementi delle due basi. Infine
se $L / K$ è finita, allora
anche $LM / M$ è finita, e vale che $[LM : M] \leq [L : K]$ (infatti una base di $L / K$ può essere trasformata
in un insieme di generatori di $LM / M$), e quindi
la finitezza vale per \textit{shift}. Sempre per
il Teorema delle torri algebriche, se $L / K$ è
finito, allora vale che:
\[ [L : K] = [L : F] [F : K]. \]
Se $L / K$ e $M / K$ sono finite, anche $LM / K$ lo
è (infatti la finitezza vale sia per torri che per \textit{shift}). In particolare, vale che:
\[ \mcm([L : K], [M : K]) \mid [LM : K]. \]
Se $[L : K]$ ed $[M : K]$ sono coprimi tra loro,
allora vale proprio l'uguaglianza
$[LM : K] = [L : K] [M : K]$. Infatti, in tal caso,
si avrebbe $[L : K] [M : K] \leq [LM : K]$ e
$[LM : K] = [LM : M] [M : K] \leq [L : K] [M : K]$.
\subsection{Omomorfismo di valutazioni, elementi algebrici e trascendenti e polinomio minimo}
Dato $\alpha$, si definisce $K(\alpha)$ il più piccolo
sovracampo di $K$ che contiene $\alpha$. Si definisce l'\textbf{omomorfismo di
valutazione} $\varphi_{\alpha, K} : K[x] \to K[\alpha]$, detto
$\varphi_\alpha$ se $K$ è noto, l'omomorfismo completamente
determinato dalla relazione $p \xmapsto{\varphi_\alpha} p(\alpha)$. Si verifica che $\varphi_\alpha$ è
surgettivo. Se $\varphi_\alpha$ è iniettivo,
si dice che $\alpha$ è \textbf{trascendentale} su $K$ e
$K[x] \cong K[\alpha]$, da cui $[K[\alpha] : K] =
[K[x] : K] = \infty$. Se invece $\varphi_\alpha$ non
è iniettivo, si dice che $\alpha$ è \textbf{algebrico}
su $K$. Si definisce $\mu_\alpha$, detto il \textbf{polinomio
minimo} di $\alpha$ su $K$, il generatore monico
di $\Ker \varphi_\alpha$. IDal momento che $K$ è
in particolare un dominio di integrità, $\mu_\alpha$ è sempre irriducibile. \medskip
Si definisce
$\deg_K \alpha := \deg \mu_\alpha$. Se $\alpha$ è
algebrico su $K$, $K[x] / (\mu_\alpha) \cong
K[\alpha]$, e quindi $K[\alpha]$ è un campo. Dacché
$K[\alpha] \subseteq K(\alpha)$, vale allora
$K[\alpha] = K(\alpha)$. Inoltre, poiché $\dim_K K[x] / (\mu_\alpha) = \deg_K \alpha$, vale
anche che $[K(\alpha) : K] = \deg_K \alpha$.
Infine, si verifica che $\alpha$ è algebrico se e solo se
$[K(\alpha) : K]$ è finito. \medskip
\subsection{Estensioni semplici, algebriche}
Si dice che $L$ è un'\textbf{estensione semplice} di
$K$ se $\exists \alpha \in L$ tale per cui $L = K(\alpha)$.
In tal caso si dice che $\alpha$ è un \textbf{elemento primitivo} di $K$. Si dice che $L$ è un'\textbf{estensione
algebrica} di $K$ se ogni suo elemento è algebrico su $K$.
Ogni estensione finita è algebrica. Non tutte le
estensioni algebriche sono finite (e.g.~$\overline{\QQ}$ su $\QQ$). \medskip
L'insieme degli elementi algebrici di un'estensione
di $K$ su $K$ è un estensione algebrica di $K$.
Pertanto se $\alpha$ e $\beta$ sono algebrici,
$\alpha \pm \beta$, $\alpha \beta$, $\alpha \beta\inv$
e $\alpha\inv \beta$ (a patto che o $\alpha \neq 0$ o
$\beta \neq 0$) sono algebrici.
\subsection{Campi perfetti, estensioni separabili e coniugati}
Si dice che un'estensione algebrica $L$ è un'\textbf{estensione separabile} di
$K$ se per ogni elemento $\alpha \in L$,
$\mu_\alpha$ ammette radici distinte. Si dice
che $K$ è un \textbf{campo perfetto} se ogni
polinomio irriducibile ammette radici distinte,
ossia se ogni polinomio irriducibile è separabile.
In un campo perfetto, ogni estensione algebrica
è separabile. Si definiscono i coniugati di
$\alpha$ algebrico su $K$ come le radici
di $\mu_\alpha$. Se $K(\alpha)$ è separabile su $K$,
$\alpha$ ha esattamente $\deg_K \alpha$ coniugati,
altrimenti esistono al più $\deg_K \alpha$ coniugati. \medskip
Un campo è perfetto se e solo se ha caratteristica
$0$ o altrimenti se l'endomorfismo di
Frobenius è un automorfismo. Equivalentemente,
un campo è perfetto se le derivate dei polinomi
irriducibili sono sempre non nulle. Esempi di
campi perfetti sono allora tutti i campi di
caratteristica $0$ e tutti i campi finiti.
\subsection{Campi algebricamente chiusi e chiusura algebrica di $K$}
Un campo $K$ si dice \textbf{algebricamente chiuso} se
ogni $p \in K[x]$ ammette una radice in $K$. Equivalentemente $K$ è algebricamente chiuso se
ogni $p \in K[x]$ ammette tutte le sue radici in $K$.
Si dice \textbf{chiusura algebrica} di $K$
una sua estensione algebrica e algebricamente
chiusa. Le chiusure algebriche di $K$ sono
$K$-isomorfe tra loro, e quindi si identifica
con $\overline{K}$ la struttura algebrica della
chiusura algebrica di $K$. \medskip
Se $L$ è una sottoestensione di $K$ algebricamente
chiuso, allora $\overline{L}$ è il campo degli
elementi algebrici di $K$ su $L$. Infatti se
$p \in L[x]$, $p$ ammette una radice $\alpha$ in $K$, essendo
algebricamente chiuso. Allora $\alpha$ è un elemento
di $K$ algebrico su $L$, e quindi $\alpha \in \overline{L}$. Per il Teorema fondamentale dell'algebra,
$\overline{\RR} = \CC$.
\subsection{Estensioni normali e di Galois, $K$-immersioni di un'estensione finita di $K$}
Sia $\alpha$ un elemento algebrico su $K$. Allora
$[K(\alpha) : K] = \deg_K \alpha$. Le
$K$-immersioni da $K(\alpha)$ in $\overline{K}$
sono esattamente tante quanti sono i coniugati di
$\alpha$ e sono tali da mappare $\alpha$ ad un suo coniugato. Se $K$ è perfetto, esistono esattamente
$\deg_K \alpha$ $K$-immersioni da $K(\alpha)$
in $\overline{K}$. \medskip
Se $L / K$ è un'estensione separabile finita su $K$, allora
esistono esattamente $[L : K]$ $K$-immersioni
da $L$ in $\overline{K}$. Per quanto detto prima,
tali immersioni mappano gli elementi $L$ nei
loro coniugati. \medskip
Se $L$ è un'estensione separabile finita, allora per
ogni $\varphi : K \to \overline{K}$ esistono
esattamente $[L : K]$ estensioni $\varphi_i : L \to \overline{K}$ di $\varphi$, ossia omomorfismi
tali per cui $\restr{\varphi_i}{K} = \varphi$. \medskip
Per quanto detto prima, per calcolare dunque tutti
i coniugati di $\alpha \in L$ su $K$, è sufficiente
calcolare i distinti valori delle $K$-immersioni
di $L$ su $\alpha$. Infatti, ogni $K$-immersione
da $K(\alpha)$ può estendersi a $K$-immersione di
$L$, e viceversa ogni $K$-immersione di $L$ può
restringersi a $K$-immersione di $K(\alpha)$. In
particolare, una volta computati tutti i coniugati, è semplice trovare il polinomio minimo di $\alpha$
su $K$ (è sufficiente considerare il prodotto dei vari $x-\alpha_i$ dove gli $\alpha_i$ sono tutti i coniugati di $\alpha$). \medskip
Si dice che un'estensione algebrica $L / K$ è un'\textbf{estensione normale}
se per ogni $K$-immersione $\varphi$ da $L$ in $\overline{K}$
vale che $\varphi(L) = L$. Equivalentemente
un'estensione è normale se è il campo di spezzamento
di una famiglia di polinomi (in particolare è il campo
di spezzamento di tutti i polinomi irriducibili che
hanno una radice in $L$). Ancora, un'estensione $L$
è normale se e solo se per ogni $\alpha \in L$,
i coniugati di $L$ appartengono ancora ad $L$.
Per un'estensione normale, per ogni $K$-immersione
$\varphi : L \to \overline{K}$ si può restringere
il codominio ad un campo isomorfo a $L \subseteq \overline{K}$, e quindi considerare $\varphi$ come
un automorfismo di $L$ che fissa $K$. \medskip
Un'estensione finita $L/K$ di grado $2$ è sempre normale,
ed in particolare può sempre scriversi come
$L = K(\sqrt{\Delta})$, dove $\Delta$ non è un quadrato
in $K$.
Si indica con $\Aut_K(L) = \Aut(L / K)$ l'insieme
degli automorfismi di $L$ che fissano $K$. Se
$L$ è normale e separabile, si dice
\textbf{estensione di Galois}, e si definisce
il suo \textbf{gruppo di Galois}
$\Gal(L / K)$ come $(\Aut_K L, \circ)$, ossia come
il gruppo $\Aut_K L$ con l'operazione di
composizione.
\subsection{Azione di $\Gal(L / K)$ sulle radici di $L$ campo di spezzamento}
Sia $p \in K[x]$ irriducibile e separabile.
Allora si definisce
il \textbf{gruppo di Galois di $p$} come il gruppo
di Galois $\Gal(L / K)$, dove $L$ è un campo di
spezzamento di $p$ su $K$. Se $\deg p = n$ e
$a_1$, ..., $a_n$ sono le radici di $p$,
$\Gal(L / K)$ agisce su $\{a_1, \ldots, a_n\}$
mediante $\Xi$, in modo tale che:
\begin{equation*}
\begin{split}
\Xi : \Gal(&L / K) \to S(\{a_1, \ldots, a_n\}) \cong S_n, \\
&\varphi_i \xmapsto{\Xi} [a_j \mapsto \varphi_i(a_j)].
\end{split}
\end{equation*}
In particolare tale azione è transitiva (dunque $\Orb(a_i) = \{a_j\}_{j=1-n}$)e fedele. Poiché $\Xi$ è fedele, vale che
$\Gal(L / K) \mono S_n$. Se $\Gal(L / K)$ è abeliano
(e in tal caso si dice che $L$ è un'\textbf{estensione abeliana}), $\Xi$ è anche transitiva, e quindi
$\Gal(L / K)$ si identifica come un sottogruppo
abeliano transitivo di $S_n$, e in quanto tale deve
valere che $\abs{\Gal(L / K)} = n$. \medskip
Dal momento che $\Xi$ è un'immersione, vale
che $\abs{\Gal(L / K)} \mid n!$. Dacché allora
$[K(a_1) : K] = n$, vale in particolare che:
\[ n \mid \abs{\Gal(L / K)} = [L : K] \mid n!. \]
\section{Diagrammi di campo e proprietà}
Si definisce \textbf{diagramma di campo} un
diagramma della seguente forma:
\[\begin{tikzcd}
& LM \\
L & {} & M \\
& {L \cap M} \\
& K
\arrow[no head, from=4-2, to=3-2]
\arrow[no head, from=3-2, to=2-1]
\arrow[no head, from=2-1, to=1-2]
\arrow[no head, from=3-2, to=2-3]
\arrow[no head, from=2-3, to=1-2]
\end{tikzcd}\]
In particolare il precedente diagramma rappresenta
lo studio dell'estensione di $LM$ su $K$, e
rappresenta $L$, $M$ e $L \cap M$ come sottoestensioni
di $LM$. Un estremo superiore di una freccia è sempre,
per definizione, un'estensione dell'estremo inferiore
della stessa freccia. \medskip
Sia $\mathcal{P}$ una proprietà. Allora si
studia la proprietà $\mathcal{P}$ secondo
le seguenti tre modalità:
\begin{itemize}
\item validità per \textbf{torri}: se $\mathcal{P}$ vale in due estensioni in $K \subseteq F \subseteq L$, allora vale anche per la terza estensione, ossia
vale per tutta la torre di estensioni,
\item validità per \textbf{\textit{shift}} (o per il \textbf{traslato}): se $\mathcal{P}$ vale
per $F / K$, allora vale anche per $LF / F$, ossia
vale sul ramo parallelo a quello di $F / K$,
\item validità per il \textbf{composto}: se
$\mathcal{P}$ vale per $L / K$ ed $M / K$, allora
vale anche per $LM / K$.
\item validità per l'\textbf{intersezione}:
se $\mathcal{P}$ vale per $L / K$ ed $M / K$,
allora vale anche per $L \cap M / K$.
\end{itemize}
Si dice che $\mathcal{P}$ vale \textit{debolmente}
per torri, se $\mathcal{P}$ vale per $L / K$ solo
se vale per $L / F$ sottoestensione.
Si dice che $\mathcal{P}$ vale \textit{strettamente}
per torri, se è $\mathcal{P}$ vale per $L / K$ se
e solo se vale per $L / F$ e $F / K$. Se $\mathcal{P}$ vale strettamente per torri, allora $\mathcal{P}$
vale anche per l'intersezione. \medskip
Si dice che
$\mathcal{P}$ vale \textit{inversamente} per
\textit{shift} se $\mathcal{P}$ vale su
$LF / F$ solo se vale su $L / K$. Si dice che
$\mathcal{P}$ vale \textit{inversamente} per
il composto se $\mathcal{P}$ vale su $LF / K$
implica che $\mathcal{P}$ valga anche su $L / K$
e $F / K$. Si dice che $\mathcal{P}$ vale \textit{completamente} per \textit{shift} o composto se $\mathcal{P}$
vale \textit{inversamente} e normalmente per \textit{shift} o
composto. Se $\mathcal{P}$ vale per torri e
per \textit{shift}, allora vale anche per il
composto.
La seguente tabella raccoglie le proprietà
delle estensioni sui diagrammi di campo:
\begin{center}
\scriptsize
\vskip -0.1in
\begin{tabular}{l|l|l|l|l}
\hline
$\mathcal{P}$ & Torri & \textit{Shift} & Composto & Intersez. \\ \hline
Est. fin. & Strett. & Normal. & Complet. & Sì \\ \hline
Est. alg. & Strett. & Complet. & Complet. & Sì \\ \hline
Est. sep. & Strett. & Normal. & Normal. & Sì \\ \hline
Est. nor. & Debolm. & Normal. & Normal. & Sì \\ \hline
Est. Gal. & Debolm. & Normal. & Normal. & Sì
\end{tabular}
\end{center}
\section{Teorema dell'elemento primitivo}
Se $L / K$ è un'estensione finita e separabile,
$L$ è in particolare un'estensione semplice di
$K$, per il \textbf{Teorema dell'elemento primitivo}.
In campi finiti, un tale elemento primitivo è
un generatore di $L^*$. In campi infiniti, per
$L = K(a, b)$,
si può invece considerare il seguente polinomio:
\[ p(x) = \prod_{i < j} (\varphi_i(a) + x \varphi_i(b) - \varphi_j(b) - x \varphi_j(b)), \]
dove le varie $\varphi_i$ sono le $K$-immersioni di
$L$ su $\overline{K}$.
Si verifica che $p(x)$ è non nullo, e pertanto
ha supporto non vuoto. Pertanto esiste un $t \in K$ tale
per cui $p(t) \neq 0$, da cui si ricava che
$L = K(a + bt)$. Reiterando questo algoritmo su
tutti i generatori dell'estensione, si ottiene
un elemento primitivo desiderato.
\section{Teorema di corrispondenza di Galois}
Se $L / K$ è di Galois, detto $H \leq \Gal(L / K)$,
si definisce $L^H$ come la sottoestensione di $L$
fissata da tutte le $K$-immersioni di $H$.
In particolare vale che $L^H = K \iff H = \Gal(L / K)$.
Conseguentemente, vale il \textbf{Teorema di corrispondenza di Galois}, di seguito descritto:
\begin{theorem}
Sia $\mathcal{E}$ l'insieme delle sottoestensioni
di $L / K$ estensione di Galois. Sia
$\mathcal{G}$ l'insieme dei sottogruppi di
$\Gal(L / K)$. Allora $\mathcal{E}$ è
in bigezione con $\mathcal{G}$ attraverso
la mappa $\alpha : \mathcal{E} \to \mathcal{G}$
tale per cui:
\[ F \xmapsto{\alpha} \Gal(L / F) \leq
\Gal(L / K), \]
la cui inversa $\beta : \mathcal{G} \to \mathcal{E}$
è tale per cui:
\[ H \xmapsto{\beta} L^H \subseteq L. \]
Inoltre, una sottoestensione $F / K$ di
$L / K$ è normale su $K$ se e solo se
il corrispondente sottogruppo di $\Gal(L / K)$
è normale. Infine, se $F / K$ è normale,
$F$ è in particolare di Galois e vale che:
\[ \Gal(F / K) \cong \faktor{\Gal(L / K)}{\Gal(L / F)}. \]
\end{theorem}
Pertanto, a partire dal Teorema di corrispondenza di Galois, valgono le seguenti proprietà:
\begin{itemize}
\item il numero di sottogruppi di $\Gal(L / K)$ di un certo ordine $n$ è uguale al numero di sottoestensioni di $L$ tali per cui $L$ abbia
grado $n$ su di esse (infatti $[L : F] = \abs{\Gal(L / F)}$),
\item il numero di sottogruppi di $\Gal(L / K)$ di
un certo indice $n$ è uguale al numero di
sottoestensioni di $L$ che hanno grado $n$ su
$K$ (infatti $[F : K] = [L : K] / [L : F] = \abs{\Gal(L / K)}) / \abs{\Gal(L : F)} =
[\Gal(L / K) : \Gal(L / F)]$),
\item $L^H \subset L^Q \iff Q < H$,
\item $L^H L^Q = L^H(L^Q) = L^{H \cap Q}$,
\item $L^{\gen{H, Q}} = L^H \cap L^Q$,
\end{itemize}
In particolare, un diagramma di campi -- a patto
che il suo estremo superiore sia di Galois -- può
essere collegato ad un diagramma di gruppi,
``invertendo'' le inclusioni. Se
$G = \Gal(L / K)$ e $H \subseteq G$, allora il
diagramma:
\[\begin{tikzcd}
L \\
{L^H} \\
K
\arrow["G", bend left, no head, from=3-1, to=1-1]
\arrow["{G/H}"', no head, from=3-1, to=2-1]
\arrow["H"', no head, from=2-1, to=1-1]
\end{tikzcd}\]
si relaziona tramite corrispondenza al
diagramma:
\[\begin{tikzcd}[row sep=small]
{\{e\}} \\
\\
H \\
\\
G
\arrow[no head, from=1-1, to=3-1]
\arrow[no head, from=3-1, to=5-1]
\end{tikzcd}\]
\section{Gruppi di Galois noti}
\subsection{Campi finiti}
Il campo finito $\FF_{p^n}$ è sempre normale
su $\FF_p$, dal momento che può essere costruito
come campo di spezzamento di $x^{p^n} - x$ su
$\FF_p$ stesso. Equivalentemente, poiché
un omomorfismo di campi è sempre iniettivo (e dunque
conserva sempre la cardinalità),
una $\FF_p$-immersione deve mandare $\FF_{p^n}$
in un campo della stessa cardinalità, e quindi
necessariamente un campo isomorfo a $\FF_{p^n}$. \medskip
Per un campo finito, $\Frob$ è un automorfismo che
fissa $\FF_p$. Allora $\Frob \in \Gal(\FF_{p^n} / \FF_p)$. Inoltre $\ord \Frob = n = \abs{\Gal(\FF_{p^n} / \FF_p}$ (altrimenti $\FF_{p^n}$ non sarebbe campo di
spezzamento di $x^{p^n}-x$), e quindi vale che:
\[ \Gal(\FF_{p^n} / \FF_p) = \gen{\Frob} \cong \ZZmod{n}. \]
Pertanto se $\alpha \in \FF_{p^n} \setminus \FF_p$,
tutti i suoi coniugati si ottengono reiterando
al più $p^n$ volte $\Frob$ su $\alpha$.
\subsection{Polinomi biquadratici}
Sia $p(x) = x^4 + ax^2 + b$ irriducibile su $\QQ$.
Allora, se $L$ è un suo campo di spezzamento e $\Delta = a^2 - 4b$ è l'usuale discriminante di $p$ visto come polinomio in $x^2$, vale che:
\[ \Gal(L / \QQ) \cong \begin{cases}
\ZZmod{4} & \se b \text{ è quadrato in $\QQ$}, \\
\ZZmod{2} \times \ZZmod{2} & \se b \Delta \text{ è quadrato in $\QQ$}, \\
D_4 & \altrimenti.
\end{cases} \]
\subsection{Radici di primi in $\QQ$}
Siano $p_1$, ..., $p_n$ numeri primi distinti.
Allora
vale che:
\[ \Gal(\QQ(\sqrt{p_1}, \ldots, \sqrt{p_n})/\QQ) \cong (\ZZmod{2})^n. \]
\subsection{I polinomi ciclotomici $\Phi_n(x)$}
Sia $\Phi_n(x)$ l'$n$-esimo polinomio ciclotomico, così definito:
\[ \Phi_n(x) = \prod_{\substack{1 \leq d \leq n \\ \MCD(d, n) = 1}} (x - \zeta_n^d), \]
dove $\zeta_n$ è una radice primitiva $n$-esima dell'unità. \medskip
Tale polinomio è sempre a coefficienti interi ed è inoltre primitivo
su $\ZZ[x]$. Vale inoltre che:
\[ x^n - 1 = \prod_{m \mid n} \Phi_m(x). \]
Il campo di spezzamento di $\Phi_n(x)$ su $\QQ$ è
$\QQ(\zeta_n)$, che è un'estensione normale, separabile e finita,
e pertanto di Galois. \medskip
Inoltre vale che:
\[ \Gal(\QQ(\zeta_n)/\QQ) \cong (\ZZmod{n})^\times, \]
e dunque $\Phi_n(x)$ è sempre irriducibile su $\QQ$.
\vfill
\hrule
~\\
Ad opera di Gabriel Antonio Videtta, \url{https://poisson.phc.dm.unipi.it/~videtta/}.
~\\Reperibile su
\url{https://notes.hearot.it}, nella sezione \textit{Secondo anno $\to$ Algebra 1 $\to$ 3. Teoria delle estensioni di campo e di Galois $\to$ Scheda riassuntiva di Teoria dei campi e di Galois}.
\end{multicols}
\end{document}
+24
View File
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# [Algebra 1](https://esami.unipi.it/programma.php?c=57995&aa=2023&docente=&insegnamento=ALGEBRA&sd=0)
- [Programma del corso 📘](https://esami.unipi.it/programma.php?c=57995&aa=2023&docente=&insegnamento=ALGEBRA&sd=0)
- [Registro del corso 📑](https://unimap.unipi.it/registri/dettregistriNEW.php?re=10336402::::&ri=8305)
- [Appunti e complementi di Diego Monaco, Gabriel Antonio Videtta e Leonardo Migliorini 📓](https://github.com/diego-unipi/Algebra-1)
- [Appunti di Mattia Salvadori 📒](https://poisson.phc.dm.unipi.it/~salvadori/Algebra1.pdf)
- [Appunti e scritti di Simmaco Di Lillo 📗](https://poisson.phc.dm.unipi.it/~dilillo/Algebra/index.html)
- [Complementi di Mirko Torresani 📓](https://poisson.phc.dm.unipi.it/~torresani/file/Complementi_Algebra.pdf)
- [Schede di Andrea Gallese 📖](https://uz.sns.it/~Gall/Algebra.pdf)
- [Pagina e-learning del corso 🔗](https://elearning.dm.unipi.it/course/view.php?id=548)
Questa cartella raccoglie tutti gli appunti che ho preso in relazione al corso di Algebra 1. Sto basando i miei
appunti sul corso dell'A.A. 2023-2024, prendendo molto spunto dagli
[appunti di Algebra 1](https://github.com/diego-unipi/Algebra-1),
che tuttavia riprendono principalmente il programma del corso dell'A.A. 2022-2023.
Ho diviso gli appunti in base ai moduli del corso di Algebra 1. In particolare, per adesso è quasi completata la scrittura
della sezione relativa a *Teoria dei gruppi*, a sua volta divisa in macrosezioni. Per il momento verrà trascurata la
parte di *Teoria degli anelli* per completare la sezione di *Teoria dei campi*, e verrà ripresa alla fine.
Dalla fine del 2022 ho iniziato a contribuire alla riscrittura dei [Complementi di Algebra 1](https://github.com/diego-unipi/Algebra-1),
a cui sto dedicando tutte le mie energie. Una volta integrate tutte le mancanze dei _Complementi di Algebra 1_ (e riviste anche le
_Dispense di Algebra 1_), non vi sarà motivo di aggiungere appunti in questa sede, e rimanderò direttamente al repository di
queste due dispense, ad esclusione della *Scheda riassuntiva di Teoria dei campi e di Galois*.